Il Tirreno

Livorno

Profughi in Toscana: «Spazi non pronti, ma se c’è bisogno li possiamo usare»

Il sindaco di Prato, Matteo Biffoni (a destra) con il sottosegretario Luca Lotti
◗
Il sindaco di Prato, Matteo Biffoni (a destra) con il sottosegretario Luca Lotti

Matteo Biffoni, delegato Anci per l’immigrazione, avverte: edifici non a norma, però possiamo contarci per le emergenze

3 MINUTI DI LETTURA





PRATO. «La Toscana si organizza, certo. Individua gli spazi per accogliere i migranti. Ma si tratta di spazi “virtuali”. Non significa che non esistono: significa che si possono sfruttare in caso di emergenza. Se ci fosse bisogno di reperire immobili con un’ordinanza contingibile e urgente». Matteo Biffoni non parla come sindaco di Prato. Parla come delegato Anci per l’immigrazione. È il portavoce dei Comuni dell’emergenza profughi. Gli attentati di venerdì e la situazione della Grecia, sull’orlo del tracollo finanziario, accrescono le preoccupazioni. Il decreto del governatore Enrico Rossi arriva alla vigilia di una settimana complicata: contiene l’elenco di 31 edifici di proprietà pubblica dove ospitare migranti.

Biffoni, molti enti locali esprimono perplessità su questo elenco. Perché?

«Perché molti di questi edifici non sono strutture pronte “chiavi in mano”. Alcuni hanno problemi di agibilità. Se dobbiamo parlare di edifici completamente a norma dobbiamo ammettere che, in qualche caso, sarebbero necessari interventi di ristrutturazione».

Allora si tratta di edifici inutilizzabili?

«Dico che se uno volesse strutture completamente a norma sarebbero necessari interventi di ristrutturazione. Altra questione, invece, è ipotizzare un utilizzo in caso di emergenza. Pensiamo se arrivassero all’improvviso migranti con sbarchi che nessuno prevede. La Toscana, almeno, ha un piano di emergenza».

[[atex:gelocal:il-tirreno:livorno:cronaca:1.11690835:gele.Finegil.StandardArticle2014v1:https://www.iltirreno.it/livorno/cronaca/2015/06/28/news/in-centro-o-nel-bosco-31-sedi-per-i-profughi-1.11690835]]

Pensa che possa funzionare?

«Credo che la gestione del flusso dei migranti non sia una questione semplice. Finora, comunque, il sistema toscano ha dato risposte concrete. E anche il piano di emergenza si inquadra nella filosofia del sistema toscano: accoglienza diffusa, sistemazione dei migranti in piccoli gruppi distribuiti più o meno equamente nelle città ospitanti. Certo che questo sistema funziona se si si rispettano alcune condizioni».

Quali condizioni?

«La prima è la collaborazione tra prefetture e Comuni. Certo la prefettura può imporre il numero dei profughi da ospitare, ma se gli enti locali sono allo stremo, succedono scontri come quelli di Jesolo di pochi giorni fa».

Come si possono evitare gli scontri?

«Questo tipo di intervento si basa su due capisaldi: l’accoglienza dignitosa senza incidere pesantemente sui territori. Non è tanto una questione economica: la diaria per il mantenimento dei migranti è a carico dello Stato, non degli enti locali (per l’utilizzo dei 31 stabili è prevista una diaria di 4 euro al giorno a ospite per l’ente proprietario dell’immobile in base alla convenzione Regione-Prefettura). È una questione di equilibrio sociale».

In Toscana c’è?

«Come osserva il presidente Rossi in Toscana ci sono oltre 100 Comuni che ancora non ospitano migranti. Per cui esiste un margine di assorbimento importante. Possiamo ancora fare un piccolo sforzo, considerando che a maggio ci sono state settimane nelle quali non abbiamo avuto arrivi».

E che nel 2015 gli arrivi in Italia dovrebbero arrivare a 200mila, rispetto ai 175mila dell’anno scorso. Un aumento contenuto. Il problema, però - ammette Biffoni - è che a giugno tutte le settimane ci sono stati arrivi. Che la Sicilia non è più in grado di reggere nulla. E che «a questo punto la cosa più difficile è programmare».

Ilaria Bonuccelli

Non lasciare decidere l'algoritmo:

scegli Il Tirreno per le tue notizie su Google

Cronaca flash

Gioco

Superenalotto, i numeri vincenti di oggi – Jackpot da 41,9 milioni di euro

di Redazione web