Il Tirreno

Livorno

La 3ª linea che non nascerà mai ci è costata 2,5 milioni di euro

di Giulio Corsi
La 3ª linea che non nascerà mai ci è costata 2,5 milioni di euro

La maxi perdita presentata nei conti 2014 nasce da una serie di partite vecchie anche dieci anni Tra queste ci sono 4,5 milioni di incentivi energetici indebitamente percepiti e 2,5 di contributi Olt

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LIVORNO. La famigerata terza linea dell’inceneritore del Picchianti, che non nascerà mai, ci è costata 2.5 milioni di euro. Dal bilancio-trasparenza presentato lunedì 29 giugno all’assemblea dei soci (cioè al Comune di Livorno) dal presidente di Aamps Aldo Iacomelli e anticipato dal Tirreno la domenica precedente, emergono ora nuove voci che hanno contribuito a creare la maxi perdita del 2014 schizzata a 21 milioni e lontana anni luce rispetto all’utile di 12mila euro immaginato nel bilancio preventivo o dall’utile consuntivo del 2013 di 84mila euro.

Tra queste spiccano appunto 2.5 milioni di euro che si sono accumulati anno dopo anno per i progetti relativi alla terza linea dell’inceneritore e gli iter autorizzativi. Un’opera che è stata cancellata definitivamente dall’agenda dell’amministrazione Nogarin (oggi tra l’altro la Via, la valutazione d’impatto ambientale è decaduta, e servirebbero nuove autorizzazioni) e il cui peso, accumulato dal 2005 in poi, è cresciuto finendo quest’anno per essere inserito tra le perdite.

Come per la terza linea, anche le altre voci che hanno portato al profondo rosso il bilancio di Aamps nascono tutte negli anni precedenti al 2014 e in taluni casi sono riferite addirittura a situazioni nate anche dieci anni fa, che adesso sono venute al pettine.

Nel conto che ha portato la somma a meno 21 milioni, figurano infatti 2.5 milioni di euro per il porta a porta stanziati in compensazione ambientale da Olt: i soldi sono stati messi a bilancio tutti nel 2013, ma finanziariamente erano e sono disponibili a tranche di 500mila euro suddivise per cinque anni.

Nel conto ci sono poi i 4.5 milioni (intervallo 2003-2010) di quote Cip 6 che Aamps dovrà restituire al Gse, il gestore dei servizi energetici in quanto impropriamente incassati. Si tratta di incentivi per l'energia elettrica prodotta dall'inceneritore. La sentenza del Tar Lombardia che impone ad Aamps il risarcimento era stata pubblicata nel 2014. L’azienda ha chiesto la sospensiva ed è in attesa di una risposta dal Consiglio di stato, che tuttavia si è già espresso in casi analoghi confermando l’obbligo al risarcimento degli incentivi. Il passo successivo sarà la richiesta di rateizzazione in 10 anni dei 4.5 milioni.

Gli altri 11 che mancano nel bilancio-verità firmato da Iacomelli si riferiscono ai famigerati crediti Tia: situazione che potrebbe essere risolta grazie al decreto sugli enti locali del 19 giugno, ma che al momento della stesura del bilancio invece vedeva l’impossibilità - espressa dalla Corte dei Conti - di poter inserire quei crediti all’interno della tariffa Tari. Il che significa che quei soldi potranno essere recuperati, anzi lo saranno.

Anche in questo caso - va detto - si tratta di una partita vecchia. La cui responsabilità ricade su 11mila utenti morosi - tra famiglie e soprattutto aziende - che hanno accumulato un credito nei confronti di Aamps arrivato a toccare i 28 milioni, di cui 11 a questo punto recuperabili tramite la Tari.

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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