Il Tirreno

Livorno

Gli osti: basta con certe sagre

di Stefano Bartoli
Una sagra in Toscana, foto di repertorio
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Una sagra in Toscana, foto di repertorio

Commercianti esasperati: in cambio dateci almeno degli sgravi fiscali

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«Stiamo vivendo un’estate in cui la situazione, da questo punto di vista, sembra ormai fuori controllo. Ci sono alcune amministrazioni comunali che hanno cercato di stipulare regolamenti più rigidi, ma l’impegno pare però inadeguato in virtù delle mutate abitudini della clientela e del cambiamento delle condizioni generali del mercato». È all’insegna dell’amarezza il pensiero di Franco Marinoni, direttore regionale di Confcommercio Toscana, sull’escalation della guerra delle sagre, quel conflitto che da anni vede i ristoratori e i titolari degli esercizi pubblici “regolari” costretti ad assistere al proliferare di appuntamenti che ormai hanno poco a vedere con lo spirito iniziale di questo tipo di manifestazioni. In sostanza, senza per questo generalizzare perché sono tante anche le manifestazioni “pure”, cioè all’insegna della tradizione, della promozione del territorio o di un particolare prodotto tipico, vai con la pizza, la bistecca, i cantuccini e tutto ciò che compone un menù completo degno di un ristorante, ma senza gli stessi obblighi fiscali e legali. Con un risultato: oltre 5mila appuntamenti solo nel Granducato, con un giro di affari che supera i 110 milioni di euro.

[[atex:gelocal:il-tirreno:livorno:cronaca:1.11862524:gele.Finegil.StandardArticle2014v1:https://www.iltirreno.it/livorno/cronaca/2015/07/31/news/la-concorrenza-non-siamo-noi-1.11862524]]Sgravi anche per noi. Insomma, una situazione che ha portato la stessa neopresidente toscana dell’organizzazione Anna Lapini a chiedere, anche in modo provocatorio, durante il periodo estivo, «sgravi fiscali e contributivi per ristoranti e pizzerie». «Va bene anche che i Comuni diminuiscano la quota di Tari, Tasi e altri tributi locali - precisa -, ma l’importante è che si aiutino le imprese a bilanciare l’emorragia di clienti causata dal proliferare appunto delle sagre e delle feste paesane di ogni tipo ed eventi che prevedono comunque la somministrazioni parallela. Per fortuna appuntamenti “veri” in giro ce ne sono e hanno tutto il nostro rispetto. Riconoscerli è facile: si concentrano su un prodotto soltanto, durano pochi giorni, tutelano l’enogastronomia tipica e promuovono il territorio richiamando tanta gente con effetti benefici che si fanno sentire anche sui locali. Le sagre “finte” sono invece nocive per loro così come lo sono per noi perché confondono i clienti, portano via fette importanti di mercato e, soprattutto, snaturano l’alto senso sociale e culturale di questi eventi. Noi vogliamo una regolamentazione che salvi solo chi se lo merita».

[[atex:gelocal:il-tirreno:livorno:cronaca:1.11862541:gele.Finegil.StandardArticle2014v1:https://www.iltirreno.it/livorno/cronaca/2015/07/31/news/una-battaglia-impari-contro-un-idea-di-liberta-1.11862541]]Brevi e monotematiche. Una analisi di Confcommercio, come aggiunge Marinoni, sta alla base di questa nuova offensiva verso il proliferare degli eventi gastronomici, compresi quelli organizzati per raccogliere fondi per una società sportiva o qualsiasi altra struttura: in particolare, dicono dagli uffici fiorentini dell’organizzazione, ci sono adesso zone della regione dove si organizzano fino a 180 giorni di sagre all’anno, essenzialmente concentrati, come si diceva, nel corso dell’estate. «Per questo - spiega il direttore di Confcommercio - sosteniamo il principio “stesso mercato, stesse regole”, cioè quando si opera in un certo settore tutti gli operatori devono essere trattati alla stessa maniera. Se i locali tradizionali devono pagare tasse e balzelli vari, altrettanto deve accadere anche per gli altri. Ed invece, tanto per fare un altro esempio concreto, stiamo a guardare agriturismi che tradiscono la loro vocazione per organizzare magari pranzi di nozze. Uno dei tanti abusi che, se individuati dalle forze dell’ordine, come è accaduto in alcune realtà, portano a scoprire evasioni anche notevoli. Voglio comunque sottolineare ancora che non ce l’abbiamo con le sagre “vere” e per questo chiediamo un regolamento chiaro e articolato su tre punti fondamentali: una durata massima di otto giorni, l’applicazione del principio della monotematicità e il rispetto delle regole sanitarie».

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