Gioco
Authority unica con Piombino il vescovo dà la benedizione
La frustata di Giusti: meglio così che con Civitavecchia, l’aggregazione servirà a far uscire le due città dai rischi di una visione troppo localistica
LIVORNO. Mentre il mondo della politica sembra stentare a prendere le misure con la riforma dei porti decisa dal premier Renzi e dal ministro Delrio, ecco che a “benedire” le “nozze” fra i porti di Livorno e di Piombino lasciando fuori Civitavecchia è il vescovo Simone Giusti. Lo fa dal giornale on-line della diocesi facendo riferimento a quanto pubblicato ieri dal Tirreno: già il titolo “Livorno- Piombino, è tempo di sinergie” lascia intendere quale musica il vescovo intenda suonare. Il monsignore-architetto non si limita a un auspicio e va dritto al punto: dice esplicitamente che l’aggregazione fra Livorno e Piombino «sembrerebbe annunciare un evento positivo e ragionevole», anche perché «certamente Livorno ha molta più contiguità con Piombino che non con Civitavecchia con cui si era ipotizzata, giorni fa, una unione».
Non è davvero la prima volta che il vescovo lascia da parte riferimenti religiosi espliciti e, in nome della lotta per dare lavoro e dignità ai troppi disoccupati, prende di petto le questioni economiche proprio sul terreno dell’economia: dell’attenzione al porto come possibile motore di sviluppo ha fatto da tempo un cavallo di battaglia.
Per monsignor Giusti il fatto di avere un’unica Authority per i due porti della costa livornese avrà un beneficio perché «indubbiamente rende meno localistico» l’orizzonte strategico dell’azione dei due porti e «meno legato agli umori politici delle varie amministrazioni comunali delle due città». Al tempo stesso l’integrabilità fra i due scali che fanno parte entrambi della Provincia di Livorno serve non a alimentare la litigiosità o la concorrenza a suon di sgambetti ma è semmai – avverte – il modo «per riuscire a fare squadra, per fare sinergia». Tradotto: la nuova Authority di fatto ora «dovrà rispondere a tutto il territorio della Provincia». Anzi, della Toscana e del Paese intero. Quasi una “medicina” per far guarire dalle ristrettezze del localismo: se è vero che per Giusti è «impensabile oggi» una logica all’insegna del motto “un porto una città”. E l’insistenza con cui batte sul fatto che entrambi fanno parte della stessa provincia, ente peraltro in disarmo, non è forse l’indizio di un doppio invito: a Livorno, perché la smetta di pensarsi come un’isola; a Piombino, perché respinga le tentazioni separatiste (si ricorderà che a più riprese è emersa l’idea di passare dalla Provincia di Livorno a quella di Grosseto per rivendicare autonomia dal capoluogo).
In realtà tutto questo non c’è nella dichiarazione di Giusti: ne è però il “sottotesto”. Basti pensare alla sottolineatura che dedica al fatto che «un sistema portuale quale quello di Livorno-Piombino può avere una capacità di competere sui mercati internazionali ed essere volano di sviluppo almeno per l’intera Toscana se non per tutta l’Italia del Centro Nord«». E aggiunge: «la nuova Authority è chiamata a «progettare un nuovo sistema portuale della Toscana, capace di pianificare le reciproche eccellenze e di “vendere” insieme i due scali sullo scenario mondiale».
Il vescovo ribadisce l’urgenza di adeguamenti infrastrutturali: come i passanti ferroviari e come le grandi arterie stradali (a cominciare dal “lotto zero” e da una «inderogabile “bretella” fra Livorno e Piombino, in analogia a quella che già lega Lucca a Viareggio».
Il vescovo mette l’accento sul motivo che lo spinge a occuparsi di portualità: un po’ al di fuori del recinto del sacro. «Da vescovo mi auguro un incremento dei traffici, un incremento del lavoro, una crescita occupazionale, una scomparsa dei cassaintegrati, anzi l’arrivo di nuova forza lavoro, ovvero una ripresa generale di tutta l’economia del territorio».
Monsignor Giusti si chiede se è qualcosa destinato a restare solo un sogno: sì, resta un sogno «se i nostri politici, i nostri imprenditori e i sindacati non sapranno mostrare coesione per il bene comune». Poi rincara: «Occorre osare la coesione sociale per un nuovo patto sociale, capace di offrire nuovo lavoro ai tanti disoccupati del nostro territorio».
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