Il Tirreno

Livorno

Sos Interporto, la frustata di Costalli

Sos Interporto, la frustata di Costalli

«Imbarazzante l’andamento dell’assemblea degli azionisti: temo sia il segno che si va a casaccio»

3 MINUTI DI LETTURA





LIVORNO. Sergio Costalli, presidente della Camera di commercio, non ha più né l’età sbarazzina né il fisico birbante per mettersi a fare il Giamburrasca, però all’assemblea degli azionisti dell’Interporto di Guasticce dev’esserseli levato il capriccio di piantare qualche grana. Giusto per mettere in evidenza che la piega presa dalla seduta non gli piaceva né poco né punto.

Prima scena: ci vuole un’ora buona di telefonate e imbarazzi perché si arrivi a districare il ginepraio di chi nomina chi. Balza agli occhi che, sebbene si stia parlando di una delle società-chiave sul fronte infrastrutturale di quest’angolo di Toscana, non c’è una regia e ognuno pensa a mettere lì un nome. Talvolta ritirandosi indietro: come quando la Regione dice che ha il mandato di fare un nome solo (e invece ha due posti in consiglio); come quando Collesalvetti si ritrova in mano la possibilità di fare due nomi, così come chi ha in mano un “peso” specifico di quote 25 volte superiore; come quando il Comune di Livorno insiste non votare nessun nome, dopo aver rivendicato il diritto a avanzare una propria candidatura. Risultato: se le candidature sono una girandola del momento, allora anche lui mette sul tavolo il nome del proprio segretario generale Pierluigi Giuntoli.

Seconda scena: c’è da votare il collegio dei sindaci, tutti d’accordo per la continuità. Costalli annuncia provocatoriamente una «astensione causa pranzo»...

Fin qui lo sketch ma se, a distanza di 24 ore, il presidente della Camera di Commercio torna sull’argomento è per mettere l’accento su una serie di aspetti. A cominciare dal fatto che «quel consiglio ha un profilo di rappresentanza tutta interna alle istituzioni ma senza aprirsi alla realtà delle imprese». Lo ripete rivendicando che in quel consesso di azionisti rappresentava non solo la Camera di Commercio ma anche la delega della Confindustria.

Il numero uno dell’ente camerale sfoga la sfilza delle «perplessità per come si è svolta tutta questa vicenda: per i tempi che sono stati incredibilmente necessari per arrivare anche solo a formulare le candidature, per la mancanza di una vera e propria lista presentata dagli azionisti di controllo». Ma fin qui siamo al metodo: il problema – aggiunge – è quando alla fine ci si accorge che in fondo alla corda c’è il bue, come dice il vecchio detto. E in questo caso il bue è il destino dell’interporto.

«C’è troppa confusione, anzi troppa incertezza», sbotta Costalli.

Meglio sarebbe stato – rincara – se si fossero scontrate linee e liste differenti, anando magari alla conta su opzioni e prospettive esplicite per disegnare il futuro dell’interporto: lo si vuole come retroporto a sostegno dello sviluppo del porto di Livorno o ci si immagina di venderlo un pezzo dopo l’altro come se fosse una sommatoria di capannoni qualsiasi? L’uno e l’altro scenario non sono la stessa cosa, secondo il presidente della Camera di Commercio: e anche la possibilità di contare sul coinvolgimento dell’Authority (e dei suoi fondi) non è per qualunque scanrio possibile. (m.z.)

©RIPRODUZIONE RISERVATA

Non lasciare decidere l'algoritmo:

scegli Il Tirreno per le tue notizie su Google

Cronaca flash

La protesta

Milano, scontri al corteo sul carovita: tavoli e sedie contro la polizia. Ci sono feriti – Disordini anche a Torino e Bologna

di Redazione web