Il Tirreno

Livorno

Barista morto in ospedale, i medici indagati sono 23

Barista morto in ospedale, i medici indagati sono 23

Livorno, si tratta di tutti quelli che hanno operato nel corso del tempo Andre De Giulli, 46 anni, sabato 28 il conferimento dell’incarico per effettuare l’autopsia

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LIVORNO. Sono 23 i medici iscritti nel registro degli indagati con l’accusa di omicidio colposo in concorso per la morte di Andrea De Giulli, l’ex barista di 46 anni scomparso nella tarda serata di martedì 23 giugno a causa di una emorragia all’arteria femorale dopo aver avuto un malore mentre era nella sua casa in via Giordano Bruno. La polizia su disposizione del pubblico ministero Gianfranco Petralia, giovedì sera ha concluso la lunga operazione di notifica degli avvisi di garanzia alle persone coinvolte in vista del conferimento dell’incarico per l’incarico autoptico, previsto per sabato 27. A condurre l’autopsia sarà il medico legale David Forni, mentre buona parte dei medici indagati hanno già nominato come consulente di parte di dottor Luigi Papi.

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A far scattare l'inchiesta l'esposto presentato nella tarda mattinata di mercoledì dal fratello della vittima, Massimo De Giulli. Nelle successive 48 ore carabinieri e polizia hanno acquisito le cartelle cliniche della vittima per ricostruirne il percorso ospedaliero. Da questa indagine è emerso che il quarantaseienne oltre all’ultimo intervento al quale era stato sottoposto ai primi di giugno, nel recente passato aveva subito altre due operazione di angioplastica, sempre all’arteria femorale.

La scelta degli inquirenti è stata quella di iscrivere nel registro degli indagati tutti i professionisti che hanno avuto a che fare con il paziente. «L’iscrizione nel registro degli indagati - ripetono dalla Procura - è un atto dovuto e una garanzia per gli stessi indagati». Anche perché il quarantaseienne aveva - come confermano gli stessi familiari - «diversi problemi di salute coi quali combatteva da tempo». De Giulli era stato ricoverato i primi di giugno, operato, dimesso e poi di nuovo portato in ospedale e sottoposto a un nuovo intervento, circa due settimane fa. Si dovrà dunque valutare se vi sia, oppure no, un nesso causale tra l’operazione per la patologia emorragica all'arteria femorale al quale era stato sottoposto, le dimissioni, avvenute alle 14 di martedì, e il decesso di sei ore e mezzo più tardi.

L’unica cosa certa, ad oggi, è che dopo la crisi, a nulla sia servita la corsa per trasportarlo - intorno alle 20,30 - dalla casa al pronto soccorso. «L’ambulanza - spiega il fratello - è arrivata dopo mezz’ora e senza il medico a bordo». Altro aspetto che andrà chiarito. Dall'Asl 6 nessuna dichiarazione ufficiale. Ma chi ha seguito il percorso clinico dell'uomo parla di «un caso molto complicato», viste le diverse patologie. Il nodo dell'inchiesta è però un altro: Andrea De Giulli poteva essere salvato? E soprattutto: è stato fatto il possibile? L’autopsia dovrebbe riuscire a chiarire i primi dubbi e magari fare chiarezza sul ruolo di tutti quei medici che negli anni lo hanno curato e che ora sono nei guai.

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di Redazione web