Gioco
Livorno diventa capitale nella cura dell’osteoporosi
Viale Alfieri ai vertici per numero di pazienti trattati col “cemento” e senza bisturi Il primario di neuroradiologia Prosetti: fondamentale intervenire in tempo
LIVORNO. Quel dolore improvviso alla colonna vertebrale può non essere stato tanto forte, ma preoccupa perché a distanza di giorni non passa ed i movimenti diventano sempre più difficoltosi. Il paziente, spesso anziano, assieme ai familiari, non sa cosa fare. Ancor peggio, minimizza e non prende alcuna iniziativa. I tempi poi di attesa per una radiografia complicano la situazione e passa tempo prezioso. Troppo. «Il problema – spiega Daniele Prosetti, direttore dell’Unità Operativa di Neuroradiologia agli Spedali Riuniti di Livorno – è che si possa trattare di un cedimento vertebrale a causa della osteoporosi da perdita di sostanza ossea dello scheletro».
«Due – aggiunge il medico – sono le soluzioni. La prima, tradizionale, prevede il riposo assoluto a letto per 30 giorni seguito da 60 giorni di busto ortopedico rigido metallico tipo C35 in permanenza, salvo nel momento in cui si sia coricati a letto. La seconda è l’iniezione dentro la vertebra ceduta di una sostanza plastica a rapido consolidamento (15 minuti), che viene eseguita in day hospital abitualmente dal Neuroradiologo, sotto guida radioscopica».
Niente bisturi, niente cicatrici. L’iniezione avviene attraverso un ago speciale, senza bisturi e senza cicatrici. Presso l’unità operativa di neuroradiologia di Livorno la metodica è in uso dal 2006 e da allora sono state trattate con successo oltre 800 vertebre in 350 pazienti.
E’ già evidente, in rapporto ai tempi di guarigione clinica, la superiorità del secondo metodo rispetto al primo. Guarire, infatti, prima significa provare dolore per un minor tempo, in termini di giorni contro mesi. Ma soprattutto va saputo che molto spesso la vertebra osteoporotica continua a cedere nel corso delle settimane successive al trauma.
Osservare, infatti, l’immobilità assoluta a letto per trenta giorni è un’impresa non da poco per una persona ed i familiari che l’assistono. Spesso ciò non è possibile ed il cedimento progredisce fino ad appiattire quasi completamente la vertebra. A quel punto la vertebroplastica risulta molto meno utile.
Per vincere il dolore. Lo scopo è prevalentemente antidolorifico: riduce il dolore della frattura osteoporotica o metastatica, migliorando sensibilmente e rapidamente la qualità di vita dei pazienti. Il concetto è quindi simile a quello di un’ingessatura: blocca i movimenti dell’osso fratturato eliminando i dolori, e contemporaneamente favorisce il consolidamento dei frammenti fratturati. Perciò è efficace nelle fratture vertebrali recenti, mentre non ha significato nelle vecchie già consolidate.
Corsa contro il tempo. Per questo motivo, quindi, la vertebroplastica andrebbe eseguita prima possibile. Capita invece con una notevole frequenza che il paziente si presenti al neuroradiologo operatore anche due-tre mesi dopo la frattura, dopo aver seguito un lungo e doloroso iter che passa attraverso il Pronto Soccorso, il medico di base, l’ortopedico, il neurochirurgo. «Non è nostro scopo spiegare il perché il paziente arrivi all’osservazione tardi, ma è presumibile che ciò dipenda da insufficiente diffusione dell’informazione. L’importante è arrivare in tempo. Per accedere alla prestazione, è sufficiente una visita di consulenza presso la nostra unità operativa», spiega Daniele Prosetti.
Sfatare un vecchio, falso mito. Non è vero che la vertebroplastica metta a rischio le vertebre adiacenti. Viceversa, è l'osteoporosi in sé che le mette a rischio. Tutti i pazienti osteoporotici con frattura spontanea sono ad alto rischio di nuove fratture, con o senza vertebroplastica. Basta saperlo.
Una malattia dolorosa. Sabina Sanguineti, direttore sanitario del presidio ospedaliero di Livorno, sostiene che «la malattia è estremamente dolorosa per il paziente e ne compromette la autonomia».
«L'immobilizzazione a letto incrementa il riassorbimento osseo (con peggioramento complessivo del quadro patologico) e soprattutto il rischio di Tvp e quindi di morte e complessivamente di sofferenza evitabile».
Mille euro di costo. Il costo complessivo della procedura (considerando materiale di consumo, personale e ammortamenti vari), si aggira attorno ai mille euro. Quindi, se consideriamo i benefici complessivi in termini di immediata interruzione del dolore, riduzione delle complicazioni legate all'immobilità e miglioramento della qualità della vita del paziente, la decisione non può che far propendere per l'effettuazione (precoce) di questa procedura. In termini numerici attualmente la neuroradiologia tratta dagli 80 ai 100 pazienti l’anno. «L’Asl di Livorno continuerà a credere in questo percorso di salute», dice Sanguineti.
La storia di Paolo, atleta 70enne. Paolo è uno di quei tanti “giovani” settantenni che definirsi ancora un “atleta”. Magro, asciutto, scattante, muscoli sottili e robusti. Il segreto: ogni giorno, pioggia, neve o sole che siano, lui è là, sul lungomare, di buona lena, respirando a pieni polmoni quel magico sapore del salmastro. Uno dei tanti – dicevamo – tenace, convinto e sicuro di sè. Talmente sicuro che quel dolore alla vita, improvviso, inatteso, non lo aveva certo preoccupati. “Sarà solo uno strappo, passerà”. No, già da qualche giorno non stava affatto andando in quel modo. Anzi c’era sempre. Fare certi, comuni movimenti evocava dolore. Un po’ di pomata -aveva pensato – esercizi rilassanti, niente. Come prima, più di prima. Così fu costretto a declassare la baldanzosa corsa di resistenza ad una meno agguerrita passeggiata. Sdraiato nel letto, aveva soltanto un poco di sollievo. Poi tutto tornava uguale. Riluttante a consultare il medico di famiglia per un maledetto orgoglio, lo incrociò per caso in città. Forse doveva andare proprio così. Poche parole, mentre il dottore lo ascoltava attento. “Paolo, e’ meglio fare alla svelta una radiografia, con l’osteoporosi non si scherza.” “Osteoporosi io? Con tutto lo sport che faccio?”. “Fai bene a farlo, ma c’è sempre una prima volta”.
La diagnosi dell’esame confermò il sospetto. Il dottore aveva ragione. «Cedimento strutturale di una vertebra». “Che devo fare?” “Non ti preoccupare, oggi esistono nuove tecniche. Si tratta della vertebroplastica. Un sottile, speciale ago inserisce del cemento nella vertebra distrutta. E’ come se cascasse un muro. Non ci crederai, ma si esegue a livello ambulatoria. Una mattinata e tutto è finito”. Se capitaste per caso sul lungomare, alla mattina presto, facilmente incontrerete Paolo. Ha ripreso la sua baldanza atletica, pare ringiovanito, vola come il vento. Vedere per credere.
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