Il Tirreno

Livorno

Da Picchi al Conte Max la gabbionata inventata dai livornesi

Da Picchi al Conte Max la gabbionata inventata dai livornesi

Quel mercoledì del ’64 quando i campionissimi dell’Inter alzarono bandiera bianca contro i ragazzi dei bagni Fiume

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LIVORNO. Massimiliano Allegri, mister della Juve super-titolata, forse avrebbe rinunciato alla gabbionata con gli amici di sempre a metà giugno forse solo se gli avessero dato la possibilità di giocarsela di nuovo con il Barcellona: o Messi o meglio vedersela con il bagnino dei Lido, Roberto Vicidomini, e con Andrea detto Dodo. Pronti alla sfottò alla livornese: per loro è rimasto "Acciuga" anche se è uno degli allenatori più blasonati del Continente.

Del resto, la gabbionata – ora al centro dell'iniziative estiva del Tirreno – la Nike l'ha fatta diventare uno spot planetario con una grandinata di una doppia dozzina di superstar come Totti e Henry, come Ronaldinho e van Nistelrooy, come Ronaldo e Vieira, come Figo e Rio Ferdinand (e perdipiù Eric Cantona come arbitro). Ma resta una invenzione tutta livornese: no, non ci voleva la scienza di Nash o di Godel per immaginare che mettendo una rete tutt'attorno a un perimetro di gioco si sarebbe evitato di far schizzare il pallone sulla sdraio della nonna o contro l'ombrellone della cognata. Altrove l'avrebbero brevettata per farci i soldi, qui da noi è rimasta semplicemente un'idea geniale per vivere il pallone in spiaggia, lo spazio vitale del livornese standard da inizio giugno a settembre inoltrato.

Raccontano che lassù al Nord il gabbione l'abbia fatto conoscere Corrado Orrico quand'era sulle panchine che contano: è stato lui stesso a confessare che aveva ripreso l'idea pari pari dagli stabilimenti balneari labronici che aveva conosciuto da giovane («la "gabbia" affina la tecnica, sviluppa i riflessi, velocizza il gioco e migliora la condizione fisica perché si gioca senza un attimo di sosta»).

D'altronde, ben prima che arrivasse Allegri sul palcoscenico del gabbione dei Lido, su quello dei Fiume in un mercoledì da leoni del ’64 era stato Armandino Picchi a portare l’Inter dei campioni. Stiamo parlando dello squadrone di Herrera che aveva messo in cassaforte scudetto, Coppa dei Campioni e Coppa Intercontinentale: in campo gente come Burgnich, Guarnieri, Sarti e Suarez. Come se insieme al Conte Max fossero arrivati con infradito e ambra solare Pogba e Pirlo. La morale della favola? I campioni interisti le buscano dai ragazzi livornesi di Romano Vivaldi e Rossano Giampaglia. Chissà come ce la caveremmo contro Tevez...

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di Redazione web