Il Tirreno

Livorno

Lavoratrici Liri, Asa contro il Comune

di Giorgio Carlini
Lavoratrici Liri, Asa contro il Comune

Per i sindacati devono essere riassunte da via del Gazometro. Del Nista: «Non possiamo permettercelo, intervenga l’amministrazione»

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LIVORNO. È una partita a tre (tutt'altro che amichevole) quella che si gioca sul futuro delle due lavoratrici della Liri: oltre alla società messa in liquidazione nel 2014 in ballo ci sono Asa e Comune. Perché Alessandra Vaselli e Samanta Mela furono trasferite nel 2003 da Asa a Liri, che oltre al ramo delle farmacie gestiva per Palazzo civico il patrimonio idrico integrato della società di via del Gazometro.

Stando alla ricostruzione fornita ieri in commissione da Fabrizio Zannotti (Filctem Cgil), fin da allora c'era l'intendimento di reinserire le due unità in Asa in caso di cessione o liquidazione di Liri, tradotto poi in clausole di salvaguardia e nella delibera del Comune del 2014.

«Chiediamo il rispetto degli accordi - chiosa Zannotti - Le due lavoratrici hanno diritto al passaggio diretto in Asa, ma ora rischiano il licenziamento con una eventuale successiva riassunzione che tra Jobs Act e perdita dei diritti maturati sarebbe molto penalizzante».

Proprio i vertici Asa spiegano però di ritenere opinabile che la fattispecie della liquidazione rientri nelle possibilità salvaguardate dagli accordi. Il consigliere delegato Ennio Trebino in un documento scrive che «dagli accordi emerge con chiarezza che Asa non ha obblighi nei confronti delle dipendenti Liri». In commissione però non c'è Trebino, ma Fabio Del Nista: «Al di là degli accordi, interpretabili secondo diversi punti di vista - dice il presidente - io faccio i conti con il contesto di Asa e con chi mi dice che il costo del personale è già troppo alto, che ci sono già troppi dipendenti e troppi amministratori rispetto ai tecnici».

Poi Del Nista lancia alcune provocazioni: «Sapete quanto ci costerebbero i due reinserimenti per i prossimi 5 anni? 500mila euro. Poi se aumenta l'acqua di 0,50 centesimi a bolletta chiamate me a rispondere, così passo per becco e bastonato. La gara per il gas - aggiunge - implica 68 dipendenti e non sta andando avanti, in più ci sono problemi complessi tra Asa e Liri da risolvere. C'è una trattativa su tanti passaggi, la nostra volontà è inserire questa partita nel contesto più ampio».

Per l'avvocato Paponi, liquidatore della Liri, le questioni dovrebbero invece essere separate perché «se attendiamo di sciogliere tutti i altri nodi come le reti gas, la ricognizione del patrimonio idrico e il mutuo da decine di milioni della Liri, oltre ai rapporti con FarmaLi, sarà impossibile trovare una soluzione rapida per le dipendenti, e il rischio è il licenziamento».

Ma Del Nista insiste: «Noi dobbiamo garantire qualità, quantità e sicurezza e in più abbassare i costi, perché ce lo chiede l'amministrazione. Se mi dite che posso aumentare del 10% le tariffe io ne assumo anche 20 di persone. Oggi dò la disponibilità a una trattativa nel momento in cui Liri sarà liquidata. Non chiudiamo la porta, non diciamo no, ma neanche sì. Però intanto mi rendo conto che non riceverò nulla da nessuno come sempre».

Quest'ultima sembra una frecciata all'amministrazione, tanto che la replica dell'assessore Francesca Martini è al vetriolo: «È avvilente che in commissione lavoro si cerchi di intavolare una trattativa tirando in ballo il Comune e si parli di persone come un costo. Noi abbiamo il compito di mediare ma è impensabile che si strumentalizzi così la vicenda. Quello di Asa è un "no" per contrattare, ed è inaccettabile«. Martini attacca anche la vecchia amministrazione: «La delibera sulla Liri è stata fatta con leggerezza, la responsabilità è grave. Sulle partecipate abbiamo trovato una macelleria sociale, tutte le partite sono state affrontate in modo grossolano e i sacrifici ora li pagano i lavoratori».

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