Gioco
Authority, torna il rebus fusioni A Livorno-Piombino manca la legge
Il piano Delrio è per ora una manifestazione di volontà, il governo ha bisogno di concretizzarle Gli aspetti-chiave li inserirà nella riforma Madia della pubblica amministrazione: ma dopo l’estate
LIVORNO. Il piano dei porti è ancora fresco di stampa e il ministero delle infrastrutture ha bisogno di precisare che «non è contenuto nel piano alcun accorpamento definito di Autorità Portuali». In effetti, in mezzo alle cento cifre indicate nel dossier ministeriale di presentazione, il numero delle Autorità portuali nella futura mappa è il più importante eppure è l’unico che manca: si passerà «da 24 Autorità portuali a Autorità di Sistemi Portuali».
È stato semplicemente cancellato il numero, altrimenti è solo una questione nominalistica. E che il numero ci fosse lo lascia sospettare il fatto che lo stesso documento dice che «da 336 membri complessivi nei comitati portuali» attuali si passerà in futuro a «circa 70 membri nei nuovi comitati di gestione». Non solo: nella nota del ministero pubblicata dall’agenzia Ansa salta fuori all’improvviso una quantificazione delle nuove Authority («massimo 14») che non c’è altrove.
Anzi, appena prima dell’arrivo sul tavolo del consiglio dei ministri ne erano indicate 13. Ed era stato il blog napoletano “Informazioni marittime” a metterle nero su bianco una per una. Compresa una tripla svolta: 1) Livorno e Piombino insieme ma staccate da Civitavecchia; 2) Bari e Taranto non più separate bensì in ununico ente pugliese; 3) Ancona e Ravenna raggruppate nella stessa Authority (mentre inizialmente era state inserite nell’Autorità portuale unica di tutto il Nord-Est fino a Trieste, poi erano state spacchettate in quattro distinti porti autonomi e adesso di nuovo riaccoppiate). Stessa indiscrezione era stata messa in circuito dall’autorevole The Meditelegraph...
Per riuscire a farlo passare in consiglio dei ministri, dopo il flop di due venerdì di fila, dal provvedimento sui porti è stata sfilata proprio la mappa con la nuova articolazione dei porti. In effetti, il premier Renzi doveva portare a casa il varo di un qualcosa ed è stato disposto a derubricare il provvedimento a una manifestazione di volontà politica. Buone per dichiarazioni, tweet e Facebook o comunque per dare il segno di una strategia e d’una bussola che resusciti la portualità made in Italy dopo la crisi dell’ultimo decennio: meno 6,5% il traffico merci e meno 7% quello passeggeri, mentre il resto del Mediterraneo cresce (triplicano sia il flusso dei container nei primi trenta porti del Mediterraneo sia i passaggi dal Canale di Suez).
Ma gli addetti ai lavori sanno bene che, ad esempio, per costruire attorno alle Dogane la riorganizzazione della macchina burocratica dei controlli sull’import-export, c’è bisogno di una serie di provvedimenti di legge che non si limitino a enunciare ma davvero ridisegnino concretamente profili, funzioni e gerarchie all’interno della galassia della pubblica amministrazione.
Attorno al numero delle Autorità secondo la nuova mappa c’è stata una quadriglia di ipotesi. A cominciare dal tris sfornato dal “comitato dei saggi”: o lasciarne 24 così come sono adesso ma modificandone l’identikit o procedere a un taglio drastico (riduzione a sei) o un po’ più soft (riduzione a 14-15).
Poi era stata la volta del valzer attorno alle ipotesi dell’era Lupi ma, tanto per far capire che la musica era cambiata, il neo-ministro Delrio in poche settimane ha ribaltato la geografia delle nuove Autorità portuali e ne ha prima indicate otto, poi 14. Già, 14 è il numero magico perché sono i porti “core” selezionati da Bruxelles come scali di interesse europeo. C’è un problema: fra questi non figura Civitavecchia, per la quale va “inventata” una collocazione: non vale come Civitavecchia bensì come porto di Roma e la politica romana lo considera casa propria. E nel frattempo, tanto per avere idea dello sgomitare in corso, l’Assoporti (che raggruppa tutte le Autorità portuali) fa fuoco e fiamme contro l’aggregazione Ancona-Ravenna, entrambi porti “core”...
Comunque, la concretizzazione della riforma slitterà presumibilmente a settembre. Balza agli occhi che, per evitare di finire insabbiati nel pantano parlamentare, il governo sembra orientato a far salire i provvedimenti concreti come il nuovo identikit delle Autorità portuali e dei loro vertici sul “bus” di provvedimenti già incardinati: è da immaginare che per farlo “viaggiare” si possa puntare a inserirlo nella riforma Madia della pubblica amministrazione, e la riprova potrebbe essere cercata nell’emendamento Carbone.
Ma nell’ordine delle priorità politiche del governo, la riforma del Senato sembra destinata a essere varata «entro l’8 agosto». Insomma, ha messo la freccia e ha sorpassato quella della pubblica amministrazione: avrebbe dovuto concludersi a fine giugno, invece con ogni probabilità se ne riparlerà sul serio a settembre.
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