Il Tirreno

Livorno

Descalzi, numero uno Eni «La raffineria non chiude»

di Mauro Zucchelli
Descalzi, numero uno Eni «La raffineria non chiude»

Arriva a Stagno il tour dell’amministratore delegato in nome della sicurezza sul lavoro Invertita la tendenza rispetto alle ipotesi di vendita tornate in campo la scorsa estate

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STAGNO. «Da Livorno AD Descalzi rilancia la straordinaria raffineria @eni: non si chiude e si raccoglie la sfida cambiamento». In nemmeno 140 caratteri il tweet di Marco Bardazzi, direttore della comunicazione del “cane a sei zampe”, racconta meglio di un ponderoso documento il bilancio della visita che Claudio Descalzi, numero uno dell’Eni, ha compiuto alla raffineria di Stagno per un tour nel segno della sicurezza sul lavoro.

Del resto, proprio Livorno era stata scelta dall’Eni per far partire a fine maggio l’iniziativa Hse Van proprio per i risultati ottenuti sul fronte del miglioramento della sicurezza («raggiungendo l’obiettivo "zero infortuni" per circa 400 dipendenti per tre anni consecutivi»). Ma Descalzi è stato anche in visita agli impianti di Sannazzaro e Taranto, magari in tuta e caschetto come simbolo del volersi far percepire come uomo d’industria in mezzo ai lavoratori.

Fatto sta che lui è l’uomo che ha in mano un potere economico che vale quanto un ministero di primissimo piano ed è difficile credere che potesse limitarsi a discorsi di rito di fronte ai lavoratori che ormai hanno sulle spalle le cicatrici della battaglia per evitare la vendita prima nel 2009 e poi a cavallo fra l’estate e l’autunno dello scorso anno. «Da questa matrice della raffineria @eni Livorno escono ben 100 prodotti di lubrificazione diversi»: anche questo ulteriore “cinguettìo” di Bardazzi mette l’accento su un altro aspetto che, a quanto è stato possibile sapere, Descalzi ha messo al centro della sua mattinata livornese.

È una inversione di tendenza rispetto a quando, nell’inverno 2010, a margine di un convegno a Pisa l’allora amministratore delegato di Eni, Paolo Scaroni, aveva suggerito ai livornesi di sperare che l’Eni trovasse un compratore per la raffineria. Insomma: la vendita a Klesch era saltata ma non era stata tolta definitivamente dal tavolo. Anzi, cinque anni più tardi il copione era di nuovo quello. Basti dire che in fabbrica non pochi si aspettavano che i massimi vertici dell’Eni accompagnassero una delegazione cinese come probabile acquirente.

In realtà, risulta che Descalzi abbia sottolineato come punto di forza il fatto che l’impianto livornese ha una integrazione fra la linea carburanti e quella lubrificanti. E se per adesso si parla di scenari più che di impegni nero su bianco con cifre e investimenti, non bisogna dimenticare che proprio le cifre saltarono fuori nell’estate 2013 quando il presidente Eni Giuseppe Recchi annunciò all’assemblea della Confindustria investimenti per 200 milioni di euro, salvo che poi accadde quel che accadde. Ma ora l’inversione di tendenza sembra chiara.

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