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Aamps dichiara guerra all’assenteismo record
In due anni il costo del lavoro è lievitato del 9%. Iacomelli chiede più produttività «Servono subito azioni correttive». Taglio drastico anche alle ore di straordinario
LIVORNO. «Su 264 dipendenti ho trovato 64 pseudo-invalidi, 44 divenuti tali in servizio, tra cui persone che non possono stare al pubblico ma la sera fanno i dj ed altre che non possono alzare oggetti più pesanti di 250 grammi. Abbiamo iniziato accertamenti e magicamente qualcuno sta guarendo». Sono passati poco più di due anni dai missili lanciati sui lavoratori di Aamps dall’amministratore unico Angelo Rosi nel giorno del suo addio da via dell’Artigianato, a cui seguirono feroci le risposte dei sindacati.
Da allora pare che la situazione del personale in Aamps sia un pochino migliorata, ma l’efficienza rimane uno dei nodi da risolvere per rilanciare la società se è vero che - seppur con toni decisamente diversi - uno dei punti che il nuovo presidente del cda Aldo Iacomelli ha fissato nel suo piano industriale è la produttività del personale, per la quale ha sottolineato «sono necessarie tempestive azioni correttive». Che sono già iniziate.
Da un lato Iacomelli ha coinvolto l’università di Pisa (proprio ieri è stato firmato un protocollo d’intesa che porterà ad una riorganizzazione profonda e complessiva del funzionamento di Aamps), e dall’altro ha fissato due obiettivi chiari, a prescindere dal nuovo modello organizzativo: diminuzione drastica delle ore di straordinario e soprattutto lotta all’assenteismo che nel 2014 ha registrato una media del 10% (10 ore di assenza ogni 100 lavorabili) e nel 2015 si attesta al 9%, rispetto alla media indicata dal ministero delle politiche sociali al 5%.
L’idea del Comune: mobilità tra partecipate. Il tema del personale è di strettissima attualità e un dossier sulla riorganizzazione complessiva del personale delle partecipate è anche sulla scrivania del sindaco Nogarin, che - come ha anticipato Il Tirreno nei giorni scorsi - sta meditando un accentramento del personale delle varie partecipate nelle mani del Comune, con tanto di mobilità interna tra società, richiamando in qualche modo l’idea della famosa holding che aveva proposto anni fa l’allora assessore al bilancio Valter Nebbiai. Un passo che tuttavia non solo è osteggiato dai sindacati, ma non è neanche previsto nel piano industriale di Aamps.
In due anni 35 dipendenti in più. Nell’immediato dunque resta un problema: il costo del personale di Aamps nel triennio 2012-14 ha registrato un incremento significativamente superiore a quello dei costi complessivi di gestione al netto di ammortamenti, svalutazioni e accantonamenti. Nel 2012 gli stipendi pesavano per 13.682.849 sulle casse di via dell’Artigianato, nel 2014 hanno pesato per 14.850.525. Risultato: un incremento dei costi del 9%. Molto di più di quel che è successo per la produzione: da 35.738.498 a 36.747.186, più 3%.
E in effetti, a vedere la pianta organica di Aamps non potrebbe essere altrimenti: il numero dei dipendenti in due anni è salito di 35 unità (oggi sono 300, nel 2012 erano 265). Attenzione però, non si è trattato di assunzioni facili come qualcuno potrebbe pensare: «L’incremento è dovuto all’avvio del porta a porta, un’attività in cui l’utilizzo di personale è particolarmente rilevante - sottolinea Iacomelli, mostrando l’altro lato della medaglia di questi numeri -. Ma è dovuto anche ad alcune iniziative di reinternalizzazione di servizi, che hanno il duplice effetto di aumentare i costi di personale ma di contemporaneamente diminuire i costi per prestazioni esterne, con un saldo positivo di risparmio per Aamps».
Iacomelli: più efficienza. Insomma, più personale non significa per forza più costi. A patto che il personale sia efficiente. Ed è questo uno degli obiettivi della rivoluzione che il nuovo presidente del cda vuol mettere in atto e che Nogarin gli ha chiesto. Iacomelli lo sottolinea, pur cercando di non calcare i toni. «Come abbiamo auspicato la collaborazione dei cittadini con l’iniziativa delle sentinelle dei rifiuti, non possiamo che chiedere l’aiuto e la responsabilità dei nostri lavoratori per un’azienda più efficiente», dice.
Più operatività dei dipendenti. Nel piano però la traduzione esatta di questa efficienza è un po’ meno edulcorata. Nelle linee generali di politica organizzativa e di gestione delle risorse umane che si intendono adottare si legge chiaramente: «Ridurre tendenzialmente il peso dei contingenti di personale impiegati nelle strutture organizzative indirette a favore dei servizi operativi». E ancora: «Incrementare la produttività per reinternalizzare servizi in appalto e ridurre il numero delle assunzioni e diminuire drasticamente le ore di straordinari. Rendere più efficaci le attività di controllo sulla qualità dei servizi gestiti direttamente o in appalto. Razionalizzare la spesa del personale, collegando maggiormente il salario accessorio derivante dalla contrattazione integrativa a quantificabili incrementi di produttività e di incremento della qualità del servizio». E infine, ultimo punto ma non per importanza: «Controllare e ridurre, se possibile, il tasso di assenteismo».
Caccia all’assenteismo. Eccoci allora alla nota più dolente, sbattuta in prima pagina già da Rosi tre anni fa. Nel 2014 il tasso di assenza in Aamps ha toccato il 10%. Significa che ogni cento ore di lavoro di ogni lavoratore, 10 sono state assenze. Nei primi mesi del 2015 la tendenza è migliorata e la media è scesa al 9%. Troppo. «Servono tempestive iniziative di politica del personale al fine di ridurre l’indice in tempi brevi almeno sotto alla soglia dell'8%», dice Iacomelli. Ricordando però che il Ministero del lavoro e delle politiche sociali indica al 95% la percentuale delle ore mediamente lavorate sulle ore lavorabili e questo è l’obiettivo che l’azienda si pone a brevissimo. In che modo? Stringendo la cinghia sui controlli delle malattie. Tra le varie azioni correttive si prevede infatti «la valutazione, caso per caso, della possibilità di sottoporre i dipendenti a visita presso il medico legale, considerando l’opportunità che lo stesso medico contatti il medico del dipendente al fine di verificare percorsi terapeutici congiunti».
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