Gioco
Appalti Eni, finalmente l’intesa dopo il terzo giorno di sciopero
In mattinata il presidio itinerante dei lavoratori aveva messo ko il traffico all’ingresso nord della città La mediazione del governatore Enrico Rossi. Ottenute garanzie sul mantenimento dei posti di lavoro
LIVORNO. Alla fine la fumata bianca è arrivata: l’annuncio l’ha dato via tweet Gianfranco Simoncini, ex assessore regionale e ora consigliere del governatore. E non è un caso: è al tavolo del presidente della Regione Enrico Rossi che è saltato fuori l’accordo che potrebbe stoppare il rischio di una pioggia di licenziamenti nelle imprese di manutenzioni della raffineria Eni, dopo che le ultime gare d’appalto sono state vinte da ditte diverse da quelle in servizio finora.
L’accordo è arrivato ma la strada è stata tutt’altro che in discesa: del resto, l’avvisaglia fin dal primo mattino. Trattandosi del settore manutenzioni, a condurre la lotta sono stati i sindacati metalmeccanici che hanno chiamato a raccolta davanti ai cancelli della raffineria anche i lavoratori delle altre grandi fabbriche metalmeccaniche. Ma non ci si limita al presidio simbolico delle due rotatorie (Pian di Rota e Stagno) sull’Aurelia all’ingresso nord di Livorno, la manifestazione si sposta e paralizza il traffico sulle grandi arterie in zona.
È il segno che i sindacati vogliono fare la faccia dura in questo braccio di ferro: la risposta all’Eni che inizialmente sembra rispondere picche. I sindacati vogliono che invece il colosso del “cane a sei zampe” stia al tavolo. Il motivo? Soprattutto uno: guai se l’Eni volesse scaricare sugli appalti delle manutenzioni il giro di vite per mettere la museruola ai costi. Inutile dire che non ci sarebbe margine di trattativa a tu per tu con le aziende vincitrici degli appalti di manutenzione se fosse stata l’Eni a torchiarne i conti.
D’altronde, il messaggio sindacale era partito quasi con un urlo: per tre giorni di fila i lavoratori hanno incrociato le braccia, cosa mai vista nella storia sindacale recente almeno in industrie di questa importanza. Non solo: le relazioni del territorio con Eni non sono poi così terribili se è vero che la multinazionale ha, da un lato, cancellato l’idea di chiudere o vendere la raffinaria di Stagno e, dall’altro, ha messo sul tavolo la propria commessa a Comdata per favorire una soluzione per il call center.
Uno spiraglio si è intravisto nel faccia a faccia con il prefetto Tiziana Costantino. Già a fine mattinata qualcosa, in fatto di disponibilità di Eni, era emerso nel corso della missione a Roma del governatore Rossi. Nel frattempo, il sindaco colligiano Lorenzo Bacci aveva colto al volo l’arrivo a Livorno del sottosegretario Claudio De Vincenti, l’uomo-guida del premier Renzi sul fronte delle fabbriche in crisi, e da lunedì in poi ha fatto pressing. All’uscita dal vertice in Regione (al quale ha partecipato anche Fedrico Mirabelli in rappresentanza della Provincia), affiderà poi a Facebook un post per parlare di «risultato importante da concretizzare e sorvegliare».
Il risultato, secondo quanto riferisce la nota ufficiale della Regione, è «la tutela dei livelli occupazionali» delle aziende di manutenzione dell’indotto Eni. «Dopo questa intesa – è stato sottolineato dalla Regione – saranno attivati incontri con le aziende che hanno vinto le gare d’appalto».
La giunta regionale è tornata a sottolineare anche l’importanza che sia mantenuto «un elevato livello di qualità delle manutenzioni, dato che lo stabilimento di Stagno, in quanto rsaffineria, risulta classificato come ad alto rischio di incidente e necessita di particolare attenzione».
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