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Eni cambia appalti, in 70 restano a casa Indotto in sciopero, sindacati dal prefetto
Livorno, si fermano in trecento. I sindacati: «Gare aggiudicate con maxi-ribassi, a rischio anche la sicurezza dello stabilimento»
LIVORNO. Un’altra nube si agita sopra il cielo della raffineria di Stagno. Dopo aver scampato proprio quest’anno l’ennesimo rischio di chiusura, stavolta sulla testa dei lavoratori pende la spada di tre cambi d’appalto all’interno dello stabilimento che da un giorno all’altro spazzeranno via 70 posti dell’indotto.
Una mossa che da due settimane tiene in agitazione operai e tecnici e che oggi lunedì 27 luglio ha portato i trecento che quotidianamente lavorano per conto di Eni a fermarsi per otto ore, dalle 7 alle 15, in uno sciopero unitario promosso da Cgil, Cisl e Uil e condiviso sia dalla categoria dei metalmeccanici (direttamente coinvolti nei cambi d’appalto), che dei chimici.
Ma è solo l’inizio, annunciano le organizzazioni sindacali. «Chiediamo un incontro urgente col prefetto ad un tavolo in cui siano convocati anche i vertici di Eni e in cui si trovi il modo di ricollocare tutti gli attuali lavoratori che secondo le intenzioni delle ditte che hanno vinto le commesse, si troveranno senza lavoro».
La richiesta è stata accolta dal prefetto Costantino che a fine mattinata ha incontrato i sindacati.
Il cambio di appalti era in programma il 16 luglio. «Ma la leggerezza con cui Eni ha affrontato questo passaggio si vede anche in questo aspetto - commenta David Romagnani, Fiom Cgil -. Come potevano pensare che il cambio di tre ditte così grosse, che lavorano in settori fondamentali per il funzionamento della raffineria come quelli elettrostrumentali e meccanici, potesse avvenire da un giorno all’altro? E infatti è stato tutto rinviato e la raffineria adesso va avanti con ordini provvisori alle vecchie aziende. La realtà è che un passaggio di consegne di questo tipo si fa in almeno due mesi e invece volevano farlo in un giorno: il 15 luglio finisce il contratto delle vecchie ditte, il 16 iniziano le nuove, hanno immaginato i vertici di Eni. Ma come è pensabile? La realtà è che c’è stata una sottovalutazione grave di tutta l’operazione».
Tuttavia non è questo il cuore del problema. Ci sono due questioni intrecciate che i sindacati mettono sul tavolo: il mantenimento dei livelli occupazionali e la sicurezza della raffineria (e dunque della città).
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Quei superibassi provenienti da Gela e Matera. Ad aggiudicarsi gli appalti sono state tre ditte del sud Italia: una è la Amarù di Gela, le altre sono la Sudelettra e la Impes Spa, entrambe di Matera.
Con ribassi che, si sussurra, avrebbero toccato anche il 30%, andranno a sostituire rispettivamente la rosignanese Omi che da 20 anni operava all’Eni, la Cestaro Elettrica e un’altra ditta rosignanese, la Sms Operations.
«La Omi attualmente occupa 29 persone, mentre la Amarù sostiene di poter fare lo stesso lavoro con 18 persone, e cinque di queste le attingerà dal suo organico - spiega Romagnani -. Risultato 16 posti di lavoro persi».
Secondo la Sudelettra invece i 40 dipendenti della Cestaro potranno essere sostituiti da 20 persone, solo una decina delle quali scelte nell’attuale forza lavoro della Cestaro. «E poi c’è la Impes che con un ribasso massimo si è aggiudicata l’appalto, ma che ha intenzione di rinunciare alla metà dei 46 dipendenti della Sms».
Il conto finale parla di 70 posti persi, dunque una riduzione del 60% degli attuali livelli occupazionali.
«Sicurezza a rischio in raffineria». «Ma è impensabile che in un cambio di appalti si cambino tutti o quasi i dipendenti - attacca il sindacalista della Fiom Cgil -. Gli attuali lavoratori coinvolti in questo processo dentro la raffineria hanno garantito finora la qualità dei servizi e la sicurezza degli impianti e dunque di tutta la città di Livorno. Ed è questo uno dei temi che vogliamo portare al tavolo del prefetto, accanto a quello dell’occupazione: la sicurezza dello stabilimento e della città in un momento in cui in settori fondamentali nel funzionamento della raffineria, viene ridotto di oltre la metà il personale addetto, togliendo professionalità e conoscenze acquisite negli anni».
Pronti a bloccare la raffineria. «Fino a quando non saranno risolte le due questioni - quella occupazionale e quella della sicurezza - andremo avanti», dice Romagnani. Forte della consapevolezza che alla lunga la protesta potrà avere le ripercussioni sul normale funzionamento della raffineria, visto che l’indotto ormai è fortemente integrato nei cicli produttivi dello stabilimento. «Hanno rinnovato le gare per due discipline essenziali per la conduzione degli impianti, con una leggerezza impensabile. Adesso sta alla responsabilità di chi gestisce la raffineria, a Livorno, a Roma o a Milano risolvere il problema».
@giucorsi
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