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Lavori sociali per gli immigrati a fine mese la firma con i sindaci
Lo annuncia la prefetta Tiziana Costantino: «Abbiamo già un calendario pronto, in 15 giorni l’ok» Potranno essere impiegati nella pulizia di spiagge e parchi in attesa dello status di rifugiato politico
LIVORNO. «Entro fine mese firmeremo dei protocolli con i sindaci della provincia per impiegare i profughi in lavori socialmente utili come pulizia spiagge, parchi e così via». La prefetta Tiziana Costantino promette che saranno impiegati in attività i profughi: ieri mattina 40 di loro si sono prsentati in gruppo alle porte del palazzo della questura. Una protesta serena ma decisa. Quando, ieri intorno alle 11.30, arrivano senza preavviso, il timore c’è ed è tangibile.
A coordinare la situazione è lo stesso questore Orazio D’Anna. In campo scende il suo vice, Giovanni Di Teodoro insieme al capo di gabinetto Daniele Ridente, al numero uno della Digos Alessandro Castiglione e a diversi agenti. Ma da subito emerge che i ragazzi, tutti africani e qualche asiatico, fra i 18 e i 30 anni, ospiti del centro di prima accoglienza di via Sant’Anna gestito da Inopera (che si appoggia anche a volontari della Misericordia), sono pacifici. Quello che chiedono è semplice: poter lavorare e vivere in condizioni migliori per quanto riguarda cibo, vestiti e farmaci. E poi vorrebbero velocizzare la pratica per l’ottenimento dello status di rifugiato.
Il vice questore chiede loro di aspettare qualche minuto e si fa portavoce in prefettura della loro richiesta di essere ricevuti. Dopo un quarto d’ora una delegazione viene accompagnata dalla prefetta Costantino. Intanto gli altri aspettano, sotto al sole cocente dell’ora di punta. Chi si siede per terra, chi si adagia alle auto in sosta, chi resta in piedi, nel piazzale davanti a via Fiume. La maggior parte di loro ha voglia di sfogarsi. Di raccontare la vita che sta vivendo: giornate vuote, fatte di niente, ad aspettare una telefonata. La più attesa è quella che dovrebbe arrivare da Firenze, dalla commissione del dipartimento Libertà civili e immigrazione dell’Interno: una convocazione da cui dovrebbe scaturire il via libera (o il diniego) per la cosiddetta “protezione internazionale”.
E poi ci sono le chiamate ai familiari, anche se sporadiche perché costano. «Io ho lasciato mia madre e mia sorella nel Bangladesh: mio padre è morto 22 anni fa, fu picchiato e poi morì per le lesioni - dice Simon, 29 anni - Lì la situazione politica è dura, per questo sono scappato, tre anni fa. Sono stato due anni in Libia, poi sono venuto in Italia su un barcone arrivato a Lampedusa». C’è anche chi è giunto qui dal Gambia, sempre passando per la Libia: «Nel mio Paese la situazione politica è impossibile: io sono fuggito».
Ma cosa fanno i ragazzi durante il giorno? «Niente - dice Mohamed - dormiamo, giriamo e basta: così non si può continuare, è un anno che vado avanti in questo stato: non ho soldi, non lavoro, non ho neanche una bici per spostarmi. Qui siamo tutti a piedi».
La prefetta su questo punto ha dato ai giovani profughi una speranza: «Abbiamo ricevuto molto volentieri questi ragazzi perché abbiamo tutto l’interesse e desiderio di accoglierli ed ospitarli nel miglior modo possibile - dice Costantino - Alle loro richieste abbiamo risposto che siamo disponibili e che andremo incontro alle loro esigenze relative a cibo e vestiario, fermo restando che ci sono regolamenti interni al centro da rispettare. Per quanto riguarda la possibilità di sfruttare diversamente le ore a loro disposizione, lavorare non è consentito, ma stiamo firmando con i sindaci della provincia di Livorno un protocollo di intesa per l’ impiego di questi giovani nei servizi di pubblica utilità. Contiamo di chiudere la pratica con i sindaci a fine mese: abbiamo già un calendario».
Notizia questa ben accolta da Marco Solimano, volto noto dell’Arci, attivissimo nell’accoglienza: «Ci sono tante cose belle e importanti che potrebbero fare questi ragazzi, come ad esempio tenere pulito il Parterre e così via: lavori utili per loro e per la comunità».
©RIPRODUZIONE RISERVATA
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