Il Tirreno

Livorno

Lasciò l’Iti a 14 anni Ora alla soglia dei 40 si diploma al top

di Carlotta Nigiotti
Lasciò l’Iti a 14 anni Ora alla soglia dei 40 si diploma al top

La rivincita di David Arditti: «Ho sognato il compito in bianco ogni notte per una vita, dovevo interrompere quell’incubo»

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LIVORNO. David Arditti, classe 1977, vive da solo e non ha un lavoro. Quest’estate però ha un motivo per sorridere: due settimane fa si è diplomato e lo ha fatto a pieni voti.

Un 100 scritto a caratteri cubitali che lo riempe di soddisfazione «a dimostrazione - come dice lui - che tutto è possibile, basta volerlo».

La sua storia inizia qualche anno fa, quando dopo le scuole medie iniziò a frequentare l’istituto professionale Iti Galilei. Non andò bene: problemi personali e qualche difficoltà in famiglia lo costrinsero a ritirarsi, a lasciare i banchi, i libri, i compagni, la vita tipica del quattordicenne. Una scelta che non gli è mai andata giù: «Per anni - racconta oggi - ho sognato di essere in una classe seduto al banco mentre facevo un compito di cui però non sapevo le risposte e quindi mi tormentavo per cercare di finirlo. Credo che questo sogno fosse lo specchio di quel cruccio enorme che mi era rimasto dentro: non aver preso il diploma».

Dopo aver superato la soglia dei trent’anni, quasi per gioco,un giorno, prese la fatidica decisione di iscriversi al corso serale, seguendo il suggerimento di un’amica. “Perché no?”, mi chiesi. «All’inizio fu una cosa quasi fine a se stessa. Dopo si è materializzata; mi sono appassionato alle materie di studio ed ho iniziato progettare un possibile impiego secondo tale percorso di studi per il futuro».

Una scelta fatta con la consapevolezza che ciò avrebbe portato grossi cambiamenti e sacrifici. Lo sapeva bene David, ma non gli faceva paura il sacrificio e determinato si è buttato a capofitto in questo ritorno sui banchi: «È stata dura - racconta -. Ma impegno e rinuncia erano finalizzati ad un obiettivo e tutto ha avuto un senso. È come una maratona: ti alleni e giochi la tua gara, in tal caso studi, sei presente alle lezioni e vai interrogato. Un modo con cui mettersi alla prova sempre di più, esattamente come accade nella vita».

Tornare a studiare alla soglia dei 40 anni non è la cosa più semplice del mondo, anche per chi oggi è laureato. «Non avendo più quella lucidità di quando si è ragazzi è stato molto faticoso. C’è inoltre da pensare alle “faccende” per la casa, annessi e connessi. Non avevo più orari: finivo le lezione alle 22, tornavo a casa, sistemavo tutti gli appunti e mi buttavo la pasta a mezzanotte. È un lavoro doppio in cui capisci che non è tanto la quantità ma la metodologia di studio. La domanda che mi facevo in continuazione era questa: ce l’hanno fatta tutti a prendere il diploma, e perché non pure io? - racconta Arditti - Oggi sono soddisfatto e realizzato: sono disoccupato quindi invece di perdere tempo a piangermi addosso, ho impiegato il tempo in qualcosa di costruttivo. A maggior ragione, avendo la 3° media ero limitato nelle opportunità di lavoro».

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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