Il Tirreno

Livorno

NO, DÈ, NON VORRETE MIA RIVIVE L’ESTATE FETENTE DER 2014...

di CLAUDIO MARMUGI

di CLAUDIO MARMUGI M’hanno detto ar Tirreno di scrive’ un’onda der Marmugi sur cardo. Boia, sarà un’onda “di calore”, ma perdavvero. Anche perché, dé, sur cardo di questi giorni c’è da dinne. Come...

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di CLAUDIO MARMUGI

M’hanno detto ar Tirreno di scrive’ un’onda der Marmugi sur cardo. Boia, sarà un’onda “di calore”, ma perdavvero. Anche perché, dé, sur cardo di questi giorni c’è da dinne. Come faceva lo spot? “Anto’, fa caldo…”. Ecco.

Dentro vella reclame c’era Luisa Ranieri (già moglie der Commissario Montalbano), ora ci siamo tutti. “Anto’, fa caldo…” è ir nostro tormentone perenne, ir nostro loop continuo, insieme a “Boia dé, si mòre” e “Maremma ‘ane, Antonio, ‘un c’è un filo di vento. Ci saranno novanta gradi. Fai varcosa, Antonio, vai a comprà un Pinguino”. Si. Fa cardo, gente. E io aggiungerei: se Dio vòle. E’ estate, e l’estate deve fa’ cardo. Sennò ‘un è estate.

C’è chi lo ama (Ir capo della Cronaca der Tirreno, per esempio, lo adora...), chi lo odia, chi lo benedice e chi lo stramaledice, ma ir car

do c’è e ci deve sta’. No, dé, non vorrete mia rivive’ un’estate fetente come quella dell’anno scorso, che era ‘n mortorio – fra freddo, diaccio, vento, pioggia, ‘un si rivinceva, senza contà ir turismo, l’economia e l’agricortura a gamballaria.

Meglio du’ consigli in più de’ giornali per sopravvive’ ar cardo e all’afa, di du’ consigli, come l’anno scorso, per tappassi dar freddo e scanzà i furmini in spiaggia. Ner 2014 i giornali erano ‘mpazziti: “Come schivà le slavine a Riccione, come sopravvive’ a una grandinata a Ragusa, come sbrinà la neve a pallettoni dalle spiagge della Maddalena”, quest’anno, almeno i consigli si sono livellati sulla media: “Mettete i piedi a bagno nella fontana di Trevi”. Che la mi’ nonna, ieri, voleva uscì a cercalla. Pensava fosse taumaturgica come quella di Lourdes: o Trevi o nulla – o quella o scoppi di cardo: un’artra fontana, non vale. Semmai, quello che sbaglia davvero la pseudo ‘nformazione sono i nomi che danno (su siti meteorologici in particolare, tipo “IrMeteopuntoitte” - abbreviazione di “Ir Meteo Punto Ittero”) ar cardo.

In pratica, battezzano le ondate di calore. Prima c’era ir battesimo dell’aria, ora c’è ir battesimo dell’aria carda. L’uso dei nomi per definire i fenomeni atmosferici è una boiata pazzesca (a meno che non siano uragani, dove ogni iniziale della perturbazione ha un significato preciso nella scala dell’energia che potrà sprigionare e della classe).

Ma voi credete davvero che chiamare ir cardo “Flegetonte” o “Caronte” mi possa spaventà? T’immagini? “Nonna, tappati, arriva Flegetonte”. E lei: “O perché? Mi guarda le ‘osce?”.

Io penso che sia soggettivo. A me mi terrorizzerebbe, per esempio, “Natalina”, come la sòra che mi faceva catechismo quand’ero bimbetto e che m’instillava l’idea medievale di un Dio punitore e vendicativo.

Mi spaventerebbe anche “Amelia”, come la sòcera d’un mio amico che, poveraccio, ni fa le peggio angherie e forse anche “Ghionzoloni” come ir bulletto che negli anni ’80 mi vessava alle scuole medie.

Ma te lo ‘mmagini ir Tirreno che dà la notizia: “Scappate, arriva ir Ghionzoloni”. Io me la darei a gambe levate subito. Per paura di ritoccanne. Cardo o non cardo.

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