Il Tirreno

Livorno

La Lega accusa: «Profughi nel centro per le mamme»

La struttura di via Caduti del Lavoro (Marzi pentafoto)
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La struttura di via Caduti del Lavoro (Marzi pentafoto)

I leader toscani del Carroccio si sono dati appuntamento davanti al “Melo” insieme alle donne della struttura. Il Comune: «Ma saranno ospitati cinque minori non accompagnati, in accoglienza temporanea»

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LIVORNO. La polemica è scoppiata venerdì 10 davanti ai cancelli del centro infanzia-casa famiglia “Il Melo”, in via Caduti del Lavoro: a dare il là sono stati i rappresentanti locali e regionali della Lega Nord che hanno puntato il dito contro la decisione di «ospitare da lunedì cinque profughi di sesso maschile proprio nella struttura riservata a giovani donne in gravidanza e a madri con figli piccoli che hanno già dovuto affrontare mille difficoltà». Dichiarazioni seguite poco dopo dalla precisazione del Comune: «Ma stiamo parlando di minori non accompagnati...».
Andiamo per gradi. I leader toscani del Carroccio si sono dati appuntamento alle 16 nell’area del Ciaf, davanti all’ingresso del centro “Il Melo”. Presente il segretario nazionale della Lega Nord Toscana e capogruppo in consiglio regionale, Manuel Vescovi, insieme al commissario provinciale Alessandro Scipioni, al commissario comunale Monica Gronchi e alla responsabile provinciale del dipartimento sicurezza e immigrazione della Lega, Michelle Odelin. Presenti anche alcune donne ospitate nel centro, preoccupate per la decisione di aprirlo a immigrati di sesso maschile.
«La struttura comunale gestita dalla cooperativa Di Vittorio in seguito a un bando pubblico – hanno spiegato i leghisti – è destinata a dare ospitalità, assistenza e protezione a donne in gravidanza e a mamme con bambini piccoli». «Siamo qui – sono quindi entrati nel merito – per denunciare la grave situazione in cui verranno a trovarsi le mamme con bambini quando, lunedì prossimo, su pressione della Regione Toscana, saranno inseriti nella stessa struttura cinque immigrati di sesso maschile». «In tal modo – hanno sostenuto – verrà a crearsi una grave situazione di promiscuità che, dato il tipo di struttura, è assolutamente da evitare. Si tratta di una scelta insensata che colpisce la privacy e la serena quotidianità delle ragazze madri e dei loro piccoli».
I rappresentanti della Lega non perdono così l’occasione di ribadire la loro «contrarietà all'ospitalità spesso di lusso concessa a tutti purché non italiani»: «Volendo proprio favorire persone immigrate – sottolineano poi – il buon senso avrebbe consigliato di scegliere mamme con bambini e comunque donne per non stravolgere la vita delle attuali ospiti».
Interpellata poco dopo, l’assessore al sociale, Ina Dhimgjini, ha precisato che «stiamo parlando di cinque minori non accompagnati, la Regione ha pensato a un percorso di accoglienza». «Una cosa – sottolinea – sono gli adulti profughi: per legge l’ente locale può farsene carico o meno, e noi abbiamo molte associazioni che lo fanno sul territorio. Un’altra sono i minori non accompagnati, che non possono essere respinti: spetta all’ente locale tutelarli. E la prefettura stessa in questi casi non consiglia l’albergazione. Sarà un’accoglienza temporanea, i minori saranno seguiti da assistenti sociali e da educatori. La fascia di età è quella che va dagli 0 ai 17 anni, a quanto ci risulta dovrebbero arrivare soprattutto sedicenni e diciassettenni». «Questa struttura – aggiunge – in passato ha già accolto minori non accompagnati».
Dhimgjini sottolinea però anche che «il problema dell’immigrazione in generale merita un’attenzione e una rivisitazione dell’intero sistema di accoglienza». Detto questo «le prefetture invocano una tutela, come è giusto che sia, per i minori non accompagnati».
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