Gioco
Il rettilineo killer: ancora sangue sull'asfalto davanti a Camp Darby
Strada stretta, pini lungo il bordo della carreggiata, alte velocità: l'incidente costato la vita a Davide Turini riporta all'attenzione la questione della sicurezza sull'Aurelia tra Livorno e Pisa
LIVORNO. Il tragico incidente costato la vita a Davide Turini riporta alla ribalta la questione della sicurezza dell'Aurelia nel rettilineo killer davanti a Camp Darby. Lo scontro di lunedì 20 non è che l'ultimo di una lunga striscia di sangue sull'asfalto, tra il cavalcavia di Tombolo e l’incrocio con l’Arnaccio. Finora ci si è limitati a piazzare un limite di velocità a 60 chilometri orari (e non a 70 come avevamo precedentemente indicato: ce lo fa notare il lettore Marco Rossi tra i commenti) che pochissimi rispettano, ma l'ampiezza della carreggiata è la stessa di quarant'anni fa e la vicinanza dei pini alla strada fa sì che basti un attimo di distrazione per causare incidenti mortali. Tant'è vero che sui social e sui commenti alla notizia sul nostro sito torna a rimbalzare l'idea di chiedere il taglio dei pini.
[[atex:gelocal:il-tirreno:pisa:cronaca:1.11808235:gele.Finegil.StandardArticle2014v1:https://www.iltirreno.it/pisa/cronaca/2015/07/20/news/moto-contro-un-albero-muore-un-giovane-di-33-anni-1.11808235]]
Prima dell'incidente a Davide Turini, il 22 gennaio scorso il venticinquenne Daniel Buhnici ha perso la vita scontrandosi contro una Nissan Qashqai diretta a Pisa. Buhnici, di origini romene, viaggiava su un furgone senza targa e privo di libretto di circolazione ed è deceduto sul colpo. Un impatto devastante a poche decine di metri dal semaforo all’incrocio con l’Arnaccio, praticamente di fronte al cimitero di Stagno. Forse un colpo di sonno, una manovra sbagliata o un errore di valutazione nell’affrontare quel tratto di strada all’imboccatura del rettilineo alberato lungo il perimetro di Camp Darby, fatto sta che l’impatto è stato tremendo. Al punto che i due veicoli hanno rimbalzato l’uno contro l’altro finendo ai lati opposti della carreggiata con la parte anteriore in entrambi i casi distrutta.
Altro drammatico scontro nell’ottobre 2013, in cui persero la vita due giovani paracadutisti a bordo di un Ducato che stava rientrando a Pisa e che andò a sbattere contro un camion. Le vittime erano paracadutisti del Capar di Pisa ed erano originari di Milano e Barletta: Fabio Grendene di 20 anni e Giuseppe Luca Rizzi di 21. Insieme ad altri colleghi stavano tornando in caserma dopo aver effettuato un turno di vigilanza alla caserma Lustrissimi di Livorno. Il mezzo militare, che proveniva da Livorno, si è scontrato con un Tir che stava viaggiando in direzione opposta.
Nel 2010 un altro schianto atroce: Michael Lemmi, 20 anni, per un colpo di sonno al volante di una Ford Fiesta piombò sui pini che costeggiano l’Aurelia. In quello stesso punto era morta sua madre nel 1992. Lemmi uscì gravemente ferito dallo scontro, morì invece suo cugino, Simone Talani di 21 anni. Talani, livornese, diplomato al Nautico, lavorava sui piazzali del porto come addetto agli imbarchi sui traghetti.
Nel 2008 su questo stesso maledetto tratto morì un motociclista: Alessandro Zobel, 36 anni, che abitava a Calci. L’incidente avvenne intorno alle 3.30, sulla Pisorno. La moto di Zobel si scontrò fatalmente con una utilitaria guidata da un ventenne pisano. Zobel morì sul colpo
Non lasciare decidere l'algoritmo:
scegli Il Tirreno per le tue notizie su Google
