Gioco
Luogo Pio, l’intesa c’è ora inizia la trattativa
Siglato il protocollo tra Comune e Consabit. Nogarin: «Niente colata di cemento, impegno mantenuto». Occhi sullo scambio di aree o immobili: «Non cederemo l’area di via Meyer, pensiamo a immobili che sono nel piano delle alienazioni». Otto mesi per chiudere
LIVORNO. L’intesa c’è. Ora però inizia la trattativa: la fase più delicata, quella dello scambio di aree o immobili tra Palazzo Civico e Consabit. La fase che durerà sei mesi (più altri due per portare gli atti in consiglio comunale) e che alla fine dirà se dopo vent’anni il Comune è riuscito a chiudere la partita di piazza del Luogo Pio.
Confermate le indiscrezioni del Tirreno: giovedì 16 il sindaco Filippo Nogarin e Stefano Venturini (presidente del Cda e legale rappresentante di Consabit) hanno siglato il protocollo di intesa che getta le basi per ridisegnare il futuro del cuore della Venezia. Come? Riqualificando la piazza senza costruire i palazzi previsti già dagli anni Novanta.
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Perché è fino al 1995 che bisogna correre per trovare la delibera della giunta che dava il via al Piano di riqualificazione urbana del Luogo Pio, inteso come programma di opere pubbliche da realizzare con risorse pubbliche e private. Negli anni sono stati numerosi i passaggi tecnici e politici, sfociati nel 2012 in un progetto approvato dalla giunta e infine, nel 2014, in una convenzione tra Comune e Consabit.
«Un anno fa – interviene oggi Nogarin – ci siamo presi l'impegno con la città di impedire che su piazza del Luogo Pio calasse un'inaccettabile colata di cemento. Consabit è stata una delle prime realtà che ho incontrato per cercare di frenare l’accordo che la precedente amministrazione aveva siglato ad appena un mese dalle elezioni: ho manifestato la volontà di molti livornesi di non proseguire, convinto che ci fossero altre possibilità. Andiamo quindi orgogliosi del risultato».
L'impegno è questo: costruire nella piazza solo uno dei tre edifici previsti dalla convenzione del 2014 (da ieri sospesa per sei mesi): una ventina di appartamenti nell'edificio da ricostruire lungo il viale Caprera, «in aderenza ai Bottini dell'Olio» (in pratica le ex case Pie), che andrebbe a formare una sorta di corte interna “utile” all'ingresso del nuovo museo. Così resterebbero liberi sia la piazza (l'area del parcheggio) che la parte antistante. «Non è un gol della bandiera – commenta Salvadorini – quello del Luogo Pio è sempre stato un piano di opere pubbliche e in quel punto, accanto al museo, è opportuno creare una piazzetta più riservata per livornesi e turisti».
Ok, ma la convenzione prevedeva che la coop potesse costruire tre blocchi per un totale di 10.496 metri quadri (più 12 alloggi a canone concordato al Refugio che per motivi tecnici non saranno realizzati): ne resterà uno, cosa avrà in cambio? Il protocollo, a pagina 4, recita che è prevista la «cessione a Consabit in diritto di superficie o in proprietà di altre aree/immobili di proprietà comunale da individuare in accordo con l'operatore privato, fermo l'impegno di quest'ultimo a realizzare le opere di urbanizzazione funzionali alla riqualificazione del Luogo Pio». In altre parole, alla coop saranno ceduti altri immobili del Comune o sarà garantita la possibilità di costruire da un’altra parte.
E qui viene il bello. Perché come ripetono sindaco e Salvadorini, gli oltre 3 milioni di euro di interventi pubblici già previsti in piazza del Luogo Pio e finanziati dal privato a scomputo degli oneri di urbanizzazione «dovranno comunque essere spesi per riqualificare il cuore della Venezia». Anche perché, come si legge nel protocollo, vanno rispetta gli «impegni che derivano dal’accordo di programma sottoscritto nel 1998 con l’allora ministero dei Lavori pubblici», da dove arrivarono parecchi miliardi delle vecchie lire.
«Una grande sfida – fa notare Salvadorini – perché costruire da un’altra parte e riversare gli oneri lì non è facile». Di fatto significa che la trattativa verterà su aree già urbanizzate o su un pacchetto di immobili da trasformare. «Preferibilmente – dice lo stesso Nogarin – strutture inserite nel piano delle alienazioni del Comune: meglio riqualificare l’esistente, come prevedere il nostro programma...». Certo di edifici che fanno gola ce ne sono parecchi, a cominciare dall’ex circoscrizione 3, a due passi dai Pancaldi. Ma per ora vige il massimo riserbo. E ci sono sei mesi (più due) per trattare.
Intanto però Nogarin, a domanda del giornalista, risponde di «escludere nella maniera più assoluta che venga ceduta alla coop l’area ex Atl di via Meyer». Un’ipotesi che stava già correndo da qualche giorno nelle stanze della politica.
«Per noi questo accordo è molto importante – riprende Salvadorini – proprio perché la nostra è una coop che ha sempre agito nell’ambito della riqualificazione urbana». Il presidente torna a far notare che «sono vent’anni che aspettiamo», ma anche che «non è vero che la precedente amministrazione non ha provato a ritoccare il progetto» e «vorrei ricordare il forte impegno dell’assessore Picchi». Detto questo, partono i sei mesi di trattativa. Ed ecco la stretta di mano con Nogarin: «Finora ha mantenuto le promesse – conclude Salvadorini – spero mantenga anche questa».
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