Il Tirreno

Livorno

Nella tempesta Eurocargo inclinato di 37, allarme dopo due ore

Federico Lazzotti
Nella tempesta Eurocargo inclinato di 37, allarme dopo due ore

Livorno, l a ricostruzione dell’incidente durante il quale sono stati persi in mare 198 fusti tossici: mare forza dieci, la manovra per evitare un’altra nave

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LIVORNO. Un’accostata improvvisa, al largo dell’isola di Gorgona, per evitare la collisione con la motonave Cragside che proveniva dalla direzione opposta. Sono le 4,52 del 17 dicembre 2011. L’Eurogargo Venezia, di proprietà della società “Atlantica di Navigazione”, dopo quella manovra, si inclina in mezzo al mare forza dieci provocato dal vento di libeccio mentre procede a una velocità di 12,5 nodi in direzione del porto di Genova.

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È in quei secondi che due dei semirimorchi, sistemati in coperta nella parte posteriore dell’imbarcazione che contenenti 224 bidoni, oscillano. Di questi fusti, 198 precipitano in mare. Dentro ci sono sacchetti con all’interno catalizzatori esausti per raffineria a base di ossidi di nichel e molibdeno, tutte sostanze classificate come tossiche e nocive per gli organismi acquatici.È questa la ricostruzione processuale dell’incidente che ha dato il via all’inchiesta della Procura della Repubblica di Livorno che si è risolta con una prima assoluzione dei tre imputati per i reati più gravi: il comandante della nave, il responsabile del magazzino dove i rifiuti erano stati stoccati e il trasportatore che li aveva collocati a bordo dell’Eurocargo.

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Ma dalle carte processuali emerge che l’allarme per la perdita dei fusti in mare è stato dato due ore dopo la sventata collisione, quindi intorno alle 7 del mattino. Passano ancora delle ore prima che l’Eurocargo Venezia, partito intorno alle 23 del giorno precedente dal porto di Catania, giunga a destinazione, a Genova.È allora che personale della Capitaneria sale a bordo della nave per la prima volta per verificare la situazione dell’imbarcazione ed eventuali danni dopo l’incidente avvenuto nella notte.«I militari - si legge nella sentenza - accertavano nel corso di un sopralluogo che sul ponte di coperta erano presenti ventisei fusti contenenti materiale tossico».

 

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