Il Tirreno

Livorno

Bilancio choc per l’Aamps: il 2014 si chiude con 20 milioni di perdite

di Giulio Corsi
Bilancio choc per l’Aamps: il 2014 si chiude con 20 milioni di perdite

Livorno, il maxi-rosso provocato da una serie di guai accumulati negli anni, necessario un aumento di capitale da parte del Comune. La voce più pesante sono i crediti inesigibili Tia accumulati nel tempo (ma potrebbero esser recuperati). Tra le perdite anche i 4,5 milioni dovuti al Gse (2003-2010) e i 2,5 milioni di Olt finiti tutti nel bilancio 2013

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LIVORNO. Domani mattina alle 9 a Palazzo Civico si riunirà l’assemblea dei soci di Aamps. All’ordine del giorno l’approvazione del bilancio 2014 presentato dai vertici dell’ex municipalizzata.

Un’approvazione che arriva in zona Cesarini ma rispettando la tempistica che era stata annunciata in commissione dal nuovo presidente dell’azienda Aldo Iacomelli pochi giorni dopo la sua nomina nell’aprile scorso, e d’altra parte l’impasse che a inizio anno aveva vissuto la società di via dell’Artigianato, prima con la dipartita dell’ex dg Fommei poi con l’estromissione dell’ex amministratore unico Di Gennaro (poi reintegrato come membro del cda), non poteva che allungare i tempi.

Le indiscrezioni parlano di un bilancio in rosso, in profondo rosso. Negli ultimi dieci anni era accaduto soltanto nel 2011 (gestione Cappelli, approvazione di Angelo Rosi) quando l’allora via Bandi chiuse con una perdita di 705mila euro. Stavolta il “meno” torna a caratterizzare i conti di Aamps, ma le sue dimensioni sono assai più pesanti. Indiscrezioni accreditate parlano di un conto economico in perdita attorno ai 20 milioni. Più che un buco, un cratere.

Due dubbi: i conti del passato e la tenuta futura. La cifra esatta la scopriremo domani, di certo i numeri usciti dal bilancio-verità annunciato in commissione da Iacomelli, che da alcune settimane girano sulle scrivanie di Palazzo Civico, non solo hanno un impatto forte, ma si portano dietro grossi dubbi sulla tenuta della società e altrettanti interrogativi sulle gestioni passate.

Possibile, ci si chiede, che fino all’anno scorso andasse tutto bene, al punto da chiudere il bilancio 2013 con 84mila euro di utile, e ad un tratto si presenti un rosso in stile Dario Argento?

Un buco non legato al 2014. Sì è possibile, visto che lo stesso Iacomelli aveva annunciato a più riprese di voler rappresentare una sorta di anno-zero di Aamps e riportare a galla qualunque incongruenza avesse registrato rispetto agli anni precedenti. E infatti, a quanto pare, i 20 milioni che mancano all’appello, c’entrano poco o niente con la gestione 2014 (suddivisa nei due semestri Cosimi-Chioini e Nogarin-Di Gennaro). Per la maggior parte, se non quasi totalmente, si tratterebbe infatti di partite che si sarebbero accumulate anno dopo anno, e a ritroso nel tempo si arriva addirittura al 2003.

Tia inesigibile, Gse e Olt. Non è neanche troppo difficile ricostruirne alcune. A cominciare dai 4.5 milioni (intervallo 2003-2010) di quote Cip 6 che Aamps dovrà restituire al Gse, il gestore dei servizi energetici (l’abbiamo scritto tre giorni fa), in quanto impropriamente incassati. La sentenza del Tar Lombardia era stata emanata nel 2014 e Iacomelli già durante la seconda commissione di aprile ne aveva parlato definendola una «brutta tegola» e annunciandone l’inserimento in bilancio. Detto fatto.

Pare che lui e i suoi tecnici ne abbiano trovate diverse di tegole, nel redigere i conti 2014. Tra queste sicuramente i famosi 10 milioni di inesigibilità Tia, inseriti come perdite. Ed è molto probabile che siano entrati nel calderone della voce “meno” anche i 2.5 milioni per il porta a porta stanziati in compensazione ambientale da Olt, altro tema di cui Il Tirreno ha più volte scritto: i soldi sono stati messi a bilancio tutti nel 2013, ma finanziariamente erano disponibili a tranche di 500mila euro suddivise per cinque anni. Solo queste voci, note da tempo agli addetti ai lavori, valgono qualcosa come 17 milioni. Gli altri tre milioni mancanti alla voce perdite dovrebbero essere situazioni simili.

I crediti Tia tornano un costo. Una cosa è certa: si tratta di partite straordinarie e irripetibili, dunque non legate alla quotidianità di Aamps, che prima o poi dovevano essere messe a bilancio.

La principale, tra l’altro, quella relativa ai 10 milioni di Tia inesigibile, potrebbe essere cassata a breve, probabilmente già domani dall’assemblea dei soci, in quanto l’ultimo decreto degli enti locali (19 giugno) ha corretto la Corte dei Conti Toscana, che ad aprile aveva bocciato la spalmatura dei crediti inesigibili Tia sulla Tari (ne avevamo scritto un mese e mezzo fa), cosa che invece era stata fatta nella costruzione della tariffa 2015. Tra le componenti di costo vanno considerati anche gli eventuali mancati ricavi relativi a crediti risultati inesigibili, dice il decreto. Di certo quei soldi non incassati, secondo il Ministero dell’economia, sarebbero dovuti essere inseriti nella tariffa di anno in anno, provocandone l’aumento, il che per lungo tempo non è stato fatto. Quest’anno sì e ciò - dopo la legittimità decretata dalla legge - ne permetterà il recupero.

Due terzi del bilancio. Se così sarà, il buco di Aamps si dimezzerà in un colpo solo. Ma resterà comunque eclatante, attorno ai 10 milioni, dunque oltre un terzo del capitale sociale di 16 milioni e 476mila, il che equivale ad un campanello d’allarme importante. Secondo il codice civile infatti l’azionista dovrà «convocare senza indugio» una nuova assemblea. Nella quale potrebbe essere deliberato un aumento di capitale.

Nel 2000 lo stesso film. Qualcosa di simile d’altra parte è già successo proprio in Aamps, quando l’ultimo bilancio dell’epoca Tanda chiuse con oltre 5 miliardi di lire di perdita. Era il 2000, allora il tracollo dei conti fu imputato soprattutto all’esaurimento della storica discarica di Vallin dell’Aquila. L’azienda sembrava sull’orlo del baratro ma riuscì a salvarsi e svoltare grazie agli investimenti sul termovalorizzatore.

I sindacati: il Comune investa su Aamps. Rivedremo lo stesso film? E’ quello che sperano i sindacati. «Servono investimenti, se si vuole rilanciare l’azienda è il momento giusto - dichiara Giovanni Golino, segretario funzione pubblica Cgil -. E’ una scelta politica da fare nell’interesse dei lavoratori, dell’indotto e della città. Il bilancio arriva dopo quello travagliato dell’anno scorso e a nostro avviso si può approfittare di una contingenza di questo tipo per ripartire e investire». Come nel 2000 - magari meglio, visto come si è dipanato poi il romanzo Aamps - l’occasione della ripartenza potrebbe essere il piano industriale annunciato nella famosa commissione da Iacomelli. Anche se è chiaro che in questo momento l’attenzione sarà soprattutto incentrata sulla messa in sicurezza della società, mai così nuda davanti allo specchio dei propri guai, sia per la tutela dei lavoratori che dei creditori.

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