Il Tirreno

Livorno

Salesiani, don Berto fa la valigia dopo 8 anni

di Mauro Donateo
Salesiani, don Berto fa la valigia dopo 8 anni

Andrà nelle periferie romane. «Ho trovato tanta generosità in voi livornesi, sappiatela valorizzare»

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LIVORNO. Se ne andrà nelle periferie romane, in pieno stile della chiesa missionaria di papa Francesco e don Bosco, a dirigere l’Istituto Salesiano Pio XI. Con gran dispiacere dei suoi parrocchiani, dopo otto anni da parrocco, don Gino Berto lascia la sua comunità del Sacro Cuore fra Colline e la stazione.

Lo ha annunciato lui stesso durante la messa: il trasferimento avverrà a settembre. Al suo posto arriva don Felice Terriaca, romano, 68 anni, attualmente parroco nella chiesa dell’istituto dove andrà don Gino. La scelta è stata presa direttamente dalla direzione dei salesiani di Roma, e al sacerdote di origine veneziane è stato annunciato venerdì notte. Nel volto e nelle parole di don Gino si percepisce il rammarico di lasciare la comunità livornese, ma lo fa con umiltà e pacatezza, secondo i suoi canoni di “pastore”. Il tutto sorretto da un bagaglio culturale davvero invidiabile. È qui da noi che il prete salesiano ha svolto la sua prima esperienza da parroco in 34 anni di sacerdozio. Prima, era sempre stato direttore di vari istituti scolastici in Liguria, spendendosi interamente per la formazione e l’educazione dei ragazzi.

«Un parrocchiano – racconta don Gino – mi ha chiesto: perché la vostra obbedienza deve essere anche la nostra? Mi ha fatto molto riflettere in effetti la sua domanda, ma la Chiesa è una grande comunità e il Signore chiama noi sacerdoti a metterci in viaggio. In ogni caso, qui c’è un laicato maturo che mi ha garantito che porterà avanti il lavoro svolto finora». Il parroco riprende una citazione di don Bosco: “Ecclesiastici e laici sono insieme per la salvezza della gioventù pericolante”. Per poi aggiungere: «Qui la realtà dell’oratorio è una delle più belle nel parco salesiano nazionale».

Il sacerdote dice che questi anni livornesi sono stati una bellissima esperienza: «E pensare che quando dovevo venire a Livorno in molti mi dicevano che era una città di atei e miscredenti: in realtà, – racconta don Gino – c’è molta sensibilità e coinvolgimento culturale: basta vedere la grande partecipazione alle nostre iniziative». Che sono molte. Per dirne alcune, basta guardare agli incontri di giugno sulla “comunità”, oppure ai “percorsi di luce” organizzati per divorziati, separati e risposati (ci sarà uno stand anche a Effetto Venezia).

«Il numero di partecipanti a questi incontri – spiega – è aumentato molto: principalmente emerge una richiesta di inclusione nella Chiesa, più che ansia dei sacramenti. Vogliono essere parte viva della comunità».

Per il sacerdote è molto importante «che ci sia più sintonia tra le parrocchie per il bene delle città», perché «Livorno guarda spesso più al suo negativo che al suo bello. Io qui ho trovato generosità ed entusiasmo, i livornesi sono un paradigma del dono, all’esterno ci sono troppi pregiudizi nei vostri confronti». Con il vescovo don Gino dichiara di essersi trovato bene, ma anche con il clero locale: «La sua ricchezza – conclude – è la diversità, ma questo richiede un grande senso di responsabilità da parte dei componenti».

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