Italia
Lemmetti promette: “Vi-stra…” e ‘nfatti “Cià-stra…”!
E’ aomentato tutto! Ci chiediamo: a quando una maglia con la scritta che c’illustrerà la via per andà ‘n Q-LO?
Cantava Zucchero: “Non c’è più rispetto… Neanche fra di noi” e così ‘n Assessore ar Bilancio (leggi “quello che gestisce i vaìni di tutti ar Comune”) si presenta con ‘na maglietta – quer tantinello aggressiva – con su’ scritto “vi-stra-cao sur petto” (petto non c’era scritto, ma la scritta era sur petto e ar posto di “cao” c’era un disegnino esplicativo). Rispetto, si diceva. Per l’amordiddio, quarcuno subito è passato sulla difensiva: “Se è bravo, cosa ve ne frega di come si veste? Meglio in giacca e cravatta e che poi, all’occorrenza, rubi?”. No, diamine. Però una T-Shirt di Snoopy (8 euri all’oviesse, l’ho vista io) per esempio ‘un ha mai dato nell’occhio più di tanto, né ha mai scandalizzato. Io me lo ‘mmagino, il Lemmetti, la mattina, quando ha aperto l’armadio a muro di ‘asa sua, come nei firmi americani, è entrato dentro e c’erano 200 maglie tutte uguali, tutte con la scritta “Vistra”, tutte verdi e ha detto: “Oggiù, via. Allora mi metto vesta”. Oppure, artra situation da firme, è entrato, e c’era una collezione di maglie con disegnato tutto ir repertorio d’insulti labronici (ir tegame, ir budello, ir quadri budello vestito da pirata, la phava stiappona) e lui ha detto: “No, no. Oggi c’è la presentazione di ‘Mare Sicuro’ vado per ‘Vistra’, che in mare, a volte, quando scappa scappa”. Mi domando, all’approvazione der prossimo bilancio, dalla maglia, c’illustrerà la via per andà in Q-LO?
Gino Lo Stilista
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Ir cinemino mi garba “casual” abbestia
A voi il cine all’aperto vi garba? A me tanto, specie quello vicino a casa mia, che ci vo a piedi e vestita ‘casual’, che metti c’è qualcuno della Caritas di solito si muove a compassione e mi paga il biglietto, vedendomi in quello stato (alla Caritas non capiscono l’informalità, son fatti ‘osì). D’estate son disposta anche a vedere film che snobbo d’inverno, sì, perfino commedie italiane, addirittura film di spie, lascia fa che poi verso metà del primo tempo mi piglia una specie di coma etilico che mi fa dormire a bocca aperta con gli ultimi resti del gelato al biscotto mesti a cadere sui vestiti e l’immagine è bella bella. Son talmente di buonumore che anche occupare i posti per gli amici ritardatari mentre tutti quelli che arrivano mi augurano disgrazie fino alla settima generazione non mi secca. Su una sedia metto la borsa, su una il giacchetto, e se siamo in tanti e mi scarseggia la roba normale, occupo con chiavi di casa, fazzoletti di carta, uno zampirone, la confezione der gelato, un sandalo Borkenstik (un vorrete mia li ‘ompri di marca vera, brutti come sono?). Due cose sole non tollero: il COMMENTO IN DIRETTA di ogni scena, riquadro, oggetto presente, probabile assassino, vita sentimentale degli attori di contorno ma, più di tutto al mondo, il FINALE APERTO. Sul finale aperto, che un si sa se si sposano, se lei va via, se lui mòre, se li rapiscano li alieni (dio volesse), faccio le puntate, ve lo dio.
di Paola Pasqui
Ir Kettlebell di Puff Daddy
Io e parecchi di noi siamo contro la violenza, contro i 'azzotti, i ciaffoni e le ciabattate. Perché una vistione si pòle anche risolve’ cor un “Cosa c'è, eh? Ciai varche problema?”, minaccioso ma non violento. Dovrebbero bastà queste parole e un’occhiata storta a carmà l’animi. A Los Angeles l’artro giorno, ‘nvece, hanno esagerato: “Puff Daddy aggredisce il coach del figlio con un kettlebell”. Franchina, la’ mi portinaia, leggeva ir giornale ma ‘un aveva ‘apito nulla di vello che era successo. Lì per lì neanch'io, però io siccome sulla rete ci vado, n'ho spiegato che “Puff Daddy” in realtà era lo zeudonimo d’un famoso cantante rèp; che il “coach” era l’allenatore d’una squadra di varcosa; che il “kettlebell” era uno di vei pesi belli pesi a forma di borsa che s'usano 'n palestra e che 'n italiano si 'iama ghiria (la rete mi dice che viene dal persiano “Gera”, ma io continuo a 'un capìcci una ghiria lo stesso). 'Nzomma, Franchina poi ha capito, perché tutta 'ontenta m’ha detto: "Dé, tutte velle parole lì? 'Un potevano scrive' che Puffe Dèri ha arronzato una palla di ferro all'allenatore der su’ figliolo sfatìato?”. E' vero, Franchina, ha' ragione te, sai!
di Patrizia Salutij
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Ir rettangolo delle sparizioni
Se ner Triangolo delle Bermuda ci sparisce l'arioprani, ner rettangolo dell'Apparizione ci sparisce le perzone. Parlo der marciapiedi sull'Aurelia che va dar botro dell'Ardenza ar ri'overo der Pascoli. Ebbene, pare che la folta vegetazione presente in quer tratto, ormai simile alla foresta amazzoni'a, inghiotta i passanti. Infatti per ora ci sono spariti: una spazzina della 'Oppelatte coll'apino e tutto, una vedova di ottantaduanni che andava a gioa' a tombola ar ri'overo der Pascoli, un penzionato 'he pisciava nello sceprone, un senegalese cor su' borzone, che cor machete cercava di fassi largo fra 'rappi, un cassintegrato 'he faceva 'r futinghe e un omino che per un acce'assi co' rami, scendendo dar marciapiedi è stato portato via da' 'n camio'. Pare 'he passando di lì, fra 'r fogliame si senta de' ruggiti. Sembra che ci stia di 'asa una tigre der Bengala che fa merenda co' passanti. Ir Comune ha chiesto l'intervento di "Chi l'ha visto" e de' Risse di Parma. Pare anche che ir Cosimi, che fece fa' quer marciapiede, abbia interpellato Renzino "factotumme" chiedendoni di fa' quarcosa. Renzino è stato categori'o: "Con tutti 'elli 'he mi spariscano da 'i Piddì, la un posso pensa' a artre sparizioni!"
di Consalvo Noberini
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Se trovo uno che legge il libro di Schettino...
A me questa ‘osa che Schettino ha fatto il libro mi dà ‘n po’ noia. Mi da’ noia che scriva ‘n libro sulla vicenda della ‘Oncordia, mi dà noia che l’abbia aiutato ‘n giornalista, mi da’ noia che una ‘asa editrice ci veda il lucro e glielo pubblichi e mi da’ noia pure che quarcuno glielo ‘ompri. A uno che è stato dimorto zitto ‘n tribunale e quando ha parlato l’ha fatto solo per scarià le ‘olpe addosso ar timoniere straniero che era lì da du’ giorni e che magari guadagnava un cinquantesimo di vello che pigliava lui per fa’ lo splendido a bordo con le fie. E poi lo ‘ntitola “Verità sommerse” (titolo evocativo – ma sarebbe più evocativo se si chiamasse “Verità sommerse… di sterco da me medesimo”). Lo so che son “cose italiane”, e che magari poo hanno a che vedé con questa Tracina, ma se pensate che io ho aspettato anni per andà ar Giglio (non ci sono mai stato), ho atteso pazientemente che levassero quella di lì nave perché non volevo esse’ scambiato per uno scemotto che andava sull’isola per vedé la ‘Oncordia, si capisce quanto quella tragedia è legata a noi e a casa nostra e quanto ci abbia ferito e colpito, quanto ci abbia messo ar centro del mondo nostro malgrado. Ecco. A me piacerebbe non incontrà mai nessuno che lo legge ar mare sotto l’ombrellone, ‘n Toscana, perché giuro glielo tiro nell’acqua. Perché ir su’ posto è quello: ‘n fondo ar mare. Ma ‘n fondo ‘n fondo proprio. O più giù. All'inferno.
di Claudio Marmugi
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