Gioco
Protesta dei profughi a Livorno, la speranza in una frase: “Fateci lavorare”
Livorno, le richieste di una quarantina di richiedenti asilo davanti alla prefettura: ci servono vestiti e farmaci, vogliamo renderci utili
Quando abbiamo parlato con i profughi “contestatori” di Livorno, abbiamo raccolto una frase che può fare la differenza: non vogliamo restare qui senza fare niente. Proviamo a ripartire da queste parole.
Li vediamo vagabondare vicino alle strutture che li ospitano, paese per paese, città dopo città. Ma alcuni di loro chiedono di essere messi al servizio della comunità, di essere impegnati; chiedono di imparare un lavoro, per darsi un progetto di vita e - un giorno - avere un mestiere vero con cui mantenersi.
Non tutti loro dicono queste cose: altri per esempio si definiscono «annoiati», ed è chiaro che questo tipo di aggettivo irrita l’italiano medio. Va bene. Ma ci sono anche quelli che vogliono agire onestamente e darsi un futuro: ne hanno diritto.
[[atex:gelocal:il-tirreno:livorno:cronaca:1.11811812:gele.Finegil.StandardArticle2014v1:https://www.iltirreno.it/livorno/cronaca/2015/07/21/news/profughi-dieci-cose-da-sapere-1.11811812]]Un’integrazione è uno scambio: ci si possono scambiare esperienze, azioni concrete. Le prime circolari da Roma hanno timidamente aperto l’orizzonte: c’è l’effettiva opportunità di impiegare queste persone a favore della collettività. Funzionerebbe molto meglio di oggi, quando queste presenze astratte e aliene non si connettono con la normalità delle nostre vite. I sentimenti di paura e di risentimento attraversano le nostre comunità fino a dominarle.
In palio non ci sono assunzioni. Sarebbe un lavoro di volontariato, socialmente utile, per migliorare il paese che li ha accolti. Un’attività che consenta loro di non essere inerti e senza destino, e al tempo stesso di formarsi, acquisendo prassi e conoscenze. Vederli al lavoro per pulire una spiaggia o abbellire una piazza potrebbe disinnescare molti alibi: gli alibi degli italiani più diffidenti e gli alibi di loro stessi.
È una speranza vana? Dobbiamo cedere al lato oscuro, e accettare il sarcasmo grezzo di Salvini, il “tornate a casa vostra”, il “prima gli italiani”? Sì, può darsi che sia troppo tardi, forse siamo perduti. Ma è lo stesso. A sperare non ci rinunciamo.
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