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Protestano le mamme del Melo «Quegli uomini non li vogliamo»
Livorno, manifestazione in municipio contro i cinque immigrati ospitati nella struttura comunale a Fabbricotti. Cartelloni e parole pesanti verso l’assessore al sociale Dhimgjini, alla fine intervengono i vigili urbani
LIVORNO. «Abbiamo paura, non li vogliamo con noi». È il grido disperato delle madri ospitate dal centro comunale “il Melo”, in via Caduti del Lavoro, gestito dalla cooperativa Di Vittorio.
Protestano da giorni queste ragazze madri contro l’arrivo di cinque migranti maschi nella loro struttura. «Sono minorenni», cerca di tranquillizarle l’assessore Dhimgjini ma loro non si placano.
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Cartelloni in mano, Venusia De Martino e Chiara Bosi, due delle tre donne che vivono al Ciaf con i rispettativi bambini, sono andate in Comune per incontrare la responsabile al sociale Ina Dhimgjini. Più che un incontro, uno scontro, avvenuto nel corridoio davanti alla sala del consiglio comunale. Sono partite offese verso l’assessore, che le due donne, nella foga del momento, hanno apostrofato con un dispregiativo “bambolina”. Per riportare la calma sono intervenuti i vigili urbani.
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«È una struttura nata per ospitare donne con bambini - affermano le mamme -, perché adesso vogliono usarla per altri scopi? Ci tocca vivere con degli uomini che non conosciamo». Per De Martino e Bosi «quei ragazzi non sono minorenni, sono grandi e spilungoni», poi lamentano anche problemi di intimità («vanno a giro in mutande»). Duro anche Maurizio Onorati, il fidanzato di Chiara Bosi: «Io ho delle restrizioni per entrarci, perché questi ragazzi possono starci?».
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Chi protesta tiene a precisare di non essere razzista («non accettiamo di vivere con degli uomini qualsiasi etnia siano», recita un cartellone), ma di esigere il rispetto delle regole: «Vogliamo solo donne nella nostra struttura, possibile che tra gli immigrati da ospitare non ce ne siano?».
Altri cartelli sono stati messi nella zona di via Caduti del lavoro per chiedere la solidarietà dei residenti.
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L’assessore al sociale ha cercato di spiegare alle donne che «il Comune ha aderito a dei percorsi di accoglienza per minori non accompagnati, si tratta di un progetto sperimentale con la Regione, durerà circa un anno».
«Inoltre - ha aggiunto la Dhimgjini - essendo minori senza tutela, per legge spetta al Comune farsene carico».
Per quanto riguarda la struttura, «dopo le verifiche della Regione – spiega Senia Bacci Graziani, dirigente servizi sociali - quella del Ciaf è stata l’unica considerata idonea per il problema in questione, per questo è stata fatta una deroga apposta». Dall’amministrazione sottolineano due cose: la prima, «che il servizio offerto per le madri è di qualità elevata, trattandosi di casi complessi sono seguite da professionisti h24, per questo eroghiamo a testa 100 euro al giorno». La seconda: «Che non c’è nessuna promiscuità di spazi, sono due ali divise: i minori hanno 2 camere proprie, 2 bagni e una cucina. Con loro ci sono alcuni operatori, inoltre c’è sempre la vigilanza. In questo caso – aggiungono - la Regione passa 43,35 euro a testa al giorno». Infine: «Non ci stiamo alle strumentalizzazioni della Lega – tuona Ina Dhimgjini - si tratta di minori, non importa la nazionalità, occorrerebbe un po’ più di solidarietà». Per confrontarsi L’assessore al sociale potrebbe partecipare al sit-in organizzato dalla Lega per oggi alle ore 16 davanti alla struttura il Melo.
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