Gioco
Via al maxi-escavo ma Livorno e Pisa bisticciano ancora
Dragaggio decisivo per la Darsena Toscana: però sarà inutile se l’intesa (scaduta) sulle porte vinciane resta zoppicante
LIVORNO. C’è una fotografia che i tecnici dell’Authority sguainano come una durlindana tutte le volte che salta fuori il problema dell’insabbiamento della Darsena Toscana, il “cuore” del porto. Dallo Scolmatore è entrato per decenni in Darsena Toscana un flusso di fanghi e melme: basta seguire la traccia del flusso marrone per accorgersene.
Se continua a campeggiare in qualche ufficio o su qualche scrivania è perché adesso l’Authority rimette in pista una nuova maxi-campagna di dragaggi in Darsena Toscana e nel Bacino di evoluzione. È un maxi-appalto con 14,6 milioni di euro come base d’asta, tempo fino al 9 settembre per farsi avanti e cinque mesi di escavi. Per tirar via dai fondali qualcosa come 700mila metri cubi di melma.
Sono bastati appena otto anni a tornare al punto di partenza: la precedente campagna di escavi in questa zona-chiave del porto porta la data del 2007. È vero che non bastanoa intercettare le nuove flotte di ultra-portacontainer i fondali a meno 13, la profondità massima ottenibile perché è lì che sono le fondamenta delle banchine: ma in concreto oggi il pescaggio effettivo massimo ammesso arriva a malapena a 11,40. Ad esempio, su alcuni accosti della Sponda Est è stato necessario intervenire d’urgenza perché sui fondali si erano formate collinette di fanghi che di fatto ostacolavano l’accessibilità alla banchina.
La foto del flusso marrone che entra in Darsena, cosa c’entra? C’entra eccome: è da questa porticina sul retro che, secondo un dossier datato 2002 dell’allora segretario generale dell’Authority Francesco Ruffini che quantifica in 28mila metri cubi annui (cioè 70 centimetri di profondità min meno) l’afflusso di melme dallo Scolmatore se le “porte vinciane” restano aperte.
E non è difficile capire perché: finché non si farà la foce armata dell’Arno, progetto in mano alla Provincia di Pisa, solo per le cartine geografiche lo Scolmatore sbocca in mare: in realtà c’è quasi un tappo che ne devia il flusso verso il porto di Livorno. Di più: l’invito è raddoppiato dal fatto che sul basso fondale dello Scolmatore è stato scavato trasversalmente, fra i Navicelli e la Darsena Toscana, un canale con profondità extra per far passare gli yacht prodotti dal forte polo nautico chic pisano.
Fra Scolmatore e Darsena non c’è solo una babele di addirittura quattro ponti levatoi da manovrare: ci sono anche le “porte vinciane”. Una sorta di chiusa che Livorno vuol mantenere chiusa per evitare che entrino in porto le melme e che Pisa vuole aperta per difendere le proprie industrie. Altro che campanilismo, sono due modelli ndi sviluppo che fanno a botte: al punto che nel gennaio 2012 le istituzioni livornesi e quelle pisane litigarono di brutto sotto gli occhi del governatore Enrico Rossi alla firma di un protocollo che i pisani imposero di cambiare cinque minuti prima di firmare.
C’è voluta la pazienza (e qualche sfuriata-tsunami) di Rossi in persona per rimettere in riga Livorno e Pisa, che di lì a sei mesi firmarono una intesa: quasi un armistizio ma con le pistole sotto il tavolo e con scadenza fine 2014. Le “porte vinciane” alla fine le hanno riparate e non sono più spalancate: anzi, l’intesa dice che stanno chiuse salvo quando è necessario aprirle per far passare gli yacht pisani. Con una doppia sottolineatura: 1) sono in territorio livornese ma, in base a una legge regionale di trent’anni fa, le chiavi dell’apri-chiudi le hanno affidate alla Navicelli spa di Pisa; 2) per evitare che l’accumularsi dei fanghi sulle porte chiuse rischi di mandarle ko spetta all’Authority fare (e pagare) la manutenzione.
Ma le scaramucce non sono mancate. E da mesi e mesi si susseguono gli incontri a Firenze convocati dai dirigenti della Regione, dal capo di gabinetto Ledo Gori o perfino direttamente dal governatore Enrico Rossi. È scaduta l’intesa e c’è da metterne nero su bianco un’altra: figurarsi che, a quanto è dato sapere, nell’ultima riunione perfino l’assessore Aurigi (Comune di Livorno) avrebbe dato man forte all’Authority. Probabilmente è l’unica volta in cui Palazzo Rosciano e Palazzo Civico non hanno bisticciato.
Finito il tira e molla? Macché. L’Authority livornese accetta di metter mano al portafogli per le manutenzioni ma vuol gestirle lei e chiede di avere le chiavi delle “porte vinciane”. Dalla sponda di Pisa si vorrebbe invece tenersi le chiavi ma anche la gestione delle manutenzioni che però dovrebbero esser pagare dall’Authority labronica.
La telenovela va avanti da mesi e mesi. Ma adesso all’orizzonte si profila il via al maxi-escavo da 14 milioni di euro: buttati via se non si risolve questa piccola grande bega.
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