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Call center, l’ansia dei 175 che rimarrano esclusi
LIVORNO. «Eccola qui, dopo 10 anni di lavoro e 24 giorni di presidio questa porta si è chiusa. Oggi abbiamo ufficialmente sgomberato la struttura con una promessa in tasca: che metà dei lavoratori...
LIVORNO. «Eccola qui, dopo 10 anni di lavoro e 24 giorni di presidio questa porta si è chiusa. Oggi abbiamo ufficialmente sgomberato la struttura con una promessa in tasca: che metà dei lavoratori rientreranno da quella porta con un nuovo contratto di lavoro. Per chi non dovesse varcare quella porta, si cercherà comunque una soluzione con l'aiuto delle istituzioni. Speriamo che gli impegni presi dal nuovo imprenditore siano seri e duraturi e che il call center di Guasticce riesca a tornare a impegnare tutti i 341 ex lavoratori People care». È con queste parole che ieri mattina i lavoratori licenziati del call center (quasi tutte donne) hanno stoppato l’occupazione della struttura. Prima di uscire hanno fatto anche le pulizie: «L’avevamo detto che l’avremmo riconsegnata meglio di come l’abbiamo trovata».
Mercoledì notte, dopo il tavolo al ministero, i 341 lavoratori si sono riuniti in assemblea: soddisfazione mista a grande paura, perché per ora Comdata riassumerà solo la metà di loro (circa 175). «La notizia dell’interessamento di Comdata – dicono all’indomani dalla Rsu – è positiva, ma è ovvio che c’è preoccupazione, paura, perché un lavoratore su due per ora restererà fuori». L’ansia è dettata anche dalla necessità di conoscere i criteri di selezione del personale. «Il sindacato – ripetono dalla Rsu – ha detto che avrebbe preferito seguire dei criteri, l’azienda è stata categorica nel dire che vuole fare colloqui, insomma che vuole scegliere».
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