Il Tirreno

Livorno

Il racconto dei volontari aggrediti: «Cercavamo di salvarle, picchiati e presi a sputi»

di Federico Lazzotti
Il racconto dei volontari aggrediti: «Cercavamo di salvarle, picchiati e presi a sputi»

Livorno, Quando l’Svs è arrivata ha soccorso per prima la conducente dello scooter: Il fidanzato dell’investita ci ha aggrediti mentre la intubavamo, poteva morire

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LIVORNO. «Stavamo intubando la paziente dentro l’ambulanza quando il fidanzato dell’altra donna ferita nell’incidente ha fatto irruzione a bordo: voleva che soccorressimo prima lei. Urlava. Appena entrato ha sputato e ha iniziato ad offendere, poi ha cominciato a prenderci a botte. A quel punto l’autista per cercare di portarlo via ha preso un cazzotto. Anche gli altri volontari sono stati aggrediti. Così per cercare di salvare quella ragazza che era già in coma non ci è rimasto altro che allontanarci dagli scali Novi Lena e finire l’operazione altrove, in Borgo Cappuccini. Non voglio fare piagnistei, ma quello che è successo venerdì notte è una cosa bruttissima: ora siamo spaventati, perché una persona che reagisce in quel modo può fare qualsiasi cosa».

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Sono passate dodici ore dal soccorso più drammatico degli ultimi anni: due donne in coma e il fidanzato di una di queste arrestato per lesioni e resistenza, quando alcuni dei volontari della Svs che hanno effettuato l’intervento decidono di raccontare «una notte allucinante». A patto che i loro nomi non finiscano sul giornale «perché abbiamo paura di quello che ci potrebbe succedere».

Così il racconto inizia dalle 2 quando in via San Giovanni arriva la richiesta di intervento per un incidente sugli Scali Novi Lena. «La telefonata l'ho presa io - ricorda uno dei volontari - Ero al corpo di guardia e chi ci ha contatti ci parlavano di una persona grave e basta. Per noi, dunque, l'incidente riguardava una persona sola. Il tempo di vestirci, perché qualcuno stava dormendo, salire sull’ambulanza medicalizzata e partire. Siamo arrivati sul posto in cinque minuti». Ma appena l’ambulanza si è fermata l’accoglienza è stata subito polemica. «C’erano una quindicina di persone che hanno cominciato ad offenderci perché dicevano che eravamo arrivati tardi».

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Poi la seconda brutta sorpresa. «Solo dopo qualche istante abbiamo capito che le persone ferite erano di più. La prima da cui siamo andati era la ragazza che guidava il motorino, Selvaggia Orlà. Poco dopo mi sento dire: vai laggiù perché c’è un’altra persona in difficoltà. E sono andato a vedere l'altra infortunata. Accanto c'era il fidanzato. Quando mi ha visto mi ha chiesto subito: “C’è un’ambulanza sola? Non la caricate?”. Io gli ho risposto che stava arrivando anche un’altra ambulanza della Misericordia. Lui come risposta mi ha dato subito un gollettone nel petto. Tutto questo con i finanzieri accanto».

A quel punto è iniziato il soccorso alla più grave delle tre donne ferite. «Abbiamo fatto le analisi, messo la cucchiaia. E lasciato due soccorritori con l'investita perché l'altra ragazza era più grave. E questo a un certo punto è entrato dentro: ha spuntato a questa ragazza, l'ha offesa e ha mosso la spinale. Poi ha aggredito una volontaria. È stata una scena squallida: scrivete che il medico è stato super. L'autista ha provato a toglierlo e ha preso un cazzotto».

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È negli attimi successivi che Claudio Marescalchi, 44anni, fidanzato di Alessandra Papini, deve aver colpito con un pugno anche il finanziere che cercava di fermarlo. In questo caos dentro l’ambulanza è andato avanti il soccorso alla ventitreenne in coma. «Altri - spiegano - l’avrebbero portata all'ospedale. Invece il medico è stato eroico: ha deciso di allontanarsi e di intubarla».

La riflessione successiva è amara. «Quell’uomo - fanno notare i volontari - ha messo a repentaglio la vita di quella ragazza con il suo comportamento. Se dovessero esserci delle conseguenze credo che abbia delle responsabilità perché con quello che ha fatto ha ritardato le manovre rianimatorie. Noi - vanno avanti - non abbiamo abbandonato nessuno: abbiamo lasciato la sua compagna in ottime mani con due volontari esperti che hanno monitorato le sue condizioni fino all’arrivo dell’altra ambulanza».

Minuti interminabili con tre vite in ballo. «Col senno di poi - concludono i volontari prima di tornare al lavoro - quell'uomo forse andava fermato prima».

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