Gioco
"Effetto Venezia e gare remiere diventino i brand della città"
Livorno, intervista all’assessore Nicola Perullo che lancia l'idea del festival del cacciucco. "Effetto Venezia più breve? Potete chiamarlo anche Effetto Bonsai, ma sarà più bello. Il problema di questa città è che pensa di essere il centro del mondo"
LIVORNO. A pochi giorni dal suo primo Palio marinaro e a un mese da Effetto Venezia, la parola che usa più spesso è “brand”: brand per le gare remiere, brand per l’Effetto livornese, brand cacciucco (per quello lancia l’idea di un grande festival nel 2016). Insomma, operazione “Livorno in vetrina” da costruire nei mesi che verranno. Senza nascondere che in qualche caso questo primo anno è stato soprattutto di assestamento.
Nicola Perullo si divide tra la docenza all’Università degli studi di Scienze gastronomiche di Pollenzo e l’assessorato a Palazzo Civico: turismo, marketing territoriale, sport, impianti e folklore. «Sono orgoglioso di far parte di questa giunta e contento di questa avventura», dice mentre si prepara a salire di nuovo sul treno: «È chiaro che le difficoltà sono molte e il fatto di non avere esperienze da amministratore per certi versi è un handicap. Ma è anche un vantaggio: posso portare freschezza. Certo quando ti metti a guidare la macchina ti rendi conto di una serie di difficoltà di cui prima non avevi percezione...».
Assessore, è vero che sta scrivendo un libro su questa esperienza da amministratore? Chissà i retroscena...
«Sto prendendo appunti, lo scriverò quando sarà finita…»
Ma lei ha capito cosa vuol dire "assessore al folklore"?
«Credo che il sindaco quando ha coniato questo assessorato si riferisse proprio alle gare remiere».
Il 5 luglio si accenderà il Palio: lei ci sarà?
«Sì, certo».
All'inizio del suo mandato aveva proposto di sospendere le gare per un anno: pensa ancora che sarebbe stata la scelta giusta?
«Per una città come Livorno una strategia di cambiamento richiede scelte coraggiose, senza fermarsi alla pancia. Sono sempre convinto che sarebbe stata una buona strategia: detto questo, alla fine si deve trovare una sintesi, che non è stata la sospensione. Abbiamo considerato le ragioni di chi diceva che c'era il rischio di staccare la spina a un'insieme di manifestazioni che hanno già difficoltà. Comunque, in generale, penso che sia meglio resettare per poi ripartire».
Sta di fatto che per ora l'annunciato rilancio non c'è stato
«Quest'anno abbiamo cercato di fare il meglio possibile. Non siamo stati in grado – come avevo previsto – di apportare cambiamenti significativi, ci siamo mantenuti nel solco della tradizione, anche organizzativa. Mi ha fatto piacere sentire dai responsabili della Barontini che il pubblico è stato comunque più numeroso: è un buon segnale, ma non è ancora sufficiente».
Quindi? C'è un progetto? Quale?
«C'è ed è molto chiaro. Il primo piano da cui partire è la riorganizzazione degli spazi fisici delle cantine, su cui stiamo lavorando già da molti mesi. Spero che il prima possibile si possa arrivare a una soluzione: tutte le sezioni nautiche devono avere spazi pubblici legati all'attività remiera e devono avere gli stessi diritti e doveri».
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Ovosodo e Pontino sono in attesa di una risposta dal Comune (avevano anche minacciato lo stop): avranno le cantine sugli scali d'Azeglio o sugli scali del Refugio?
«Le cantine individuate sugli Scali d'Azeglio sono di proprietà demaniale, per gli scali del Refugio la situazione è diversa perché c'è un'occupazione del centro sociale. Al momento stiamo trattando con il demanio. Il punto è che vogliamo tirare una linea rispetto a tutto ciò che negli anni passati è stato gestito anche un po' per prassi, e quindi ripartire. Anche perché oggi, per motivi di bilancio e di giustizia, qui o si cambia o si muore: lo dicono gli stessi addetti ai lavori, che sono tutti volontari, e che stanno tenendo in piedi questa tradizione con i denti».
Ma lei crede nelle gare remiere? Pensa che abbiano ancora un senso?
«Sì, se diventano uno spettacolo storico-turistico, legato al folklore, all'identità della città, che richiama pubblico da fuori. I rioni non sono più quelli di cinquant'anni fa, serve una chiave diversa. E qui vengo al secondo punto del progetto: la promozione. Queste iniziative devono essere viste come investimenti, non come costi. Il Comune deve impegnarsi al massimo, ma in un'ottica di ritorno: di immagine, di comunicazione, di turismo. Dobbiamo creare un brand sulle gare remiere».
Questa è una vecchia storia…
«Non è impossibile farlo. A La Spezia la tradizione del palio è più recente eppure hanno trovato un sistema: lo hanno inserito in una settimana di eventi e lo scorso anno ha registrato 100.000 presenze».
Non è che poi ci direte che però i soldi non ci sono?
Scuote la testa: «Bisogna che questa città si svegli e la smetta di pensare al Comune come a un bancomat. Il Comune sempre di più si deve caratterizzare come gateway, come promotore. E sempre meno come contribuente diretto. Se si crea un progetto attorno al remo, si devono trovare le risorse dei privati. Abbiamo una città di mare dove ci sono importanti realtà portuali: penso alla stessa Authority, a soggetti della cantieristica. Se non si trovano risorse per quello che è l'emblema del mare, è un paradosso…».
È un appello al mondo del porto?
«Sì. Ma non sto dicendo: "il Palio è questo, dateci i soldi". Sto dicendo che si deve creare un progetto credibile per gli sponsor che possono investire». Qualche secondo di silenzio: «Il problema, lo dico in modo un po' provocatorio, è che Livorno a volte tende a guardarsi troppo l'ombelico e a pensare di essere il centro del mondo, senza confrontarsi con l'esterno. Invece biosogna andare oltre. Comunque il progetto per il remo c’è: appena si concluderà la stagione, e dopo un anno di esperienza, ci metteremo speditamente a fare il modo che nel 2016 si possa fare una cosa diversa. Così come invece faremo da subito con Effetto Venezia…».
Che durerà solo cinque giorni, dal 29 luglio al 2 agosto: si offende se lo chiamo “mini Effetto Venezia”?
«Non è che mi offendo. Sarà anche un Effetto Venezia più piccolo, "Effetto bonsai", ma molto più interessante e bello, dimensionato rispetto alle risorse. E comunque non è vero che si è sempre fatto di 9-10 giorni: quando è nato, trent'anni fa, si faceva di 3-4».
Torniamo indietro di trent'anni?
«Guardi, le cose cambiano. Se cambiare volesse dire mantenere sempre tutto com'è, sarebbe un problema».
Ora sta facendo il filosofo
Sorride: «Il risultato di Effetto Venezia non può essere misurato in base a quanti giorni dura. Questa è una variabile. In molti hanno richiamato le dichiarazioni del sindaco su una "Estate in Venezia": non significava che Effetto Venezia sarebbe durato tutta l'estate, ma che la Venezia sarebbe diventata il centro di iniziative che si spalmano su un periodo più lungo. Questa idea è ancora viva, ma si costruisce in fieri. Io sono particolarmente orgoglioso di questa edizione e spero che i fatti mi daranno ragione: avremo novità importanti, a qualcuno non piaceranno e ad altri piaceranno molto».
Quali sono le novità principali?
«La prima è che abbiamo cambiato la natura mercatale: in via sperimentale saranno valorizzati soprattutto artigiani e operatori dell'ingegno. Abbiamo dato mandato alla Pro Loco di gestire e selezionare le attività, non perché abbiamo qualcosa contro gli altri commercianti, ma perché vogliamo caratterizzare di più la festa e attrarre visitatori da fuori. Poi ci saranno servizi navetta da alcuni punti della città (parcheggi di scambio, stazione…). Quindi il tema, "Livorno terra dei diritti", che segna il ritorno di Effetto Venezia a filoni più tematici. Negli ultimi anni era diventato un po' un calderone dove c'era di tutto, del resto per riempire nove giorni… Vorrei far presente che se si vuole organizzare una festa bella, di qualità, che dura dieci giorni serve un budget importante: Effetto Venezia negli ultimi anni è stato fatto con circa 300.000 euro, chi organizza eventi sa che non sono molti».
E quest'anno?
«Il budget ammonta a circa 240.000-250.000 euro. È quello che negli ultimi anni ha gravato meno sulle casse comunali».
Ma è anche il più breve
«È la spettacolazione che è molto diversa. Intanto il programma lo abbiamo creato inhouse, ascoltando tutte le proposte. Ci sarà un evento internazionale, “Luminarium”, in unica data italiana: la struttura, di mille metri, sarà allestita sul prato della Fortezza. Prima di arrivare a Livorno farà tappa a Londra, dopo a Ginevra (questo evento ha attirato uno sponsor come Azimut Benetti). Poi ci saranno artisti livornesi di livello molto alto: emblematico il caso di Modo Antiquo e Federico Maria Sardelli, che aveva partecipato alla prima edizione e che parteciperà alla trentesima. Mi piace che questo sia il simbolo dell'Effetto Venezia 2.0. Anche qui l'idea è di creare un brand. Perché quando i dati ci dicono che la festa più importante di Livorno è frequentata all'80% da livornesi, sul piano del marketing e dell'economia qualcosa non va e bisogna fare di più».
Ha parlato di ascolto, ma i commercianti cosa ne pensano? Vi siete confrontati?
«Ci siamo confrontati, ho spiegato i motivi di questa scelta». Apre una parentesi: «Guardi, in generale questa è una città estremamente conservatrice che non ama il cambiamento. Credo che uno dei compiti di questa amministrazione sia proprio contribuire a far cambiare mentalità ai livornesi, partendo ad esempio dal turismo».
L’obiettivo per il futuro qual è?
«In quattro anni vorremmo fare di Effetto Venezia una delle feste estive più importanti in Italia. L'idea per il prossimo anno è intanto di mettere in piedi tre grandi appuntamenti nel corso dell'estate: Effetto Venezia, il pacchetto delle gare remiere e un grande festival del cacciucco (collegandolo alla cultura del Mediterraneo). È un altro brand importante, di cui la città parla molto ma che non è mai riuscita a valorizzare. Proviamoci».
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