Il Tirreno

Livorno

Stalking al Santuario, «Torna insieme a me: lo dice la Madonna»

di Federico Lazzotti
Stalking al Santuario, «Torna insieme a me: lo dice la Madonna»

Livorno, arrestato dai carabinieri e messo ai domiciliari 57enne: perseguitava l’ex moglie, portinaia a Montenero, dopo averla lasciata

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LIVORNO. Per riconquistare l’ex moglie e convincerla a tornare insieme ha tirato in ballo perfino la Madonna. Proprio la Santissima Maria - recitano i numerosissimi manoscritti inviati negli ultimi mesi - avrebbe assicurato a Roberto Bini, 57 anni, di essere pronta ad aiutarlo a ricucire quel rapporto che lui stesso aveva interrotto oltre due anni fa, dopo essersi invaghito di un’altra donna e aver lasciato il letto coniugale.

Ma nel frattempo, oltre ai santi, l’ex marito ha disturbato, e non poco, anche le notti e i giorni di lavoro dell’ex moglie, impiegata come portinaia al Santuario di Montenero. Nel lungo elenco delle persecuzioni che la donna ha dovuto subire, ci sono anche blitz nel cuore della notte, pedinamenti, appostamenti sotto casa, tentativi di abbracciarla e baciarla contro la sua volontà, escandescenze varie, e infine, la minaccia che se non fossero tornati insieme - questo però non glielo avrebbe suggerito la Madonna - di essere pronto a togliersi anche la vita. A poco o nulla è servito il procedimento aperto già nel 2013 dalla Procura nei confronti del cinquantasettenne che la primavera scorsa ha portato al rinvio a giudizio dell’uomo con l’accusa di stalking.

Si, perché, nonostante la spada di damocle di un processo che pende sulla testa, le persecuzioni, invece di terminare, sarebbero proseguite anche negli ultimi mesi. E con esse sono arrivate anche le nuove denunce dell’ex moglie che ha raccontato agli investigatori di essere stata costretta, vista la cocciuta insistenza, a cambiare perfino le proprie abitudini quotidiane. E di essere caduta da mesi in uno stato di continua ansia e paura, tanto da avere il fondato timore per la propria incolumità.

Un quadro grave e preoccupante che ha portato il pubblico ministero Arianna Ciavattini a chiedere e ottenere per l’indagato la misura cautelare degli arresti domiciliari. L’atto, firmato dal giudice per le indagini preliminari Antonio Del Forno, è stato notificato dai carabinieri di Montenero ieri mattina. L’accusa, anche in questo caso, come nel procedimento precedente, è quella di stalking. «L’indagato - spiegano gli inquirenti - vivrà a casa della sorella e nel caso non rispettasse l’ordinanza del giudice rischia, visti i precedenti, di finire in carcere».

Monaci in subbuglio. Gli attriti tra ex hanno messo in subbuglio, e non poco, anche i monaci della Congregazione Vallombrosana del Santuario di Montenero, tirati in ballo più volte, ahi loro, per cercare di risolvere i problemi tra coniugi e proteggere la serenità del luogo di culto. L’esempio simbolo è nella parabola andata in scena dopo la notte del 16 luglio di due anni fa quando Roberto Bini avrebbe tentato (riuscendoci) di entrare a casa della ex moglie che vive in uno degli appartamenti sopra l’Aula Mariana.

La donna ha raccontato agli investigatori di aver sentito dei rumori provenire dal terrazzo e poco dopo aver visto l’ex marito vicino al proprio letto. In quella circostanza l’uomo le avrebbe chiesto più volte di andare via con lui per ricostruire il proprio matrimonio ricevendo però il rifiuto della donna. Un pressing che sarebbe durato anche nei giorni successivi con appostamenti e tentativi di intrusione nello stesso appartamento. Una insistenza che ha costretto anche il priore del Santuario a muoversi e a carabinieri i carabinieri. Quello che è avvenuto è riportato negli atti dell’indagine già chiusa.

I militari la mattina del 17 luglio, poche ore dopo l’intrusione dell’uomo nell’appartamento della ex hanno trovato la donna particolarmente «agitata». Gli stessi monaci del Santuario mostravano tutta la loro preoccupazione tanto da decidere di cambiare la serratura dell’appartamento per evitare nuovi episodi simili.

La richiesta di arresto. È in questo quadro che il 21 luglio scorso, sulla scorta delle nuove persecuzioni, il pubblico ministero Arianna Ciavattini ha firmato la richiesta degli arresti domiciliari nei confronti di Bini.

Le motivazioni che hanno convinto anche il giudici sono chiare: nonostante i due procedimenti penali a suo carico, il cinquantesettenne ha continuato a perseguitare la ex attraverso pedinamenti sia a piedi che in auto, a bordo della quale è passato più volte sotto casa della donna, restando anche per ore davanti al palazzo nel chiaro tentativo - secondo gli investigatori - di intimorirla. L’ultimo episodio risale al 12 giugno scorso quando un carabinieri intervenuto al santuario su richiesta della donna ha chiesto i documenti senza che questi glieli consegnasse dopodiché avrebbe bloccato la macchina dei carabinieri prima di cominciare a maledire tutti e tutto davanti a diversi testimoni.

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