Gioco
Le opposizioni fanno quadrato «Nogarin, un anno da bocciare»
LIVORNO. Non hanno usato il fioretto i capigruppo delle forze di opposizione in consiglio comunale: Elisa Amato (Fi), Marco Cannito (Città Diversa), Marco Ruggeri (Pd) e Andrea Raspanti (Buongiorno)...
LIVORNO. Non hanno usato il fioretto i capigruppo delle forze di opposizione in consiglio comunale: Elisa Amato (Fi), Marco Cannito (Città Diversa), Marco Ruggeri (Pd) e Andrea Raspanti (Buongiorno) hanno sparato una cannonata dietro l’altra alla festa dell’Unità nel dibattito dal titolo “Livorno un anno dopo”: occhi puntati sull’operato dell'amministrazione M5S tredici mesi dopo l'insediamento, dalla questione porto a quella del lavoro.
Ad aprire le danze è stato Cannito. «Nogarin – afferma – è un doroteo senza averne cultura. Nogarin non è mai chiaro, né quando parla, né quando agisce». L’esponente di Città Diversa fa un elenco delle promesse elettorali del M5S che, secondo lui, non sono state mantenute: «Uno: non sono stati ridotti gli assessorati, anzi la spesa è lievitata perché è stata aggiunta la figura del segretario generale. Due: non c'è stato un piano dello stato sociale. Tre: non sono state ridotte le tasse. Quattro: sulla questione Esselunga non sappiamo niente, così come non è stato fatto niente per agevolare il piano all'occupazione e al reddito». E poi: «Il piano regolatore portuale – rincara – ha portato mal di pancia: io mi sono astenuto per questioni strutturali. Disastrose le scelte fatte su Aamps e su Ctt i cui tagli sono sotto gli occhi di tutti».
Ad alzo zero anche le parole di Elisa Amato: «Se i nostri elettori hanno votato M5S è perché vedevano una rottura rispetto alle scelte del passato. Ma un cambiamento non c'è stato: c'è bisogno di concretezza, ma l'immobilismo continua ad imperare. E il lavoro delle opposizioni non è tenuto di conto: ero pronta ad andare incontro a loro, ma le loro scelte non sono condivisibili, a partire da lavoro e sociale».
Il turno passa a Raspanti. «Il Comune di Livorno – spiega – non ha ancora approvato un regolamento sulla partecipazione, nonostante l'impegno della vicesindaco: il giudizio è meno che negativo. Da tanti sono considerato uno dei responsabili: ho votato lasciando pezzi di fegato, scegliendo di fare opposizione. Livorno aveva bisogno di un cambiamento che non c'è stato: confondere il consiglio comunale con la città è l'errore più grosso che potevano fare, non hanno colto il mandato che la città aveva dato, che chiedeva un cambiamento. Le cose si devono fare, come il no all'ospedale a Montenero o la terza linea all'inceneritore, e non si possono tenere in stallo». Raspanti parlato di rimpasto: «A partire dal settore lavoro e sociale, mentre ci sono assessori con cui si può discutere, come Lemmetti e Gordiani».
«I problemi di lungo e medio termine – prende la parola Ruggeri – sono rimasti dove si trovavano: se c'è il Prg portuale è grazie al voto delle opposizioni. La posizione della maggioranza e il voto di Nogarin sono state un'operazione orchestrata per salvare la faccia».
Per il capogruppo Pd c’è un immobilismo totale: «In Comune esiste un clima di terrore, non possiamo fare gli accessi agli atti. La città si sta separando dal Comune che sta diventando un fortino. La stasi rischia di diventare l'elemento dominante nei prossimi anni, Per uscire dalla crisi dobbiamo capire dove vogliamo andare, non si può “tegameggiare” su tutto. E sulla questione casa dice: «Se Nogarin prova a fermare i piani di recupero, io vado alla Corte dei Conti». Infine, l’affondo: «Se vogliamo il bene di questa città chiediamo al nostro comandante Schettino-Nogarin, di virare, perché presto, sennò, sentiremo la botta sullo scoglio».
Non lasciare decidere l'algoritmo:
scegli Il Tirreno per le tue notizie su Google
