Gioco
Quanto sangue su quel rettilineo killer
Un tratto d’Aurelia reso pericoloso dalla velocità eccessiva (ma anche dall’asfalto rovinato)
LIVORNO. Un percorso mortale, ad ostacoli. Si presenta così il tratto dell’Aurelia che costeggia Camp Darby, teatro di numerosi incidenti, anche fatali, negli ultimi anni.
Provenendo da Livorno, superato l’incrocio con l’Arnaccio e procedendo in direzione Pisa, l’asfalto risulta ripetutamente rialzato. La statale, infatti, è fiancheggiata sul lato destro da una serie di grossi pini: le loro radici hanno letteralmente spezzato il bitume, in alcuni tratti è addirittura frantumato. Per un motociclista è impossibile mantenere la destra: il rischio è di perdere il controllo del mezzo su uno di questi rialzamenti, così come in passato è successo a diversi centauri. Sul tratto dell’Aurelia, da Stagno al cavalcavia del Tombolo, il limite di velocità è di 60 km/h. Un numero sconosciuto ai più: macchine, moto, scooter e camion sfrecciano noncuranti del pericolo. Ogni tanto c’è qualche cartello che anticipa l’eventuale presenza di apparecchi di controllo elettronico della velocità. Ma in realtà non ci sono quasi mai. E i veicoli sfrecciano a tutte le ore del giorno.
Percorrere questa strada in sella a un due ruote (come abbiano fatto noi su uno scooter) fa venire i brividi. Per scansare le cunette “naturali”, si è costretti a stare in mezzo alla carreggiata. Ciò comporta essere più esposti alle manovre di sorpasso di chi è dietro di noi, un viaggio sul filo del rasoio: a destra gli alberi (alcuni visibilmente provati dagli incidenti stradali), a sinistra le ruote dei camion, dei “mostri” larghi due metri. Qui non importa a nessuno rispettare il limite di velocità previsto dalla legge: si è continuamente superati da autovetture, ma soprattutto da grossi autocarri, che sfrecciano per portare le loro merci a destinazione. Un percorso per stomaci forti, per chi non si spaventa nel vedere alti autocarri sfrecciare a pochi centimetri dal proprio braccio. Frazioni di secondo nei quali si può solo sperare che vada tutto per il meglio. Disorientano i pini, ma anche la fretta di chi supera e dei veicoli che viaggiano in senso opposto. Basta un attimo di distrazione e di imprudenza, e il pericolo è dietro l’angolo.
Se di giorno questo tratto di strada, percorso ogni giorno da centinaia di veicoli, è ricco di insidie, di sera il buio fa la sua parte. Non c’è alcun tipo di illuminazione pubblica, giusto qualche timido barlume proveniente dai ristoranti ed esercizi pubblici della zona.
Nell’oscurità, è ovvio, diventa ancora più difficile prevedere i pericoli. Ma quali potrebbero essere le soluzioni? Ogni volta che accade un incidente mortale su questo maledetto rettilineo in prossimità della base militare statunitense, molti invocano l’abbattimento dei pini, scatenando le proteste degli ambientalisti. È vero che le radici degli alberi distruggono letteralmente l’asfalto, e qui si potrebbe obiettare la scarsa lungimiranza di chi ha le ha progettate. Ma la stessa situazione si ripresenta in molte altre strade del territorio comunale.
Forse quello che manca, oltre a una seria manutenzione del manto stradale, oggi urgente più che mai, sono il buon senso di chi la percorre e i controlli elettronici della velocità. Autovelox fissi spingerebbero i piloti da Formula Uno a rispettare la legge e rimpinguerebbe le casse dello Stato. Soldi da investire nel rifacimento della strada e nella prevenzione.
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