Il Tirreno

Livorno

Presidio sull'Aurelia, i metalmeccanici paralizzano il traffico

Presidio sull'Aurelia, i metalmeccanici paralizzano il traffico

Continua lo sciopero dell’indotto Eni. Manifestazione e blocco stradale con i lavoratori delle altre fabbriche. Nel pomeriggio incontro da Rossi

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LIVORNO. I lavoratori dell'indotto Eni di Stagno hanno bloccato stamani, mercoledì 29 luglio,  la Variante e l'Aurelia. E al loro terzo giorno consecutivo di sciopero raccolgono anche la solidarietà attiva degli altri lavoratori del settore metalmeccanico.

La protesta si è svolta in maniera diversa da come era stato annunciato. I manifestanti - circa trecento lavoratori - hanno cambiato all'ultimo minuto il percorso. Avevano annunciato che sarebbero andati dalla rotatoria di Stagno - la più vicina allo stabilimento - verso quella di via Pian di Rota, passando per l'Aurelia. Invece a sorpresa sono andati verso la Variante di fatto bloccandola e rallentando anche il traffico dell'autostrada.

Alle 10 i manifestanti hanno poi lasciato la Variante e sono tornati davanti al piazzale Eni, fermandosi sulle strisce pedonali e proseguendo così il blocco dell'Aurelia. A quel punto il traffico è stato deviato sulla Variante ormai libera.

L'Eni non risponde e la lotta continua. Non mollano i lavoratori dell'indotto della raffineria. Ma l'asticella della protesta si alza: insieme a loro oggi si astengono dal lavoro anche tutti i metalmeccanici di Livorno e Collesalvetti. Ci saranno quelli della Pierburg, del cantiere Benetti, della Magna, di tutte le altre aziende del settore. Dalle 9 alle 10.30 si sono ritrovati tutti davanti ai cancelli della raffineria. E da lì, in cinquecento, si sono diretti verso le due rotatorie di Pian di Rota e dell'autostrada, bloccando l'Aurelia.

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Intanto nel pomeriggio alle 18.30 i sindacati saranno ricevuti a Firenze dal presidente della Regione Enrico Rossi, in un incontro a cui parteciperanno anche il sindaco di Collesalvetti Lorenzo Bacci e il presidente della Provincia Franchi.

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Il governatore ha usato parole forti che lasciano intendere l'intenzione della Regione di recitare un ruolo importante nella partita. «Nessuno vuol mettere in discussione processi di razionalizzazione interni alle aziende e ai propri fornitori di servizi - sottolinea il governatore - ma questi processi non possono essere scaricati sui lavoratori e sulla loro occupazione. Questo è ancora di più inaccettabile in un luogo di lavoro come una raffineria che rientra nel novero delle aziende con rischio di incidente rilevante, nella quale dunque la qualità e la quantità delle attività di manutenzione è elemento fondamentale per la sicurezza. Ascolterò i lavoratori e poi prenderò le iniziative necessarie».

Ieri i tentativi di ricucire i rapporti tra l'Eni e gli operai e i tecnici dell'indotto si sono susseguiti per tutta la giornata. Prima i sindacati dei chimici hanno incontrato il management dell'azienda, poi il tavolo si è allargato ai rappresentanti di Confindustria, poi ci hanno provato le Rsu della raffineria ma a sera i margini per un intervento dei vertici dell'azienda del cane a sei zampe sembravano lontanissimi.

E invece secondo i sindacati solo Eni puó risolvere la situazione agendo sulle tre ditte (due di Matera e una di Gela) che vincendo tre appalti in scadenza a luglio hanno annunciato il taglio di 70 dipendenti sui 110 attualmente impiegati nelle medesime commesse. «C’è un problema occupazionale e un problema di sicurezza e le due questioni si intrecciano - continuano a ripetere i sindacati -. Per fare manutenzione meccanica ed elettrotecnica agli impianti non si può scendere di una sola unità rispetto all’organico che c’era fino al mese scorso, figuriamoci di 70 persone. I 110 lavoratori che ci sono oggi sono quelli che hanno garantito gli standard di sicurezza e di qualità di questa raffineria».

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