Gioco
«Noi senegalesi, ti chiediamo perdono»
Diop Mbaye, leader della comunità: la giustizia punisca chi si è macchiato di una cosa così orribile
LIVORNO. «Chiedo perdono a quella giovane. Lo faccio a nome di tutta la comunità senegalese. Ora la giustizia faccia il suo corso senza rimettere in libertà dopo pochi mesi chi ha compiuto un gesto così orribile». Diop Mbaye, responsabile della comunità senegalese, non usa mezzi termini nel condannare lo stupro. E aggiunge: «Se la ragazza lo vorrà e se la questura ce lo permetterà, vorrei incontrare la vittima per farle sentire la vicinanza dell'intera comunità senegalese».
«Non so come questo giovane senegalese abbia potuto fare una cosa del genere - dice Mbaye - perché se anche non avesse avuto una fidanzata, una moglie, una sorella, dovrebbe comunque capire che ogni donna è madre e le madri si rispettano perché non esiste un uomo senza una madre».
Mbaye insiste sulla giustizia, perché «gente del genere non deve tornare in libertà dopo pochi mesi, magari per pianificare un nuovo stupro, e quindi la società si deve difendere da queste persone allontanandole dalla comunità».
Quel che è successo – dice – « mi arriva come una pugnalata al cuore: mi vergogno che un mio connazionale si possa essere macchiato di una vergogna che in un modo o nell'altro può gettare un'ombra sulla nostra gente».
Il rappresentante della comunità si lascia andare all'amarezza quando si sofferma sul fatto che tanti senegalesi sono perseguiti perché vendono merce contraffatta: «È vero, compiono un danno economico, ma è meglio perseguire chi fa violenza: questi sono i veri criminali, non chi per sopravvivere vende merce contraffatta».(ca.ven.)
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