Il Tirreno

Livorno

Interporto, non arriva Caridi Nuovo team ma il rebus resta

di Mauro Zucchelli
Interporto, non arriva Caridi Nuovo team ma il rebus resta

Sei funzionari più una imprenditrice veneta per arrivare all’autunno quando tutto cambierà Ancora da capire se resterà come retroporto o se sarà venduta come area da capannoni

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GUASTICCE. Sulla nomina del nuovo vertice dell'interporto di Guasticce la Regione tira il freno appena prima dell'ultima curva e, pochi minuti prima del via all'assemblea dei soci, arriva il contr'ordine: stop a una figura forte come l'ingegner Giovandomenico Caridi, 50 anni, amministratore unico di Navicelli spa, la società tutta pubblica delle istituzioni pisane (che, detto per inciso, è anche azionista dell'interporto labronico con lo 0,05%).

Nell'assemblea degli azionisti guidata dal presidente uscente Federico Barbera sembra esser saltata fuori l'intenzione di mettere nel nuovo consiglio d'amministrazione soprattutto figure di funzionari. Sei su sette: siccome possono essere più facilmente sostituibili, avranno presumibilmente il compito di traghettare la società verso la trasformazione radicale prevista per l'autunno mettendo mano sia all'assetto dello stato maggiore (cinque posti anziché sette, e con tanto di quote rosa) sia allo statuto (per rimediare ad alcuni incongruenze e disegnare l'identikit futuro di quel che questa infrastruttura dev'essere).

La Regione si è presentata in consiglio con Riccardo Buffoni che ha messo sul tavolo la nomina di Rocco Guido Nastasi, che nella nomenklatura fiorentina è responsabile di posizione organizzativa (nel settore "trasporto pubblico locale, servizi marittimi ed autolinee regionali") . C'è anche un altro esponente della tecnostruttura della Regione: è Elide Zambini, qualifica di funzionario amministrativo, proveniente da un altro ufficio dello stesso settore (supporto giuridico amministrativo per l'affidamento dei servizi di autolinea).

Collesalvetti fa cappotto

Curioso è, però, che quest'ultima formalmente non sia stata indicata dalla Regione Toscana perché il rappresentante fiorentino aveva il mandato di fare un solo nome: Nastasi. Evidentemente c'era stato un equivoco: e, per evitare che dopo il ritiro del nome di Caridi si arrivasse a un pasticciaccio procedurale, ecco che la funzionaria regionale è stata designata dal Comune di Collesalvetti. Niente da dire, se non fosse che alla fin fine il municipio colligiano, con lo 0,92% delle quote dell'interporto, si è ritrovato in pugno due nomine (su sette) in consiglio : l'altra è quella di Donatella Donati, funzionaria del Comune di Collesalvetti.

Dal gruppo Monte Paschi, principale azionista della società interportuale (con il 40,8%, quasi metà dei quali come Mps Capital Service), sono arrivati i nomi di altri due manager: l’uno è Alessandro Tempesti, l’altro è Bino Fulceri (quest’ultimo è l’amministratore delegato uscente, che non va in pensione contrariamente a quanto ipotizzato in un primo momento).

Appartiene a questa categoria anche Massimo Provinciali: ma si tratta non d’un funzionario di rango medio-alto bensì del numero due che affianca il presidente Giuliano Gallanti al vertice dell’Authority, ed è il segno di quanto l’istituzione portuale abbia puntato sull’interporto.

Nel nuovo consiglio d’amministrazione figura anche l’imprenditrice veneta Adriana Manaresi Miranese, amministratore delegato di Nova Marghera, società attiva nel settore immobiliare (che, a quanto risulta dalla documentazione camerale, è al 100% del gruppo trevigiano Guaraldo in liquidazione volontaria dall’autunno di tre anni fa).

Al voto in ordine sparso

La formazione del nuovo consiglio è saltata fuori, però, in modo un po’ surreale. Basti dire che sul tavolo c’erano anche altri due nomi (Claudio Pasquali, dirigente della Compagnia Portuale, e Pierluigi Giuntoli, segretario generale della Camera di Commercio): saranno bocciati dal voto ma sono l’indizio del fatto che i soci si sono presentati in ordine sparso, se è vero che il presidente della Camera di Commercio, Sergio Costalli ha messo in campo la candidatura camerale all’ultimo tuffo, quasi come gesto provocatorio di fronte a una situazione senza regia.

Livorno litiga, poi si astiene

Non basta: ancor più singolare è il fatto che il Comune di Livorno, presente con l’assessore Martini, abbia insistito per formalizzare a verbale la propria astensione dopo che nel round precedente era stato l’assessore Lemmetti a battersi come un leone per rivendicare al Comune di Livorno un posto nel nuovo consiglio (anche perché Palazzo Civico non è stato con le mani in mano quando c’è stato da ricapitalizzare la società).

Nelle nove righe di comunicato ufficiale della società Interporto spa si ricorda che è stato «riconfermato il collegio sindacale nelle persone di Simone Morfini (presidente), Roberto Lombardi e Stefano Fontanelli», aggiungendo poi che »nei prossimi giorni il nuovo consiglio d’amministrazione si riunirà per eleggere presidente, vicepresidente e amministratore delegato».

Varranno ancora i vecchi patti per cui spetta alla Regione indicare il presidente e al Monte Paschi l’amministratore delegato? Se così fosse, significherebbe che è presumibile una squadra con Nastasi presidente e Fulceri amministratore delegato.

Lo scenario non c’è più

È però da capire cosa resti in piedi dello scenario strategico delineato fra la primavera e l’autunno 2013 quando era stato necessario ricapitalizzare l’interporto con una iniezione da 18 milioni di euro. Nel frattempo, le istituzioni pisane e quelle lucchesi hanno già deciso di sfilarsi dall’interporto: non dovessero trovare acquirenti, liquidarle sarebbe una sberla extra per i conti dell’interporto. Sia chiaro, non sono solo i piccoli azionisti istituzionali a voler vendere: da almeno tre anni è intenzionato a farlo il Monte Paschi e anche la Regione non vede l’ora di riprendersi i soldi che ha investito.

L’Authority invece investe

C’è un unico soggetto in controtendenza: è l’Authority, che ha accresciuto il proprio peso dentro la società dell’Interporto. Gallanti mette soldi freschi fino a salire al 9,6% e ottiene in cambio un posto in consiglio d’amministrazione (per Provinciali). Con un’operazione ben più complessa:prevede anche l’allargamento dell’Authority a Collesalvetti e l’ingresso del sindaco colligiano nel comitato portuale).

Tutto si regge su un’idea: fare dell’interporto di Guasticce il retroporto di Livorno. Non a caso, ecco – con qualche ritardo – il progetto per lo “scavalco” ferroviario che dovrebbe finalmente consentire all’interporto di esser collegato davvero tramite binari con le banchine saltando in groviglio di Calambrone. E pensare che all’interporto l’inaugurazione-beffa del terminal ferroviario era andata in scena nel marzo di nove anni fa, senza poi veder più vagoni...

Ma quale missione avrà?

Difficilmente i tifosi amaranto chiederebbero a “sciù Aldo” Spinelli di cercare il bomber del Livorno solo fra chi è nato fra il Calambrone e Quercianella. Ovvio dunque che il problema non sia se il manager è pisano o livornese ma che sappia far bene il proprio mestiere. Ma quale? Adesso gli azionisti si sono semplicemente dati tempo per decidere in autunno il nuovo statuto e il nuovo assetto. Ma con quale obiettivo: vendere le aree per permettere a Regione e Mps di rientrare dei tanti quattrini investiti? o creare una infrastruttura dedicata al porto?

In realtà, il conto economico si salva forse solo con la terza via: un po’ di vendite per puntellare il bilancio di una infrastruttura logistica nata su terreno subsidente, molle come pappa, con costi di struttura altissimi. Altra cosa sarebbe farne nient’altro che un’area di capannoni: potrebbe stare qui come cento miglia nell’entroterra. L’interrogativo tornerà nel menù in autunno.

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