Sicurezza
Sul Comune la bandiera greca
Il sindaco: solidarietà con un popolo che soffre, l’Europa non deve obbedire ai diktat dei banchieri
LIVORNO. La bandiera greca sventola sul Palazzo Comunale: in posizione defilata rispetto al tricolore ma sulla facciata e in forma ufficiale. L’ha deciso il sindaco M5S livornese Filippo Nogarin. «Abbiamo voluto manifestare piena solidarietà nei confronti dei cittadini e delle cittadine di questo paese della Comunità europea, che sta vivendo oggi un momento di oggettiva difficoltà».
Parlando con i giornalisti, il sindaco pentastellato nega che si tratti di una sorta di forma di esultanza per il successo del fronte del "no" nel referendum greco. La scelta – tiene a sottolineare – «non è dettato dal risultato del referendum: la bandiera è stata esposta prima della vittoria dei no». Poi rincara: si tratta di «un'espressione di vicinanza a favore di un popolo che soffre». Il Nogarin-pensiero è riassumobile nell’ultima frase consegnata ai taccuini dei cronisti: «Noi vogliamo che la comunità europea sia espressione di libera circolazione di merci, mezzi e persone e non che debba essere vincolata unicamente da ciò che è espressione della finanza».
Già domenica, prima ancora che si conoscesse l'esito del referendum greco, il sindaco Nogarin aveva pubblicato su Facebook un post in cui citava un celebre discorso di Pericle per segnalare che Atene è la culla della democrazia: «Qui ad Atene noi facciamo così. Qui il nostro governo favorisce i molti invece dei pochi: e per questo viene chiamato democrazia». Il refrain «Qui ad Atene noi facciamo così» intercala una serie di considerazioni sul senso della democrazia fino a sottolineare che «Atene è la scuola dell'Ellade e che ogni ateniese cresce sviluppando in sé una felice versatilità, la fiducia in se stesso, la prontezza a fronteggiare qualsiasi situazione ed è per questo che la nostra città è aperta al mondo e noi non cacciamo mai uno straniero».
Ma Nogarin non è il solo a appassionarsi alle sorti dei greci: l'assessore Nicola Perullo sottolinea che «questa era l'ultima possibilità per l'idea stessa di democrazia occidentale»: lo ripete chiedendo che ora si passi a «referendum negli altri Paesi del Mediterraneo». Perullo ribadisce che «essere comandati dalle banche non ci piace» e qui fa un parallelo con l'illuminismo come antidoto allo strapotere della Chiesa.
Da sottolineare che c’è anche chi, sempre su Facebook, si affida all’arte dell’ironia e dello sberleffo: il consigliere comunale pentastellato Corrado La Fauci cita il celebre inno patriottico tedesco ma per riferirsi invece a Atene («Grecia über alles»), accompagnando la frase con il suo volto che fa la linguaccia.
Intanto, sul caso Grecia prende la parola anche Sinistra Ecologia Libertà per bocca del circolo Franca Rossi: « Hanno ricattato un popolo, chiudendo i rubinetti della liquidità per le banche subito dopo l'annuncio del referendum, hanno seminato paura, raccontando di un caos che non c'era e non c'è mai stato», dicono i vendoliani sottolineando che colpire la Grecia, che «rappresenta a malapena il 2% del Pil europeo», significava «dimostrare che non c'è alternativa alla loro idea di Europa, alle loro ricette suicide».
Per Sel la vittoria del no ha fatto sì che «un popolo di pochi milioni di persone ha messo sotto scacco tutti i potenti d'Europa». Aggiungendop poi: «Che bella cosa, la democrazia in Grecia che con l'avvento di Syriza ha fatto spirare in Europa il vento del cambiamento a favore dei popoli e non più della finanza». (m.z.)
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