Gioco
A colpi di burraco è sfida all’ultima carta sui bagni labronici
Grandi e piccini: la mania è trasversale sotto gli ombrelloni I protagonisti si raccontano: tornei di ramino dagli anni ’80
LIVORNO. Quasi una legge suprema. Una sorta di non plus ultra del Galateo del buon bagnante. Si tratta dell’immancabile partita a carte. Una tradizione che si è instaurata negli anni in tutti gli stabilimenti balneari, di pari passo con la tombolata del 25 dicembre.
Se prima le partite di ordinanza andavano dal rubamazzo, uno, briscola, scala quaranta, oggi sembra dominare la scena delle carte il burraco. Grandi e piccini, nipoti e nonne seduti al tavolo col volto coperto dalle carte, mentre studiano la prossima mossa fare e pensare. Il burraco ha conosciuto un vero e proprio 'boom' negli ultimi anni.
Da semplice passatempo e da puro gioco da spiaggia, è diventato, nel corso degli anni un must; dove ti giri ti giri, il burraco è presente: oltre al classico gioco da tavolo, anche la versione interattiva sul web col burraco online è stata ideata ed addirittura le app.
Qua gente non si scherza, insomma. I Bagni Nettuno farebbero impallidire qualsiasi bisca e Casinò; qua si gioca e si fa sul serio. Così il patio del bar diviene un vero e proprio campo di battaglia dove messe le postazioni, i concorrenti si sfidano.
Ognuno nel proprio quadrante, affronto imperdonabile superare la linea di trincea che divide i giocatori di burraco, di ramino ed il gruppo classicheggiante che se le dà a suon di scopa, briscola e tressette.
Altro che Guelfi e Ghibellini. Così a destra del ring la fazione ramino è indaffarata a sistemare tavoli e sedie per dare il via al torneo, come spiegano Renato Orsini e Mariella Biagini.
«È dagli anni ’80 che organizziamo i tornei di ramino, e si arrivava a fare gare di 60 persone disputate in due giornate: prima c’era solo ramino ora invece tutti con la fissa di questo burraco. Si stabiliscono le formazioni, solitamente 14 – 20 persone, e buttiamo a testa 3 euro che sono poi spartite per il montepremi: così da aggiunger un po’ più di pepe».
Ben stanziati, in fondo sono i puristi delle carte da gioco, la vecchia scuola come commenta Ivano Turinelli, che tiene a precisare «non livornese, ma della Cigna». «Qua si gioca a briscola, tressette e scopa; azzardarsi a giocare ad altro – ci scherza su - Noi siamo rimasti indietro, parliamoci chiaro, si sa, i vecchi sono rimasti, e vogliono rimanere, aggrappati all’ultimo tram. Poi quel burraco non sa di nulla, è troppo semplice». E l’amico, compagno di bisboccia, Fabio Cavaciocchi. «A dire la verità io gioco meno perché sono a sempre a lavoro a differenza di questi vagabondi in pensione sempre qua – e ancora ironia labronica – Siamo partiti a giocare a “sfottimento” senza giocare nulla, tanto perde sempre Ivano perché è della Cigna. Ad ogni modo, pure prediligendo i classici delle carte, ben vengano di nuovi».
Polo opposto, a sinistra ecco lo squadrone di signore, costume, pareo ed occhiali da sole, pronte al loro torneo di burraco. Capostipite è Daniela Casoli: «È un Burraco fatto in casa, alla casalinga ma non per questo siamo buone; l’antagonismo c’è e si fa sentire. Attraverso l’estrazione a sorte delle carte si compongono le coppie ed a chi tocca “non se ingrugni”. Oltre ad essere un gioco che tiene in movimento il cervello, un ottimo allenamento per la memoria, è un gioco di società con cui stare vicino e capire le persone, aiutandole, talvolta, a supera brutti periodi». O anche il gruppo di signore composto da Stefania Ciulli, Maura Fabbri, Frida Cecchi, Anna Maria Casalati e Edi Golfarini, ancora su di giri per la vittoria del giorno prima: «Burraco è divertente, giochi in coppia così ci sono quei battibecchi quando una delle due sbaglia che accendono la competizione! Ramino è noioso ed a seconda di chi ti trovi al tavolo è la barba». Ed Anna Carlini: «Tutti i pomeriggi ho appuntamento con le vicine di ombrellone per la partita a Burraco. Così coi soldi vinti ci andiamo a fare un bella cenetta fuori! È un passatempo, visto che la calza non si può fare. La cosa più bella che potessero inventare; fa da scaccia pensieri e tiene in funzione il cervello, sennò, poi, si atrofizza a stare solo dietro ai nipoti».
E sotto le cabine, piccoli giocatori crescono, come Filippo Santoni ed Alessandro Trabucco: «Giochiamo con le Yu-gi-oh! È un modo diverso con cui giocare, invece che i soliti giochi di carte; è simile ad una battaglia, non è una partita, hai una vita e quando perdi quella, è finito tutto».
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