Il Tirreno

Livorno

Labronica corse chiede i danni agli ex nel mirino gestione e spese pazze

di Juna Goti
 Labronica corse chiede i danni agli ex nel mirino gestione e spese pazze

Livorno, lettera choc di legali e liquidatore della società del Comune a Cda e revisori dal 2004 al 2010. Contestazioni anche a D’Alesio. Spuntano migliaia di euro di rimborsi e un appartamento in affitto

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LIVORNO. Spese da centinaia di migliaia di euro per la pulizia dei prati o la vigilanza degli impianti quando ci sarebbero stati dipendenti assunti per farlo. Quasi 100.000 euro in un solo anno per rimborsi viaggi e spese di rappresentanza. Anche un appartamento in affitto, a uso foresteria, di cui oggi la società sembra non sapere niente. C'è tutto questo nella lettera choc che l'avvocato Paolo Carrozza e il liquidatore della Labronica corse cavalli, Fabrizio Giusti, hanno inviato il 24 luglio agli ex amministratori della società che per una vita ha gestito l'ippodromo e che dal 2011 è liquidazione.

L'oggetto della raccomandata è chiarissimo: "richiesta danni". A chi? Ai componenti del consiglio di amministrazione e ai sindaci revisori in carica dal 2004 al 2010, oltre che all'ex direttore Attilio D'Alesio. Il 10 luglio l’assemblea della Labronica – quindi di fatto il Comune, che dal 2010 ne è l’unico proprietario – ha deliberato l'avvio di un'azione di responsabilità. In altre parole ha deciso di chiedere il risarcimento (che si riserva di «meglio quantificare») per i danni che, secondo la consulenza dell’affermato studio legale Carrozza di Pisa, sarebbero stati «arrecati al patrimonio sociale della società per effetto della mala gestio». Non solo: viene formulata anche una richiesta di «danni o ripetizione di somme pagate, prive di giustificazione, per indebito oggettivo». Il passaggio, insomma, è delicatissimo. Così come le contestazioni che vengono mosse dalla società agli ex amministratori.

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I legali partono dalle «inequivocabile condizione di crisi economico-finanziaria» in cui versava la Labronica tra il 2004 e il 2010, con una perdita di circa 1.600.000 euro. In quel periodo furono ridotti drasticamente i finanziamenti provenienti dall'Unire, e su questo non ci sono dubbi, lo dicono i bilanci. Tuttavia – è la contestazione – a questo «non seguirono scelte aziendali adeguate per contrastare la caduta vertiginosa del trend economico negativo». Anche gli organi sociali «subirono passivamente l'andamento degli eventi economici» e, anzi, «furono prese decisioni aziendali che fecero addirittura aumentare i costi».

La situazione fotografata dal liquidatore al 31 dicembre 2010 è questa: c'erano perdite a bilancio per quasi mezzo milione di euro (453.357 euro, stimabili in 700.000 effettivi), debiti verso l'erario, terzi e dipendenti per oltre 3 milioni, a fronte di crediti iscritti in bilancio per 1.693.000. «Mentre crescevano le spese di rappresentanza e per i ristoranti – c’è scritto proprio così nella critica ricostruzione della società – si contraevano debiti per Iva non pagata (2009 e 2010) per 200.000 euro, debiti verso i fantini per 175.000…». E non solo.

È a questo punto che la lettera-avviso si fa di fuoco. «A fronte di questo quadro – si legge – i bilanci evidenziavano spese non giustificabili, comunque non nella loro crescita o mancata riduzione». Il primo esempio che viene fatto è quello delle «spese di pulizia di prati e giardini» e di «manutenzione generale»: 430.802 euro tra il 2004 e il 2009 (dentro ci sarebbe anche una cifra record per l’acquisto di fiori), quando la società «si avvaleva dell'attività a tempo pieno di ben dieci lavoratori con qualifica di operaio». Lo stesso vale per le «spese di vigilanza dell'ippodromo»: in tutto 421.339 euro, mentre la Labronica «aveva alle proprie dipendenze tre lavoratori a tempo pieno con mansione di portiere» e «di notte la vigilanza dei box dei cavalli veniva svolta direttamente dai soggetti incaricati dai proprietari». Da notare che la spesa è stata ridotta a 23.894 euro nel 2010, quando è stato nominato l'amministratore unico, poi liquidatore.

Da notare anche quello che viene scritto rispetto al personale, che tra il 2006 e il 2008, nonostante la crisi della società, è cresciuto con l'assunzione di un operaio, di un impiegato e di un operaio part time. Ma ecco due punti destinati a far discutere: «Risultano non giustificate le spese per rimborsi viaggi e per spese di rappresentanza, rispettivamente per 126.221 euro (51.868 nel solo 2009) e 118.105 euro (47.065 nel solo 2009)». E «risulta non giustificata la stipula di un contratto di locazione di un immobile a uso foresteria dal 4 gennaio 2009, rinnovato più volte fino al febbraio 2010», rispetto al quale «non si trova traccia, autorizzazione o ratifica nei verbali del consiglio del 2008, 2009 e 2010». Una foresteria in via Lampredi, zona Porta a Terra, «la cui utilità per la società non trova alcun riscontro». A scriverlo oggi sono proprio l'avvocato e il liquidatore. Perché allora è stata affittata?

Quello che viene dopo è indirizzato direttamente all'ex direttore, ed ex assessore, Attilio D'Alesio: «non giustificate», secondo la Labronica, sarebbero infatti «le spese sostenute per l'associazione Coordinamento Ippodromi (23.463 euro) che appaiono piuttosto riferibili allo svolgimento dell'incarico di responsabile dell'associazione assunto dal direttore della Labronica nel 2009-2010». Tutto mentre viene definito «certamente rilevante» il costo annuo di 180.055 euro per D'Alesio quando, lasciata la carica in Comune (nel dicembre del 2008), rientrò nell'organico della società. L'elenco delle contestazioni è anche più lungo. Amministratori e sindaci revisori (per i quali i legali parlano di «omesso controllo») ora avranno tutto il diritto di dire la loro. Mentre l'ippodromo – già al centro di una guerra di posizioni – torna nell'occhio del ciclone.

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