Gioco
Sanità: visite in ritardo, pochi rimborsi. Ecco come chiederli
I cittadini hanno diritto a 25 euro se l’appuntamento è oltre quindici giorni. La richiesta subito allo sportello Cup o con moduli per Posta
Nel 2014, in Versilia la partita è finita 7.000 a 0. A Prato, cifre diverse ma risultato analogo: 13.134 a 45. Così a Grosseto, Firenze, Livorno: migliaia di sanzioni, rari bonus. Le Asl sono schiacciate sotto le liste di attesa. E si difendono nell’unico modo possibile: multano i pazienti che saltano visite ed esami senza avvertire entro 48 dall’appuntamento, rubando spazio ad altri. E mandano il conto a casa: addebitano il pagamento del ticket per la prestazione “sprecata”. Ma quasi mai rimborsano i pazienti per eccesso di attesa.
BUONA SANITÀ, POCHI BONUS
Solo in casi rarissimi - 45 a Prato, appunto, forse una decina a Livorno, una manciata a Grosseto - riconoscono il bonus da 25 euro per non aver erogato la “prima” visita specialistica entro 15 giorni dalla richiesta. O un determinato esame in 30 giorni. La Regione - che malvolentieri affronta la questione - sostiene che la forbice fra bonus e “malum” enorme «è dovuta nella stragrande maggioranza dei casi al fatto che le prestazioni vengono fornite entro i 15 giorni previsti, nel pubblico o nel privato convenzionato».
ESPLODONO LE LISTE D’ATTESA
I numeri dicono altro. Almeno quelli presi in considerazione dal Laboratorio di management e sanità (Mes) dell’Istituto S. Anna di Pisa che valuta la qualità della sanità in Toscana. Rivelano che solo il 42% delle prime visite specialistiche vengono prenotate entro i 15 giorni imposti dalla Regione. Di conseguenza quasi il 60% avrebbe diritto al rimborso di 25 euro, ma in Toscana forse neppure mille persone in un anno riescono a ottenerlo. Ad esempio, all’Asl Versilia l’anno scorso non sono stati pagati perché i pochi richiesti - spiegano dall’azienda sanitaria - erano stati compilati con errori. O «i pazienti non ne avevano diritto».
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DRAMMA OCULISTICA
Eppure, stando ai dati elaborati dal Mes,addirittura per le prime visite oculistiche - la specializzazione con la più lunga lista d’attesa - meno del 29% dei pazienti riesce a ottenere un primo appuntamento entro i 15 giorni fissati come limite.
ESAMI IN TEMPO A UN PAZIENTE SU DUE
Per le prestazioni diagnostiche la situazione è appena un po’ migliore. Almeno per quelli esaminati nel 2014 dal Laboratorio del S. Anna: in media, infatti, un paziente su due riesce a ottenere la prestazione entro 30 giorni. Anche perché i tempi di attesa raddoppiano. Ma se per la risonanza magnetica, ad esempio, la percentuale sale fino al 58%, per l’ecografia all’addome precipita al 43%.
Queste, poi, sono medie regionali. Che derivano da un dato impressionante: l’anno scorso a fronte di oltre 2,1 milioni di visite specialistiche ed esami presi in considerazione, solo poco più di 883mila sono stati garantiti in tempo utile. Certo le situazioni sono diversificate di azienda in azienda.
LIVORNO MAGLIA NERA
A Livorno, risultano le liste di attese peggiori: qui meno del 24% delle prestazioni è erogata in 15 o 30 giorni. Significa, una su quattro, poco più di 38mila su quasi 161mila. A Empoli lo stesso va male: meno del 30% delle richieste viene soddisfatta nei tempi corretti e a Prato solo il 32,11%: questo significa 45.629 su oltre 142mila. Eppure nel 2014 i bonus pagati sono stati 45. Perché?
POCHE RICHIESTE DI RIMBORSI
La risposta della maggior parte delle Asl è «che i pazienti non chiedono il rimborso della prestazione». Lo dice anche la Asl 10 di Firenze, la più virtuosa in Toscana. Infatti è in grado di garantire esami e visite nei tempi corretti al 60% dei richiedenti. E addirittura annuncia che d’ora in avanti «stamperemo l’avviso del diritto al bonus anche sulle prenotazioni delle visite o dei test». Un ulteriore promemoria «nonostante il nostro personale al Cup ricordi a tutti questa possibilità in caso di mancato rispetto dei tempi di erogazione della prestazione. Siamo attenti a questo aspetto».
Anche perché per il 2012, l’Asl 10 deve inviare circa 30mila richieste di ticket a pazienti che non si sono presentati, non hanno disdetto per tempo le visite o gli esami o magari non hanno ritirato i risultati. Stessa previsione per il 2013 e il 2014.
SMS DI PROMEMORIA
«Ma nel 2015 - assicura l’Asl - sta andando meglio perché abbiamo iniziato a inviare un Sms di promemoria ai pazienti, alcuni giorni prima dell’appuntamento. E nei primi 4 mesi abbiamo visto che le prestazioni saltate sono calate da circa 10.000 a 8.000». Non sono invece aumentati i bonus. E scarseggiano anche a Grosseto, dove nel 2014 i “malum” nei primi nove mesi sono stati 4.800, anche se le lettere - avvisi bonari - non sono ancora state spedite.Insomma, le Asl non sono sollecite nel riconoscere i diritti ai cittadini e poco anche nel recuperare gli arretrati. Anche se del recupero dei ticket non si dimenticano.
SCARSA PUBBLICITÀ
Per i bonus i comportamenti appaiono più blandi. La Regione sostiene che uno dei motivi delle poche richieste di rimborsi sia anche «la carenza di pubblicità, ma eventualmente solo in minima parte». Però non si trova traccia nelle Asl e nei loro siti della brochure preparata dalla Regione nel 2006 quando è stato introdotto il bonus.In compenso, il 46% delle proteste per i disservizi della sanità anche nel 2013 riguarda i tempi di attesa e accessibilità. Soprattutto(il 77%) i tempi di attesa. Lo registra l’ Osservatorio regionale nella Carta dei Servizi pubblici sanitari 2014. Ma provvedimenti per cambiare ancora non ne sono stati adottati.
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