Il Tirreno

Livorno

«Sul dossier Aamps Marzovilla doveva andare in Procura»

«Sul dossier Aamps Marzovilla doveva andare in Procura»

La replica di Raspanti, presidente della commissione d’indagine «Il suo ragionamento è impreciso e pare una manovra diversiva»

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LIVORNO. «Sono desolato del fatto che io metto al corrente la commissione di inchiesta del Comune di possibilità contabilità anomale e poi stanno a guardare le sei multe...». La frecciata che Andrea Marzovilla - ex consulente dell’Aamps voluto dal sindaco Nogarin e finito nel mirino per aver preso sei multe con l’auto di servizio - aveva rivolto ieri dalle colonne del Tirreno al consiglio comunale, torna al mittente come un boomerang. E’ Andrea Raspanti, presidente della commissione speciale d’indagine su Aamps, che gli risponde per le rime, «di fronte - dice - all'ennesimo tentativo di strumentalizzare l'attività della Commissione».

«Chiamato in causa per la questione delle multe prese al di fuori degli orari di servizio da un'auto di Aamps, Andrea Marzovilla tira in ballo in modo critico i lavori della Commissione d'Indagine con un ragionamento che presenta più di un'imprecisione e che assomiglia molto a una manovra diversiva - accusa Raspanti -. Marzovilla pare essere ancora vittima di un equivoco che l'aveva già indotto in errore al momento della sua audizione. Questo nella migliore delle ipotesi. La Commissione infatti, facendo formale esposto alle autorità di controllo, ha assolto in pieno e nel modo più responsabile al proprio compito, e ho personalmente ricevuto conferma della correttezza del nostro comportamento dagli stessi ufficiali che hanno accolto la denuncia. La notizia poi che alla nostra segnalazione abbia fatto seguito un'immediata azione da parte degli inquirenti ne è la conferma».

Poi Raspanti entra nel merito della famigerata cartellina verde che Marzovilla ha portato in commissione. «La scelta della Commissione di non accettare il conferimento agli atti della "cartellina verde" è perfettamente in linea con quanto previsto dalle vigenti leggi e con la consapevolezza, da parte dei consiglieri, della loro funzione - dice il presidente -. Fu Marzovilla, anche in quell'occasione incalzato da alcune domande circa il suo ruolo e la sua attività in Aamps, a mostrare ai commissari la cartellina in questione e a sollecitare domande sul suo contenuto, contestualmente dichiarandosi convinto che in essa ci fossero carte contenenti informazioni che profilavano reati di tipo penale».

Una dichiarazione, questa, che ha indotto tutti i consiglieri e le consigliere presenti, dopo un breve dibattito e una sospensione della seduta («ma senza alcuna secretazione, contrariamente a quanto da Marzovilla riferito», sottolinea Raspanti), a deliberare di dare mandato a Raspanti, in qualità di Presidente, di procedere a un immediato esposto alla Procura della Repubblica, esposto avvenuto poi attraverso il canale della Questura. «Stupisce semmai - continua duramente Raspanti - che non sia stato Marzovilla, una volta entrato in possesso di quelle carte, a procedere in tal senso, e che abbia confuso a tal punto il principio della separazione dei poteri da non capire che la verifica della loro sensibilità penale doveva essere svolta da chi ha il potere e i mezzi di svolgerla».

«Questo - chiude Raspanti - a tutela dell'interesse pubblico, del principio di garanzia dei diritti fondamentali delle persone eventualmente chiamate in causa da quelle carte e del lavoro della stessa Commissione, la cui attività si inquadra in modo esclusivo all'interno delle prerogative che la legge riconosce al Consiglio Comunale: controllo e indirizzo politico-amministrativo».

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di Redazione web