Il Tirreno

Livorno

Bagnino e volontario aiutava i poveri in India

Sotto choc i colleghi dello stabilimento Conchiglia dove lavorava da due anni Il babbo Paolo: «Insieme ad amici stava raccogliendo fondi da inviare laggiù»

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ROSIGNANO. Le parole si fermano in gola, come in un groppo; c’è sgomento negli occhi dei colleghi di Riccardo Sardone, il giovane che ieri è deceduto a causa di uno scontro con un’autovettura mentre viaggiava a bordo di uno scooter, su via Lungomonte. Non ce la fa quasi a parlare la titolare del bagno Conchiglia, dove Riccardo, che da ragazzo aveva praticato karate, faceva il bagnino da due anni. L’atmosfera è tesa nel locale, molto frequentato dai turisti che si accalcano per trovare un po’ di ristoro dalla canicola estiva di questa metà luglio. I colleghi continuano a lavorare in modo instancabile, cercando di non far trasparire lo sconforto che portano dentro. Eppure il dolore si legge in faccia, negli occhi fissi, nelle espressioni assenti. La tragedia che si è portata via un giovane di appena trentadue anni è inspiegabile, sconcertante. Ma Riccardo rimarrà vivo nei cuori delle persone care, nei ricordi delle persone che hanno avuto la fortuna di conoscerlo e di poter condividere con lui un pezzetto di strada. È così che lo vuole ricordare il titolare dello stabilimento balneare, Nicola Galatolo, con cui lavorava fianco a fianco per almeno sei mesi all’anno, senza tirarsi indietro nemmeno per le fatiche invernali. «Non era soltanto un bagnino, mi aiutava con i lavori di manutenzione anche durante il periodo di chiusura – dice, visibilmente scosso - Era un lavoratore eccezionale e instancabile, sempre presente. Ormai non era più soltanto un collega: ci vedevamo tutti i giorni e il rapporto di lavoro era diventato un’amicizia. In questo senso lascia un gran vuoto dietro di sé, che non si potrà colmare. Era una persona che apprezzavo e rispettavo profondamente, per la grossa stima che nutrivo per lui».

«Era una persona speciale - ricordano anche alcuni bagnanti dello stabilimento Conchiglia -, sereno e disponibile con tutti. Aveva sempre una parola buona e un sorriso».

Ma Riccardo non era soltanto un assistente ai bagnanti. Ormai da anni, in inverno, era solito andare a svolgere attività di volontariato nei paesi poveri del mondo, soprattutto in India, per prendersi cura delle popolazioni di quei luoghi. Il padre Paolo ricorda che «proprio in queste settimane stava facendo, con alcuni amici, una raccolta di fondi da destinare alle popolazioni indiane. Avrebbe voluto ripartire in inverno». Tra l’altro alcuni coetanei, in ricordo dell’amico, stanno raccogliendo soldi da destinare al progetto “Amma Italia”, che seguiva Riccardo.

Anna Cecchini

Elena Battaglia

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di Redazione web