Gioco
Basket in lutto, addio a “Dedo” Damiani anima della PL
Livorno, si è spento a 95 anni l’ex allenatore, giocatore e dirigente biancoblù. Compagno di scuola di Ciampi e fratello del regista aveva dato tutto per la società di via Cecconi
LIVORNO. Era l'ultimo ancora in vita fra i padri fondatori della pallacanestro livornese e ora che se n'è andato anche lui il basket della nostra città si scopre un po' più povero, un po' più solo. Chissà perché le date più importanti della storia della nostra palla a spicchi finiscono tutte per cadere d'estate, sotto il solleone, anestetizzate dal rito delle infradito e delle ghiacciaine, senza nemmeno potergli dedicare un minuto di silenzio e raccoglimento prima dell'alzare la palla a due di ogni partita della prossima domenica.
Un'uscita di scena silenziosa, dunque, più che in punta di piedi, quasi a non voler disturbare, perfettamente in linea con il carattere del personaggio, mite, schivo, quasi timido. Alfredo “Dedo” Damiani, classe 1920, compagno di studi ai “Gesuiti” di via del Platano del presidente emerito Carlo Azeglio Ciampi, nella pallacanestro cittadina ha fatto tutto: giocatore, allenatore, scopritore di talenti, dirigente.
La prima traccia che lo mette in rapporto con una palla (allora pallonessa) e un canestro (allora cesto) data addirittura 1934, categoria pulcini, bagni Fiume in un derby vittorioso con i bagni Pancaldi. E il legame con lo stabilimento balneare caro alla famiglia Neri resterà solido nei decenni perché fino a non troppo tempo fa, ultra ottantenne, là si recava ogni giorno, estate o inverno, sole o pioggia o vento o, le poche volte che è capitato, neve, per il bagno in mare.
Non gli ha fatto male, se ha campato fino a 95 anni anche se da un po' non usciva più dalla casa in fondo a viale Rosa del Tirreno, ma forse più per il pudore di una deambulazione ormai troppo faticosa, perché il cervello era ancora perfettamente nel possesso delle sue facoltà, tanto che si informava costantemente di risultati e situazione della “sua” Pallacanestro Livorno.
Giocatore di discreto livello negli anni a cavallo del secondo conflitto mondiale, iniziò ad allenare nel 1957, in quella che allora si chiamava Livorno Pallacanestro, per poi diventare Portuale e poi Pallacanestro Livorno. Allenò fino al campionato '67/68 fatte salve un paio di stagioni nelle quali la squadra non c'era più per difficoltà economiche (sai la novità...) e si farà certamente torto a qualcuno nel cercare di elencare almeno i più noti fra i giocatori che lo hanno avuto come coach.
Proviamo: Dado Lombardi, Silvio Gatto, il Posar di fine carriera, Vasco Suggi, King Mazzanti, un giovanissimo Tazza Guidi e i Tonietti e Mauro Volpi ancora imberbi e ci perdoni chi si sentirà escluso dall'elenco.
Qualche promozione, qualche salvezza, un paio di retrocessioni così com'è nel curriculum di ogni allenatore. Verso la fine degli anni '60 il gioco si fa duro, la pallacanestro sta diventando basket, gli amatori devono lasciare il posto ai professionisti. Dedo è farmacista, per decenni ha lavorato alla Farmacia Popolare di via Grande (da cui il nick name un po' irriverente ma perfettamente labronico di “Pillola”), il bancone torna a essere la sua prima attività ma la sera, appena smontato, bicicletta o motorino e in pochi minuti è via Cecconi, seconda casa. Ci sarà sempre una squadra che si allena, un consiglio da dare a qualche giocatore o giovane allenatore, magari anche una brontolata da fare.Ma quasi in punta di piedi, con garbo, buone maniere, mai nessuno che si sia sentito offeso.
Anno 1991, 28 giugno (come detto tutto o quasi nel basket di casa nostra succede in estate). In uno studio legale cittadino si firma la famigerata “cosa” o sinergia o fusione. Le due società cittadine ripartono sotto la denominazione Libertas, la Pallacanestro Livorno vede il suo titolo di A2 venduto a Venezia ed è destinata alla sparizione.
Ma c'è uno sparuto gruppo di persone che non si arrende, come quei giapponesi sugli atolli del pacifico alla fine della seconda guerra mondiale. Umberto “Manolo” Burgalassi, Giovanni Podestà e lui già 71enne e perfettamente in diritto di godersi pensione e tempo libero, mare ai Fiume o altro che sia.
Invece no, riunioni, discussioni, soldi spesi del suo (tanti, secondo qualche leggenda metropolitana tantissimi). L'amata resta in vita, arriva l'ossigeno portato da Paolo Contesini, continua a sfornare giocatori (Giachetti, Cappa, Marmugi, Biancani), vince un titolo nazionale allievi e in neppure dieci anni da quel '91 è serie B d'eccellenza, prima di arrendersi di nuovo questa volta per davvero perché la non iscrizione al campionato del 2003 comporta la perdita del codice federale e l'obbligo di iscriversi con una nuova denominazione, Pielle tutto attaccato, della quale divenne il primo presidente. Il resto è storia d'oggi, o quasi.
Vedovo da moltissimi anni, nessun figlio, fratello del noto regista cinematografico Amasi Damiani, la sua vera famiglia era la Pallacanestro Livorno e via Cecconi la sua seconda casa, la prima se la si intende come luogo d'affetti. Il non essere più uscito di casa da un bel pezzo a questa parte gli ha almeno risparmiato di vederla com'è ora, luccicante di colori e stendardi estranei, per non dire nemici. Gli avrebbe fatto male. E sarebbe un bel gesto, di sensibilità squisita, se la proprietà quella palestra la intitolasse a lui, chiunque ne sia l'attuale occupante.
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