Gioco
Santo Spirito e Immacolata: così chiudiamo Rischiano anche gli altri istituti della città
Livorno, le due scuole contestano il verdetto della Corte di Cassazione ma anche i toni trionfalistici del Comune. A rischio anche gli altri istituti religiosi della città
LIVORNO. «Dalla nostra congregazione di Roma l’indicazione che ci hanno dato è stata chiara: chiudete Livorno, piuttosto apriamo una scuola in Uganda dove c’è tanto bisogno».
Suor Letizia, direttrice dell’istituto Immacolata, ha la voce amareggiata. «Siamo qui da cento anni e dalle nostre classi sono passate migliaia di livornesi. In città ci conoscono tutti, sanno chi siamo, come funziona la nostra scuola, i nostri valori. Leggere le virgolette del Comune in cui veniamo accusati di evasione fiscale e veniamo definiti imprenditori, fa male».
La sentenza della Corte di Cassazione che impone il pagamento dell’Ici arretrato 2004-2009 alla scuola gestita dalle suore mantellate e al Santo Spirito per un totale di 422mila euro, ormai è materia quasi archiviata. Ai due istituti la comunicazione è arrivata il giorno stesso del verdetto della suprema corte, l’8 luglio, quasi tre settimane fa. E sebbene la cifra sia talmente clamorosa da non far dormire la notte e da far ammettere ad entrambe le direttrici che le prospettive di chiusura sono concrete, oggi quel che non va giù sono le parole di palazzo civico, la grande soddisfazione, i toni quasi trionfalistici con cui da parte del Comune è stata annunciata la vittoria davanti alla suprema corte. «E’ un affronto all’istituzione che rappresentiamo», taglia corto suor Letizia.
[[atex:gelocal:il-tirreno:livorno:cronaca:1.11834257:gele.Finegil.StandardArticle2014v1:https://www.iltirreno.it/livorno/cronaca/2015/07/25/news/il-vescovo-giusti-quelle-scuole-sono-un-aiuto-per-il-comune-1.11834257]]
Scuola paritaria o no? Il tema centrale tuttavia rimane il senso di questa sentenza: «Siamo una scuola paritaria riconosciuta tale dallo Stato ed è partendo da questo principio, dal fatto che è riconosciuto che offriamo un servizio pubblico, che non abbiamo pagato l’Ici ritenendo di non doverlo pagare», si difende suor Fiorella, direttrice del Santo Spirito. «A questo punto, è chiaro, si dovrà ridefinire il concetto di scuola paritaria».
Scordatevi la scuola per ricchi. La Cassazione dice però che è proprio l’esistenza della retta a diventare elemento discriminante rispetto al pubblico. «Ma noi non vendiamo automobili, facciamo educazione», replica suor Letizia. E suor Fiorella aggiunge: «Nonostante quel che è stato scritto, noi non siamo certo alla ricerca di soldi, chiediamo un contributo, perché innanzitutto dobbiamo pagare le insegnanti e ci teniamo a farlo con correttezza. Ma il contributo che chiediamo è decisamente basso. Ci sarebbe poi anche il contributo previsto dallo Stato che però non arriva e che comunque non sarebbe sufficiente a coprire le spese».
In entrambi gli istituti la retta mensile varia tra i 150 e i 180 euro. All’Immacolata vi è compreso pure il primo piatto alla mensa.
Le cifre raccontano bene di come non si tratti certo di scuole per ricchi. Al punto che proprio dal Comune sottolineano come le rette siano troppo basse. «Non hanno capito che il mondo è cambiato - commenta il dirigente dell’ufficio tributi del Comune Alessandro Parlanti -: sarebbe bastato che in questi anni avessero aumentato di 2 o 3 euro le rette individuali e la soluzione sarebbe già stata trovata».
Nessun aumento di retta. Ma suor Fiorella e suor Letizia su questo non hanno intenzione di cedere: «Come Salesiani non possiamo penalizzare le famiglie e anzi vogliamo continuare ad essere al loro servizio», dice la madre del Santo Spirito. E l’altra aggiunge: «Noi le rette non le aumentiamo. A questa scuola devono poter accedere tutti».
Rischio chiusura. Resta il problema di come risolvere questo fulmine caduto dal cielo (della Cassazione). Perché una cosa è certa: l’Immacolata dovrà versare circa 150mila euro e il Santo Spirito oltre 250. E presto la stessa sorte potrebbe toccare alle altre scuole religiose livornesi, che hanno identico contenzioso aperto con palazzo civico.
Probabilmente i due istituti chiederanno una rateizzazione, ma Parlanti - ne parliamo in cronaca nazionale - nel dare piena disponibilità al pagamento frazionato, ha aggiunto che ciò comporterà comunque una fidejussione e resterà comunque un impegno notevole perché le rate non potranno andare sopra un certo numero di anni e resteranno consistenti.
«Da Roma ci hanno detto di smettere - ripete suor Letizia -. D’altra parte l’abbiamo già fatto a Firenze e Bologna. E’ un dolore: pensi che abbiamo già le prenotazioni dei nati nel 2015 per la scuola materna che faranno tra tre anni».
«E’ un passo per farci chiudere - aggiunge dal Santo Spirito suor Fiorella -. Proveremo ad andare avanti, a mantenere fede alla nostra missione e nell’immediato probabilmente ci riusciremo. Ma alla lunga non so». Un attimo di pausa, un sospiro e la direttrice dell’istituto di corso Mazzini fa una riflessione che suona tanto di verità: «Quel che è accaduto purtroppo finirà per mettere in difficoltà le famiglie e le tante insegnanti che lavorano con noi. Ma anche il Comune, che si ritroverà con centinaia di bambini a cui dover dare una scuola».
Il Comune: ora paghino. Da palazzo civico tuttavia parlano di un dialogo mai interrotto con le scuole coinvolte nel contenzioso. «Abbiamo fatto degli incontri con le scuole e l'ufficio tributi, nei quali era stata proposta un'ipotesi di conciliazione che sarebbe stata vantaggiosa per le scuole stesse, rispetto ad un'eventuale sentenza favorevole per il Comune da parte della Cassazione - dice il vicesindaco Stella Sorgente -. Però ci è stato comunicato dalle scuole stesse che avrebbero invece preferito attendere l'esito del giudizio in Cassazione. L'amministrazione comunale è stata ringraziata per il sincero atteggiamento di apertura e dialogo dimostrato, ma non è stata accettata la proposta fatta. Pertanto, adesso che la Cassazione si è espressa con le due sentenze, le scuole sono costrette a pagare l'intero importo, comprensivo delle relative sanzioni.
ALTRI SERVIZI ALLE PAG. 2-3
Non lasciare decidere l'algoritmo:
scegli Il Tirreno per le tue notizie su Google
