Gioco
Tremano fornitori e dipendenti Aamps a caccia di 10 milioni subito
Martedì il sindaco Nogarin dovrà decidere se tenere in vita l’azienda o far portare i libri in tribunale I soldi annunciati da Lemmetti non bastano, a rischio continuità del servizio e ingresso in RetiAmbiente
LIVORNO. C’è un bivio nel safari che Aamps sta percorrendo: da una parte il cartello stradale indica il salvataggio, dall’altra il fallimento. Martedì prossimo, 28 luglio, il sindaco Nogarin dovrà decidere in quale direzione mettere la freccia e quale strada prendere.
E’ chiaro - si penserà - che il sindaco opterà per il salvataggio. E non solo perché c’è un piano industriale presentato il 21 luglio e atteso da un anno, che dovrebbe rappresentare l’inizio del rilancio di Aamps (Iacomelli è stato chiamato al timone dell’azienda esattamente con questo scopo), ma soprattutto perché l’inizio di una procedura fallimentare provocherebbe un domino di ricadute pericolosissime in cui rischierebbero di restare triturati i fornitori-creditori. Dunque decine di aziende già oggi soffocate dai ritardi nei pagamenti, gli oltre trecento dipendenti, la continuità del servizio e da ultimo il peso del Comune al momento dell’entrata in RetiAmbiente. Insomma un disastro.
Non è un caso che due giorni fa in seconda commissione l’assessore al bilancio Lemmetti abbia detto chiaramente che Aamps non deve fallire.
Allo stesso tempo però lo stesso Lemmetti ha dato disponibilità a mettere sul tavolo due milioni di euro. Sapendo bene che non basteranno davanti alla perdita dichiarata da Aamps per 21 milioni.
Come ripianare il maxibuco. Martedì quel meno 21 potrebbe per magia ridursi, fino a diventare meno 10 milioni. Come? Togliendo - come dispone il decreto sugli enti locali del 19 giugno - dalle perdite gli 11 milioni di Tia inesigibile o trasferendo gli stessi crediti a Palazzo Civico. L’operazione migliorerebbe notevolmente la situazione, ma da sola non basterebbe comunque a salvare l’azienda, visto che il rosso (10 milioni) supererebbe comunque di gran lunga un terzo del capitale sociale di Aamps (16 milioni) e dunque comporterebbe ugualmente per legge l’apertura di una procedura.
A questo punto Aamps potrebbe ripianare la perdita utilizzando proprio una parte dei 16 milioni di capitale sociale che si ridurrebbe a meno di sei milioni. Per rimpinguarlo servirebbe una ricapitalizzazione un po’ più sostanziosa rispetto ai due milioni promessi da Lemmetti.
10 milioni per andare avanti. Ma il quadro critico dei conti di Aamps non sarebbe ancora risolto: resterebbe infatti la grana della gestione corrente. Perché in via dell’Artigianato non hanno solo il problema di rialzare il capitale sociale, ma anche di permettere il funzionamento dell’azienda.
Già lo scorso ottobre l’allora direttore generale Fommei aveva chiesto 10 milioni (in aggiunta alla tariffa) per far fronte al fabbisogno finanziario di Aamps. Soldi che non sono mai stati pagati, come ha spiegato l’altro ieri lo stesso Lemmetti: «Se avessi dato 10 milioni a Fommei avrei migliorato Aamps? No», si è chiesto e risposto l’assessore al bilancio.
Quella necessità però è rimasta tal e quale. E lo sanno bene i creditori: quelli inseriti nella moratoria Rosi sono fermi ai pagamenti di dicembre 2014, quelli fuori moratoria (crediti per 13 milioni) si vedono pagare adesso luglio 2014.
Ricapitalizzazione più mutuo? L’altro giorno, in commissione, Lemmetti ha tuonato: «Se devo mettere 20 milioni in Aamps e devo prelevarli dalla spesa corrente, o taglio 20 milioni di servizi oppure posso chiudere direttamente il Comune». Ma è chiaro che al di là della provocazione, negli uffici di palazzo civico si sta studiando una soluzione intermedia, che andrà comunque ben oltre ai 2 milioni annunciati dall’assessore al bilancio. E alla fine la strada per ricapitalizzare Aamps potrebbe trovare salvezza nell’ennesimo mutuo garantito dal socio-Comune.
Martedì 28 - un mese esatto dopo la presentazione del bilancio avvenuta il 29 giugno - Nogarin presenterà la sua soluzione. Il giorno dopo in via dell’Artigianato potrebbero iniziare a lavorare per far decollare il piano industriale. Oppure potrebbe partire la documentazione verso il tribunale per dare il via ad una procedura fallimentare.
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