Gioco
Marcucci: cercasi urgentemente riforma dell’autotrasporto
LIVORNO. «Dobbiamo essere uniti nel chiedere al governo una riforma del sistema dell’autotrasporto, così non possiamo più andare avanti». A dichiararlo è Nereo Marcucci, presidente di Confetra,...
LIVORNO. «Dobbiamo essere uniti nel chiedere al governo una riforma del sistema dell’autotrasporto, così non possiamo più andare avanti». A dichiararlo è Nereo Marcucci, presidente di Confetra, durante l'incontro su “autotrasporto e logistica” organizzato all'interno della Festa dell'Unità in corso al PalaModì in zona Porta a Terra. «Lo schema della riforma dei porti proposto da Delrio è condivisibile, adesso, però occorre parlare anche degli autotrasporti – incalza Marcucci – siamo fermi da vent'anni a parlare dei soliti problemi, mentre tutti intorno a noi usano pezzi di modernità, il settore degli autotrasporti resta identico a sé stesso».
Il numero uno di Confetra, l’organizzazione che raggruppa a livello nazionale oltre 30mila imprese del settore trasporto, non va certo giù per il sottile ed il dibattito si accende. «L'autotrasporto è l'anello debole nella logistica italiana, il meno difeso dal governo - dice Mino Giachino, responsabile Forza Italia settore trasporti – i camionisti non sono gente da sopportare ma con cui trovare un dialogo, permettendogli di lavorare in condizioni di sicurezza, pari dignità e salario».
Ed è proprio sulla sicurezza, la lotta all'illegalità che ruota il dibattito in casa dei democratici. «Dobbiamo pensare a delle tariffe antidumping, non è certo per colpa del trasporto che si innalza il prezzo sulla merce venduta», dice Franco Cappelli, presidente della Cna-Fita: «La politica deve fare delle norme giuste che ci permettano di smaltire i costi in più, ad esempio solo sulla tirrenica si deve girare con 8 tesserini di 8 autorità portuali diverse, questo è solo uno dei tanti aspetti che incide sul costo superiore delle medie europee».
E mentre all'estero gli autotrasportatori italiani non sono più competitivi, occorre trovare soluzioni per garantire sicurezza e posti di lavoro in Italia. «In Italia ogni ente rappresentante di una struttura è andato avanti per conto proprio, il risultato? La visione d'insieme è solo mettere toppe», denuncia il prof. Rodolfo De Dominicis, presidente Uirnet: «Adesso – aggiunge – che è arrivato il momento di intervenire non ci sono soldi per le infrastrutture e nessuno è in grado di calcolare una stima del rischio per un project financing».
Norme antidumping, comunicazione e sicurezza sono le parole d'ordine da cui ripartire. «Se si togliessero le associazioni intermedie ci sarebbe già un risparmio – conclude Marcucci – dobbiamo uscire dalla logica “litigo ergo sum”: chi ne trae vantaggio sono i poteri forti, radicati, che non fanno il bene del settore».
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