Sicurezza
Interporto, tutto deciso a Firenze e a Pisa
In arrivo la nomina di Caridi, manager di Navicelli spa. In bilico l’idea del retroporto e il ruolo dell’Authority
LIVORNO. A meno di ripensamenti in zona Cesarini, stamani sull'interporto di Guasticce pioverà la nomina del nuovo presidente: in pole position è Giovandomenico Caridi, per il quale la nomina al vertice dell'interporto arriverebbe praticamente come ciliegina per la torta di compleanno dei suoi 50 anni. È un ingegnere pisano che il Comune di Pisa ha messo al timone della Navicelli spa prima come presidente-amministratore delegato e ora come amministratore unico.
Lo descrivono come un manager capace, che è riuscito a far decollare la Navicelli spa: fino all'exploit di portare lì, alle porte di Pisa, la multinazionale Ikea. Ce la fa a soffiare l’insediamento del colosso scandinavo ai “cugini” labronici, immaginato – per buffa coincidenza del destino – proprio in zona interporto. Ma non è per questo che oggi a Livorno si mugugna per questa nomina: anche perché il centrosinistra livornese dovrebbe prima di tutto prendersela con sé stesso e con la propria vocazione al suicidio (Livorno e Colle si scannarono se era meglio l’interporto o il Nuovo Centro, con il brillante risultato che vinse Pisa).
Lasciamo però perdere il latte versato o anche il sussulto campanilistico: a Livorno il sindaco è di Castiglioncello, il presidente della Provincia è di Rosignano, i vertici dell’Authority sono di Genova e di Roma, la Camera di Commercio è in mano a un cecinese, la squadra amaranto ha un presidente e un mister entrambi liguri, il Pd lo guida un colligiano e Forza Italia un cecinese. Davvero sarebbe un problemone vedere un manager pisano capace in sella all’interporto? Sta di fatto che per la prima volta Livorno risulta ben poco coinvolta mentre in passato, da Del Gamba a Nannipieri, da Susini a Barbera era stata determinante nella scelta del vertice (in tandem ovviamente con la Regione che sborsava i soldi). Anzi, il tam tam politico mette questa nomina in conto agli equilibri interni al Pd pisano...
In realtà, la butta sulla rivalità di campanile solo chi non vuol vederla per quel che è e cerca di farla ingoiare ai livornesi. Soprattutto in casa Pd: visto che per una volta le varie anime del partito, sempre a caccia di una ragione qualsiasi per litigare, sembrano far fronte comune nel segno della perplessità. Salvo qualche eccezione, a partire dal sindaco-segretario Lorenzo Bacci che insiste molto sull’intreccio con Pisa in logiche di area vasta (ed è noto che apprezzi le capacità professionali di Caridi).
Il primo dubbio riguarda i tempi, e ha a che fare con l’opportunità. A settembre è attesa la modifica dello statuto che dovrà ridurre da sette a 5 i numeri dei consiglieri d’amministrazione (con il rispetto delle quote rosa), aprire alla possibilità di vendere, ridisegnare la missione strategica dell’infrastruttura (incredibile che non vi fosse inserita la logistica integrata). Davvero non era possibile trovare il modo di traghettare per due mesi la società fino al nuovo assetto?
La seconda perplessità riguarda il fatto che non è chiaro se Caridi resterà in sella, almeno per un periodo, tanto alla Navicelli di Pisa quanto all’interporto di Guasticce.
Ma l’aspetto più pesante è il terzo elemento di questo filotto: è relativo al “mestiere” che si vuol far fare all’interporto sarà, e c’entra molto con il suo futuro e con quello del porto. Non è un segreto che da anni se ne voglia andare il Monte Paschi (primo azionista con il 40,8%) e anche la Regione (con il 23,6%) non sia così interessata a restare nella società. A ciò si aggiunga che anche la Camera di Commercio di Livorno (5,6%) se ne vuole andare, idem la Provincia di Pisa (1,9%). C’è un unico soggetto che si muove in direzione ostinata e contraria, la Port Authority livornese, arrivata a un passo dal 10%, attorno alla quale si potrebbe costruire la prossima compagine: eppure sembra rimasta alla finestra in quest’ultimo round.
Anzi, dietro la strategia di un maggior coinvolgimento dell’Authority labronica dentro l’interporto c’era l’idea di farne il retroporto di Livorno. L’esatto opposto dell’altra possibile alternativa: vendere quanto possibile (o quantomeno affittare) passando dalla vocazione logistica a quella immobiliarista. E non è stata forse proprio quella della valorizzazione immobiliare la bussola che ha fatto la fortuna della Navicelli pisana? Ma allora torna l’interrogativo: dai principali azionisti il nuovo vertice avrà la consegna di incassare quanto più possibile o quella di creare un retroporto efficiente?
L’ennesimo paradosso di questa storia riguarda poi la modalità con cui si concretizzerà la nomina. Si tratta di una nomina che spetta al consiglio regionale: prassi vuole che se ne discuta in commissione e poi la decisione finisca sul tavolo del presidente dell’assemblea consiliare regionale che mette la propria firma. Stavolta no: a sei settimane di distanza dalle elezioni regionali, le commissioni non si sono ancora insediate e la nomina non avrebbe neanche quel vaglio. Basta la firma di Eugenio Giani e stop.
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