Il Tirreno

Livorno

Muore a 51 anni il consigliere PinoVitiello

di Giulio Corsi

L’anno scorso era stato eletto col Movimento Cinque Stelle, da 35 anni era in prima linea nelle lotte a favore dei disabili

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LIVORNO. Pino Vitiello aveva una voglia matta di uscire dal Cto di Careggi. Voleva riafferrare con le sue mani, bloccate dalla tetraplegia, il volante della Opel Insignia dai comandi speciali costruita apposta per lui e tornarsene a casa, a Livorno. Voleva ripercorrere le rampe del municipio sulla sua carrozzina e rientrare nei banchi del consiglio comunale a fianco dei compagni del movimento 5 Stelle. Non vedeva l'ora di risalire sul ring indossando i suoi guantoni rossi, poi farsi una regata in barca a vela e calato il sole passare serate e nottate a discutere di diritti dei disabili e ad organizzare iniziative, manifestazioni, proteste. Aveva anche voglia di un viaggetto a Ponza, la sua Ponza, di cui - raccontava orgoglioso - era stato uno degli ultimi figli.

Lo ripeteva agli amici che da gennaio, praticamente tutti i giorni, andavano a trovarlo all'ospedale di Firenze o gli scrivevano su Facebook.

Nell'ultimo mese il suo volto era più sorridente del solito perché l'ultimo intervento chirurgico era andato bene e i medici gli avevano fatto capire che dopo sette mesi di ricovero si stava avvicinando il momento delle dimissioni. E invece sul finire della scorsa settimana il suo quadro clinico è precipitato. E nel giro di due giorni, ieri mattina, si è spento. Aveva 51 anni.

In poche ore la notizia ha fatto il giro della città. E non solo perché Pino Vitiello era diventato un volto conosciuto della politica dopo l'elezione 13 mesi fa a consigliere comunale e successivamente a presidente della quinta commissione affari sociali. Ma perché Pino era stato in prima linea per 35 anni con la sua lotta a favore dei disabili, dell’abbattimento delle barriere, dell’uguaglianza. «Eravamo appena ventenni, la sera ci trovavamo a casa sua, in via Bonamici, ci confrontavamo e costruivamo le nostre iniziative. Ricordo le prime uscite di notte ad attaccare manifesti e adesivi sui muri della città. Ce l’avevamo con tutti: il Comune, i negozi, le banche. Immaginate Livorno negli anni Ottanta, non c’era uno scivolo, un posto accessibile per noi che eravamo in carrozzina. Era una lotta per la dignità», ricorda l’amico storico Fabrizio Torsi, col quale è stato socio-fondatore dell’associazione paraplegici e della Sport Insieme Livorno.

«Con la testa Pino era sempre avanti: la sua voglia di autonomia, di indipendenza in città hanno fatto lezione. Era diventato disabile a 16 anni per colpa di una caduta durante un’uscita con gli scout - continua Torsi - ma non ha mai pensato di essere tetraplegico e ha sempre combattuto per fare ciò che facevano tutti».

Era un miracolo vivente, Pino Vitiello, il miracolo della volontà e della voglia di vivere, del coraggio della sfida e della forza della lotta. «La lesione al midollo gli aveva immobilizzato gli arti inferiori, parte delle braccia e le mani, però ci parlavi e ti raccontava che non vedeva l’ora di farsi un giro sul quod, di tirare di boxe, di guidare la macchina - ricorda ancora Torsi -. Qualcuno gli diceva: “Pino ma come fai a fare pugilato se non muovi le mani?”. Lui ha dimostrato a tutti che era possibile».

Andava ancora a scuola Vitiello, quando quell’incidente gli cambiò la vita per sempre. Frequentava il Colombo. Preso il diploma si iscrisse anche all’università, facoltà di informatica. Poi trovò lavoro e interruppe gli studi. «Avrebbe potuto intascarsi la sua pensioncina di invalidità e far passare il tempo nel niente, ma non ci pensava neanche - continua Torsi -. Voleva lavorare e l’ha fatto con passione all’Asl, prima in via Borgo San Jacopo, poi in viale Alfieri».

La sua voglia di indipendenza l’aveva portato anche a vivere da solo, in un appartamento attiguo a quello dei genitori Silverio e Maria Carmela in cui era cresciuto insieme alle sorelle Ilaria e Annalisa.

Era ricoverato da gennaio, Vitiello, ma l’inizio dei suoi malanni è datato ottobre dell’anno scorso, quando la sua carrozzina si ribaltò mentre usciva da una riunione in municipio. Fu ricoverato e poi dimesso. All’inizio dell’anno un nuovo ricovero col tragico epilogo di ieri, a cui ha seguito l’espianto degli organi per la donazione. I funerali si svolgeranno domani mattina alle 10 alla parrocchia del Rosario.

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