Gioco
Il complotto fiorentino per "defenestrare" il pisano
Rimpastone e patto del Nazareno, nelle intercettazioni il duello Renzi-Letta che assume anche i toni della "guerra" campanilistica
FIRENZE. Questa volta a stare poco sereno probabilmente non è Enrico Letta ma Matteo Renzi. Il Fatto quotidiano ha infatti pubblicato sull'edizione di venerdì 9 luglio la telefonata, quanto meno imbarazzante, del premier con Michele Adinolfi, numero due della Guardia di Finanza, intercettata nell'ambito dell'indagine della procura di Napoli sulla Cpl Concordia (la sua posizione è poi stata archiviata). Pensando di essere al riparo da orecchie indiscrete Renzi confida all’amico comandante delle Fiamme gialle la sua strategia per insediarsi al posto di Letta. Strategia che si snoda su retroscena in parte inediti. Come l’offerta all’“amico” pisano della poltrona di Capo dello Stato in cambio del disco verde per Palazzo Chigi. E la disponibilità di Berlusconi a benedire politicamente la staffetta, che può essere letta come un anticipo del patto del Nazareno.
Ma andiamo con ordine. Roma, 11 gennaio 2014. Renzi, segretario del Pd, festeggia il suo trentanovesimo compleanno e tra le telefonate che riceve c’è quella di Adinolfi, allora comandante interregionale delle Fiamme gialle. Nel colloquio intercettato Renzi racconta il suo incontro, avvenuto il giorno prima, con l’allora premier Letta. Il giudizio sul premier è al vetriolo: «Lui, Enrico, non è capace, non è cattivo, non è proprio capace». Renzi fa trasparire in maniera chiara il suo disegno, che è quello di convincere Letta a lasciare Palazzo Chigi in cambio dell’ascesa al Colle. Come presidente della Repubblica Letta «sarebbe perfetto, gliel’ho anche detto ieri», racconta Renzi al generale della Finanza, che in grande confidenza gli dà scherzosamente anche dello «str..». Letta però rifiuta l’offerta quirinalizia, anche perché compirà 50 anni, soglia minima per l’elezione al Colle, solo nel 2016 e Giorgio Napolitano ha già fatto sapere che ha intenzione di andar via nel 2015. «....bisogna aspettare agosto del 2016. Quell’altro non c'arriva, capito? Me l'ha già detto», afferma Renzi.
Le intercettazioni dello spregiudicato Matteo Renzi non sono una sorpresa. Il Buonasera Toscana del direttore Omar Monestier
Posted by Il Tirreno on Venerdì 10 luglio 2015
Il Rottamatore non demorde e anticipa all’amico comandante che «la settimana prossima sarà un po’ decisiva perché vediamo se riusciamo a chiudere l'accordo sul governo», dice Renzi. «Rimpastino sicuro. Rimpastone, no rimpastino!». In realtà sarà un rimpastone con il cambio della guardia a Palazzo Chigi, un mese dopo, nonostante la celebre frase, pronunciata da Renzi il 17 gennaio sempre del 2014, nel salotto di Daria Bignardi. Frase divenuta un hashtag virale sui social network: #enricolettastaisereno. Cambio della guardia assecondato anche dall’ex Cavaliere: «Berlusconi invece sarebbe più sensibile a fare un ragionamento diverso», spiega ancora il premier nel colloquio con Adinolfi.
Da allora, dalla gelida piccata consegna della campanella a Palazzo Chigi, è calato il gelo tra Renzi e Letta condito anche dalla guerra campanilistica tra Firenze e Pisa. «Le frasi di Renzi su di me? Si commentano da sole», taglia corto Letta. Mentre Alessandro Di Battista (M5s) ha polemizzato: «Non mi stupisco affatto del sostegno di Berlusconi a Renzi. Dall'inchiesta della Cpl Concordia emerge che viviamo in una Repubblica fondata sul ricatto, che anche il governo Renzi è fondato sul ricatto, che il Patto del Nazareno pre-esisteva rispetto alla nascita del suo governo. Se a Renzi è rimasto un briciolo di dignità e di coraggio venga in parlamento, così potremo guardarlo in faccia e dirgli tutto quello che pensiamo di lui».
Se Letta risponde per le rime, Renzi non ci sta a prenderle e basta. E ribatte, senza citare il predecessore, riguardo alle riforme mancate: «La strada è tracciata ma resta l'amarezza: se queste riforme le avessero fatte quelli prima di noi, la nostra economia oggi sarebbe più forte». Un attacco che ha il sapore di un guanto di sfida nei confronti del «non capace» Letta. Uno che Renzi avrebbe visto volentieri al Colle. E tra i due leader toscani la guerra continua.
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