Il Tirreno

Livorno

L’ippodromo pagava l’affitto ma nessuno sa chi ci alloggiava

di Juna Goti
L’ippodromo pagava l’affitto ma nessuno sa chi ci alloggiava

Ex dirigenti muti sull’appartamento e sulle contestazioni del liquidatore (che chiede i danni) Per il maxibuco della Labronica finiscono nel mirino anche acquisto di fiori, cene e assunzioni

4 MINUTI DI LETTURA





LIVORNO. La prescrizione sarebbe scattata fra sei giorni, il 6 agosto, esattamente cinque anni dopo l’arrivo dall’attuale liquidatore della Labronica corse, Fabrizio Giusti. Sarebbe, perché nel frattempo, il 24 luglio, è stata spedita la lettera che annuncia la clamorosa azione di responsabilità – in altre parole una richiesta di danni – nei confronti degli ex amministratori della società che per una vita ha gestito l’ippodromo e che dal 2010 è tutta di proprietà del Comune (che in quell’anno acquistò a un euro il 50% delle quote della srl detenute dalla Livornese).

La lettera di fuoco, pubblicata ieri in anteprima dal Tirreno, porta la firma dell’avvocato Paolo Carrozza e del liquidatore: è indirizzata ai membri del Cda e ai sindaci revisori in carica dal 2004 al 2010, nonché all’ex direttore Attilio D’Alesio, che dopo quattro anni da assessore aveva ripreso in mano le redini dell’ippodromo nel dicembre del 2008.

Cosa contestano i legali della società? La mala gestio (ai sensi dell’articolo 2476 del codice civile) e l’indebito oggettivo (articolo 2033). Ma è guardando oltre i tecnicismi, dentro le carte, che saltano fuori punti interrogativi che ieri in città hanno fatto discutere.

Il giallo dell’appartamento. A cominciare da quell’appartamento, a uso foresteria, che la Labronica ha preso in affitto da una immobiliare nel febbraio del 2009, rinnovando il contratto per tre volte fino al gennaio del 2010. Un bilocale in via Lampredi 3, al nono piano del grattacielo del centro direzionale di Porta a Terra (dove ci sono anche uffici, studi medici e legali), arredato a uso abitativo. Costo mensile: 700 euro, più 100 euro di spese condominiali. Intendiamoci: i 7-8mila euro spesi per il bilocale sembrano un briciolo rispetto ai circa 2 milioni di rosso accumulati della società. Ma il punto è che oggi i vertici della Labronica dicono di non sapere nulla del perché sia stato affittato. Di più: nella lettera inviata agli ex amministratori, il liquidatore e l’avvocato scrivono che la stipula del contratto di locazione dell’immobile risulta «non giustificata», e che «non si trova traccia, autorizzazione o ratifica nei verbali del cda del 2008, 2009 e 2010». «L’utilità della foresteria per la società – si legge ancora – non trova alcun riscontro».

Contattati dal Tirreno sia l’ex direttore Attilio D’Alesio che l’ex presidente del Cda, Andrea Ghezzani, non hanno voluto parlare e hanno fatto sapere che diranno la loro, se necessario, nelle sedi opportune. Ghezzani, che in qualità di presidente ha firmato l’atto, per ora si è limita a dire che «c’era una motivazione seria, era legato a un’attività di tipo promozionale». In sostanza viene riferito che la foresteria era stata presa per gli allenatori, per promuovere l’arrivo a Livorno di scuderie importanti.

Perché allora il liquidatore scrive che di tutto questo non c’è traccia e che «l’utilità per la società non trova alcun riscontro»? Le foresterie esistenti al Caprilli (una quindicina) erano già piene o non utilizzabili? Chi ha usato l’appartamento? Era anche nelle disponibilità dei vertici? Domande che sorgono spontanee alla luce della lettera che annuncia la guerra legale.

I soldi per i fiori. Di contestazioni, che poi starà al giudice valutare, i legali e il liquidatore ne fanno molte altre. Premettendo che negli anni in questione, a fronte di un quadro economico-finanziario critico della società, «i bilanci evidenziavano spese non giustificabili, comunque non nella loro crescita o mancata riduzione». Il primo esempio che viene fatto è quello delle «spese di pulizia di prati e giardini» e di «manutenzione»: 430.802 euro tra il 2004 e il 2009, quando la società «si avvaleva dell'attività a tempo pieno di ben 10 lavoratori con qualifica di operaio».

La vigilanza. Lo stesso varrebbe per le «spese di vigilanza dell'ippodromo»: in tutto 421.339 euro, mentre la Labronica «aveva alle proprie dipendenze tre lavoratori a tempo pieno con mansione di portiere» e «di notte la vigilanza dei box dei cavalli veniva svolta direttamente dai soggetti incaricati dai proprietari».

Il nodo delle tre assunzioni. Proprio in riferimento al personale, nella relazione dello studio Carrozza viene fatto notare che tra il 2006 e il 2008, nonostante il contesto di grave crisi, il costo per il personale è cresciuto con l'assunzione di un operaio, un impiegato e un operaio part time.

Spese pazze? Nella relazione vengono criticate anche le spese per ristoranti, alberghi e trasferte che da qualche mese – come dice lo stesso Nogarin nel pezzo a fianco – sarebbero sulla scrivania del sindaco. «Risultano non giustificate – si legge nella lettera inviata agli ex – le spese per rimborsi viaggi e per spese di rappresentanza, rispettivamente per 126.221 euro (51.868 nel solo 2009) e 118.105 euro (47.065 nel solo 2009)». Va detto che dentro ci sarebbero anche iniziative in grande stile come la festa organizzata qualche anno fa all’Hotel Palazzo con invitati i vertici dell’Unire.

È solo l’inizio: D’Alesio ha già fatto preparare la diffida all’avvocato, la Labronica (quindi il Comune) scavalcata la prescrizione è pronta a quantificare la richiesta di risarcimento.

Non lasciare decidere l'algoritmo:

scegli Il Tirreno per le tue notizie su Google

Cronaca flash

Gioco

Superenalotto, i numeri vincenti di oggi – Jackpot da 41,9 milioni di euro

di Redazione web